Il Taranto si lascia alle spalle quanto fatto di buono contro Grumentum e Sorrento, cadendo nuovamente tra le mura amiche, questa volta nel sentito derby contro il Foggia, giocato in uno Iacovone praticamente vuoto, senza il tifo organizzato di nessuna delle due tifoserie.
La partita è molto dura, spigolosa e a tratti cattiva. Caratterizzata per praticamente tutta la sua durata da falli e perdite di tempo, il tempo effettivo di gioco è davvero poco, quanto basta, però, per permettere al Foggia di fare goal e di arroccarsi nella propria metà campo difendendo a denti strettissimi il risultato. C’è comunque da dire che i rossoblu devono ringraziare Sposito per almeno un paio di interventi miracolosi che tengono in vita il risultato. Al contrario, non sono certo da applaudire gli attaccanti, che nell’arco dei 90 minuti, collezionano tra le 3 e le 4 palle goal, davvero poche per una squadra dal potenziale offensivo così forte, seppur indebolito nettamente dopo l’ambiguo e ancora incompreso mercato di riparazione.
Certo è che, arrivati a questo punto della stagione, si possono iniziare a tirare le somme dicendo che i problemi del Taranto non erano assolutamente i vari D’Agostino e Favetta, ma una squadra che scende in campo senza motivazioni, con poca grinta e voglia di combattere. Quelli che ci provano sempre si contano davvero sul palmo di una mano e sono i soliti Ferrara, Stefano Manzo e Oggiano che dalla panchina entra pimpante e voglioso di far bene.
Il resto della squadra è impassibile, si ripetono gli stessi errori difensivi di sempre e la prestazione di Sorrento diventa praticamente fine a sè stessa, considerata la nullità di quei tre punti. Con questa sconfitta si mette ancora più fine alle speranze di quei pochi sognatori che, imperterriti, continuavano ancora a credere nel miracolo, ma con questa squadra, a quanto pare, nemmeno quello potrebbe servire per riuscire ad ottenere qualche soddisfazione.
Simone Pulpito













