Con il decreto emanato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella serata di ieri e con le misure volte a contenere l’epidemia da Covid-19 diffusasi negli ultimi venti giorni nella penisola italiana con un bilancio purtroppo preoccupante, vengono in un certo senso estese aree e periodi di alcune restrizioni già in atto nel nord del paese. Chiusi Atenei, scuole, cinema teatri e centri di aggregazione. Per ultimo anche lo sport in generale e il calcio in particolare ha dovuto dare la precedenza alla salute pubblica; è stato sospeso infatti il campionato italiano di calcio fino al tre Aprile in attesa dello svolgersi degli eventi. Anche la serie LND ha emesso un comunicato che si associa alla sospensione di tutti i nove gironi. Anche se a dire il vero già domenica scorsa la Lega Nazionale Dilettanti aveva osservato un turno di stop, con il Taranto che avrebbe dovuto giocare contro la Gelbison a porte chiuse per i fatti di Santa Maria Capua Vetere. Questa situazione di sospensione del campionato rappresenta una novità assoluta per il Taranto. Unica eccezione di partite non disputate riguarda quella dei due conflitti bellici. Persino nel 1973 allorquando scoppiò in agosto l’epidemia del colera i rossoblu scesero regolarmente in campo. Stesso discorso per il terremoto del 1980; i campionati non furono fermati e il Taranto giocò regolarmente. Altri motivi di rinvio furono legati al “caso” Raciti e Gabriele Sandri.
Ci sono un paio di aspetti sui quali vorrei soffermarmi. Il primo riguarda l’aspetto tecnico e sportivo. La situazione che stiamo vivendo non è facile ed il mio e il nostro intento vuole essere quello di concentrarmi per un poco sullo sport, lasciando svolgere e ringraziando tutti i medici e scienziati che in queste ore lavorano alacremente. Il Taranto non segna in campionato dalla partita vinta meritatamente a Sorrento, sono trascorsi quasi quattrocento minuti. Seppur non disputando una grande prestazione quello che è mancato a volte è stato l’ultimo passaggio. Bisogna considerare anche le tre occasioni nitide avute con Van Ransbeck, Oggiano e Genchi. Altro aspetto che balza agli occhi è l’utilizzo nel finale di otto under. Non sono un tecnico e me ne guardo bene dal criticare le scelte di mister Panarelli ma penso che si doveva scegliere tra una formazione ricca di giovani dall’inizio oppure non inserirne troppi nei minuti finali, quando dal ’70 il Taranto è calato e ha rischiato addirittura di perdere. Ora bisognerà davvero decidere cosa fare da qui al termine del campionato, in primis a livello tecnico. C’è da condurre una barca in porto, non sarà quello della serie C ma comunque deve essere un porto sicuro e il più dignitoso possibile per rispetto verso tutto l’ambiente. Sul come farlo dovranno essere i tecnici a deciderlo. Personalmente resto dell’idea che nel calcio e nella vita si debba vivere di obiettivi. Gli stimoli bisogna andare a cercarseli e questi stimoli in questo momento si chiamano play-off. Sappiamo che sono una magrissima consolazione ma ci possono e devono servire per tenere attaccata la spina fino a Maggio. Altro obiettivo è la valorizzazione dei giovani. Un encomio va fatto alla società e al Direttore Borsci e a tutti i ragazzi per i risultati raggiunti. Sono l’esempio che in sordina, senza volare troppo con la fantasia e con professionalità si possono raggiungere i risultati. La strada è stata tracciata, ora tocca continuare a perseguirla con perseveranza, sperando che tessuto imprenditoriale e sociale non abbandonino questi ragazzi. L’aspetto positivo di questa stagione sono proprio loro, oltre al rifacimento del campo B dopo oltre trent’anni.
Altro aspetto che vorrei porre all’attenzione di tutti è la possibilità che ha il Taranto, il tifoso tarantino e l’ambiente tutto di ricompattarsi. É innegabile come da qualche mese a questa parte un altro contagio è stato precursore del corona virus. Mi riferisco a quello del disinteresse e della disaffezione unito a tratti di masochismo, della voglia di distruggere piuttosto che di ripartire. La disaffezione può nascere dai risultati negativi, anzi sicuramente proviene da quella, stesso discorso per la diserzione, legittima per chi pagando un biglietto o abbonamento non è contento dello spettacolo che vede. Ma alcuni episodi che sono accaduti quest’ano e ahimè non solo quest’anno non sono tollerabili per una tifoseria e una città splendida come la nostra. La lezione che possiamo trarre e fare nostra da questo periodo di “quarantena” dal calcio è quella che nella vita tutti possono commettere errori più o meno gravi, anche nello sport. Ma proprio lo sport, il calcio ci insegnano che stando uniti si può ritrovare un’identità. Mi riferisco proprio al Taranto, alla società chiamata a fare chiarezza sul futuro. Si apra un dialogo costruttivo e produttivo con i tifosi per ricucire lo strappo, perché senza di essi, come stiamo provando in questi giorni non c’è sfera che rotoli su un manto erboso. Se ci sono delle alternative solide, che vengano prese in considerazione comunicandole con trasparenza. Sarebbe bello anche, sempre nel tentativo di riavvicinare i tifosi, abbassare sensibilmente i prezzi dei tagliandi. Allo stesso modo i tifosi devono tornare a essere tali e non solo dispensatori di parole di odio dietro delle tastiere. I presidenti, gli allenatori, i calciatori non sono una scelta del tifoso. La scelta del tifoso è quella di sostenere due colori. Anche la stampa può e deve fare la sua parte, ad esempio accertando prima la veridicità di certe notizie. Se le nuove disposizioni di sicurezza ci vietano anche gli abbracci, allora stiamo uniti toccandoci i gomiti e continuando a dire : Forza Taranto!
Andrea Loiacono













