Il successo del Red Bull 64 Bars a Paolo VI ha lasciato un messaggio che va oltre la musica e lo spettacolo. Per Confartigianato, infatti, l’evento rappresenta un esempio concreto di come un grande appuntamento possa portare migliaia di persone in una zona della città diversa dai tradizionali luoghi di aggregazione, generando movimento, consumi e nuove opportunità per le attività economiche.
Il punto, secondo l’associazione, è fare in modo che tutto questo diventi sempre più normale. Non organizzare semplicemente eventi «per le periferie», ma pensare agli appuntamenti di Taranto come eventi appartenenti all’intera città, indipendentemente dal quartiere nel quale vengono ospitati.
Un evento che produce economia
«È stato un grande successo e va riconosciuto il lavoro fatto per portare e organizzare a Taranto un appuntamento di questa portata», afferma Ettore Nacci, del Coordinamento provinciale di Confartigianato Ristorazione.
Per chi lavora nel settore della ristorazione, spiega Nacci, il valore di una manifestazione non si misura soltanto sulla partecipazione davanti al palco.
«Un grande evento non finisce sul palco», sottolinea.
Dietro la presenza di migliaia di persone ci sono infatti tavoli occupati, personale impegnato, forniture, consumi e attività commerciali che lavorano. L’effetto economico non riguarda soltanto ristoranti, bar e locali, ma può estendersi al commercio, ai servizi, ai trasporti e a una serie di altre attività collegate alla presenza di pubblico.
«C’è economia reale», ribadisce Nacci.
Paolo VI come parte della stessa città
Ma secondo Confartigianato la questione non riguarda soltanto l’aspetto economico.
Un grande evento ha anche la capacità di modificare le abitudini delle persone, portandole a conoscere e vivere zone della città che normalmente frequentano meno.
«Un grande appuntamento porta persone a vivere parti diverse della stessa città. Ed è anche così che si accorciano le distanze dentro Taranto», evidenzia Nacci.
Il successo di Paolo VI diventa così l’occasione per aprire una riflessione più ampia sulla programmazione degli eventi cittadini e sulla necessità di superare una distinzione netta tra centro e periferie.
«Paolo VI merita la stessa attenzione perché è Taranto»
Il presidente di Confartigianato Taranto, Giovanni Palmisano, pone la questione in termini ancora più diretti.
«Paolo VI non merita attenzione perché è periferia. Merita la stessa attenzione perché è Taranto», afferma.
È questo, secondo Palmisano, il principio dal quale partire: non devono esistere da una parte gli eventi della città e dall’altra quelli pensati per essere portati nelle periferie.
«Gli eventi di Taranto devono essere gli eventi di tutta Taranto», sostiene.
Un’impostazione che non significa necessariamente distribuire matematicamente gli appuntamenti tra tutti i quartieri. La scelta della location deve infatti tenere conto di spazi disponibili, collegamenti, servizi, sicurezza e caratteristiche organizzative.
L’obiettivo è però che la città venga considerata nel suo insieme già nella fase di programmazione.
Non conta soltanto quanti eventi, ma quali eventi
La riflessione di Confartigianato riguarda anche la programmazione delle iniziative natalizie, tema sul quale l’associazione sostiene da tempo la necessità di un confronto con le categorie economiche.
Non si tratta, secondo Palmisano, di contare semplicemente quanti appuntamenti vengono organizzati in un quartiere e quanti in un altro.
A fare la differenza sono anche la qualità degli eventi, la capacità di attrarre pubblico e il movimento economico che riescono a generare.
Un grande appuntamento può infatti produrre ricadute differenti rispetto a una manifestazione di dimensioni più contenute, proprio per il numero di persone che riesce a coinvolgere e per la durata dell’impatto sulle attività del territorio.
Lo sguardo rivolto al prossimo Natale
Confartigianato propone quindi di trasformare questo principio in un vero metodo di programmazione già a partire dal prossimo Natale.
La richiesta rivolta all’Amministrazione comunale è quella di convocare con adeguato anticipo le associazioni di categoria e aprire un confronto sulla programmazione degli eventi.
Un dialogo preventivo, secondo l’organizzazione, consentirebbe alle imprese di programmare per tempo personale, forniture e servizi, aumentando la possibilità di cogliere le opportunità economiche legate alle manifestazioni.
L’obiettivo è costruire un Natale pensato per tutta Taranto, nel quale la qualità della programmazione riguardi la città nel suo complesso.
Dal Red Bull a un nuovo metodo
Il Red Bull 64 Bars viene dunque indicato da Confartigianato come un’esperienza dalla quale partire.
«La scelta fatta con il Red Bull dimostra che l’Amministrazione comunale ha intrapreso una strada che va nella direzione giusta», afferma Palmisano.
La richiesta, ora, è di proseguire lungo quella strada e trasformare l’esperienza in un metodo stabile di programmazione.
La prospettiva indicata dall’associazione è quella di una città nella quale non faccia più notizia vedere migliaia di persone partecipare a un grande evento a Paolo VI, così come in qualsiasi altra zona di Taranto.
«Essere periferia non può significare essere periferici»
È questo il passaggio conclusivo del ragionamento di Confartigianato.
«La città è la stessa per chi la vive e per chi ci lavora, qualunque sia il quartiere», sottolinea Palmisano.
Una frase che sintetizza l’intera posizione dell’associazione: il quartiere nel quale si svolge un evento non dovrebbe determinarne il valore o la percezione, così come l’appartenenza a una zona periferica non dovrebbe tradursi in una minore centralità nelle strategie cittadine.
«Non chiediamo eventi “per le periferie”. Chiediamo gli eventi di Taranto in tutta Taranto».
Una sola città, dunque, nella quale gli eventi possono diventare non soltanto occasioni di spettacolo e socialità, ma anche strumenti di mobilità urbana, sviluppo economico e conoscenza reciproca tra i diversi quartieri.
Taranto è una.















