Ci avete inviato una marea di messaggi tra mail, SMS, WhatsApp, Messenger, Instagram, Telegram, per dissentire sulla realizzazione del nuovo logo. La reazione popolare alla presentazione del nuovo sito, del nuovo addetto stampa e di conseguenza del nuovo “marchio”, è straripata in una protesta di proporzioni enormi. Difficile rispondervi uno ad uno, ci abbiamo provato, ma lo abbiamo fatto e se qualcuno non ha ricevuto risposta, ce ne dispiace, ma non è stata cosa voluta.
Il logo può non piacere nella stragrande maggioranza, o piacere ad un numero esiguo di persone e non stiamo qui a dire se lo gradiamo o meno, perché francamente il nostro parere non credo conti molto. Certamente quello che più ha ferito la quasi totalità di voi, a prescindere dall’estetica, è stata la volontà della tifoseria non rispettata, per aver scelto il precedente marchio attraverso un sondaggio aperto a tutti. E pensate che anche all’epoca di quella sorta di concorso, ci fu chi ebbe da ridire sulla regolarità della competizione.
Questo solo per dire che le polemiche non sono mai mancate e mai mancheranno. Francamente però il problema reale non è rappresentato dal logo, ma dal braccio di ferro che potrebbe esserci tra la società che vede in Massimo Giove il socio di maggioranza e l’APS Taras a.C. 706, socio di minoranza. Lo statuto a quanto sembra, da all’ex Fondazione dei diritti e per questo potrebbe farli valere da un punto di vista legale. Dall’altra parte, la dirigenza attuale, prima di fare questo passo, ha vagliato questa possibilità e quindi il rischio che un eventuale scontro possa trasferirsi in tribunale c’è e ci auguriamo che non accada tutto ciò.
Quello che non vogliamo è proprio che alle tante problematiche che l’ambiente ha già, se ne aggiungano ulteriori. Semplicemente perché iniziare la nuova stagione con una nuova guerra, non è di buon auspicio per il futuro calcistico e non, dei nostri colori. Non entriamo nella questione, il nostro invito è al dialogo e ad una stretta di mano, senza prendere posizione alcuna, perché non riteniamo sia il caso.
Di certo l’emergenza legata alla pandemia, ha mutato le logiche di marketing e del mercato. Di questo bisogna tenerne conto e il cambio di un brand è ormai una costante in tutto il mondo dello sport e non solo del calcio, proprio per ampliare la fetta di introiti che giungono in una società dal merchandising. Aspetto di non poco conto, visto che gli impianti di gioco nella prossima stagione saranno chiusi per lungo tempo e non ci sarà probabilmente campagna abbonamenti.
Infine per concludere, negli scorsi giorni la nostra testata ha ricevuto attacchi pesanti, anche da parte di diversi colleghi. Da un certo punto di vista anche se la cosa non ci sorprende, ne siamo lusingati, perché non riteniamo di meritare tanta attenzione. In fondo se non siamo di gradimento, non comprendiamo perché si deve essere ossessionati dal doverci leggere per forza. Di certo non replicheremo, ne risponderemo per vari motivi, anche se ci saranno ulteriori episodi di questo tipo.
Sono insinuazioni gratuite che non meritano considerazione e inoltre non crediamo che all’ambiente sia necessaria un’altra guerra, anche perché a chi legge interesserebbe poco. Non è nostra usanza usare il nostro giornale per attaccare qualcuno celandoci dietro il diritto di critica. Staremo sempre lontani dal pettegolezzo, non venendo meno alla nostra missione che è quella di informare.
Maurizio Mazzarella













