Contro il Brindisi il Taranto non è piaciuto, ma siamo di fronte ancora ad un cantiere aperto. Tatticamente Ragno sta impostando i suoi uomini su un 4-4-2 lineare, con i due esterni di centrocampo atti a supportare le due punte, puntando sulla forza dei centrocampisti, senza i laterali di difesa alti, ma ben saldi sulla linea difensiva. Cosa però non ha funzionato contro la squadra di Olivieri? Sono diversi gli aspetti da analizzare e valutare. Iniziare un campionato di Serie D contro una matricola, paradossalmente è più difficile di incontrare una delle favorite del torneo. Il motivo è semplice. Intanto c’è l’entusiasmo della vittoria del torneo precedente e nel caso del Brindisi c’è la conferma dello stesso gruppo e dello stesso tecnico, con in più alcuni innesti atti a migliorare la qualità dell’organico.
Facendo un raffronto con lo scorso inizio di campionato, anche incontrare il Bitonto tra le mura dello Iacovone, non consentì alla squadra allenata allora da Panarelli di trovare la via della vittoria. E fondamentalmente se dobbiamo dirla tutta, la gara stava anche in questo caso terminando in parità, se non fosse stato per una imbarazzante dormita del reparto difensivo ionico oltre i novanta minuti di gioco. Il Taranto ha cambiato allenatore ed ha cambiato buona parte dell’organico rispetto al campionato passato. Se vediamo la formazione che è scesa in campo dal primo minuto, i reduci del passato torneo erano solo Ferrara, Oggiano e Favetta.
Questa certamente non è una giustificazione, ma vuol semplicemente rimarcare che per compattare il gruppo sia da un punto di vista mentale, che da un punto di vista tattico, un allenatore come Nicola Ragno, che lavoro in modo certosino, necessita ancora di un po’ di tempo. La preparazione è stata pesante ed attendersi una squadra fluida e brillante alla prima giornata, è un discorso alquanto utopistico. Certamente il trainer di Molfetta ha ancora molto da lavorare e sotto tutti gli aspetti. A prescindere se giungerà l’esterno over richiesto, in questo preciso momento è con gli attuali calciatori che bisogna lavorare e trovare la quadratura del cerchio.

La difesa, stando a ciò che si è visto non solo contro il Brindisi, ma anche nelle gare contro Team Altamura e Fasano, è il reparto che più necessita di lavoro. L’intesa tra i singoli è ancora latente, tra portiere e centrali non sembra esserci la giusta sintonia e spesso il pallone in fase di impostazione sembra scottare. Si è parlato di troppi lanci, ma questo è un particolare di poco conto, fino a quando un elemento come Matute, che ad oggi sembra il calciatore di maggiore spessore, prenderà il centrocampo e la squadra per mano completamente. È piaciuto Marino, che però è ancora troppo giovane per prendersi determinate responsabilità. Per quanto riguardo l’attacco, tra Favetta e Genchi non sembra esserci ancora la giusta sintonia. Poco il dialogo, poca l’incisività, anche se valutando nello specifico, prima del vantaggio brindisino, è stato il Taranto ad andare più vicino alla rete.
Ci sono diverse soluzioni su cui lavorare. Intanto capire come D’Agostino può davvero essere incisivo ed utile a questa squadra. Nel secondo tempo Ragno l’ha inserito al posto di Oggiano come esterno. Il Taranto ha creato di più, perché l’offensività è nelle corde del fantasista genovese, ma nell’affondo e nel cambio di passo non è sembrato in una posizione ottimale. Per questo le soluzioni da adottare potrebbero essere due. La prima come seconda punta nel 4-4-2 al fianco della prima punta. Genchi ne gioverebbe di più perché D’Agostino aprirebbe più spazi ed inoltre potrebbe essere meglio sfruttata la sua qualità realizzativa. La seconda è come trequartista dietro le due punte in un ipotetico 3-4-1-2. Ragno probabilmente preferisce giocare con i 5 centrocampisti in linea, ma con un calciatore come il buon Stefano, avanzarlo di qualche metro sarebbe opportuno fare almeno un tentativo.
È importante l’ambiente che circonda il Taranto. I tifosi hanno fatto il massimo. Il numero di abbonamenti conferma quanto il popolo rossoblu creda in questa società ed in questa squadra, nonostante le inopportune e strumentali critiche che spesso giungono. Non entriamo nel merito delle polemiche di questi giorni, perché non conosciamo nello specifico i fatti. L’invito a coloro che amano il Taranto, è quello di fare sempre un passo indietro, mettere da parte i rancori personali per il bene di una comunità. Questo non significa evitare la critica, perché è sacrosanta, ma semplicemente di far prevalere il buon senso perché guerre e polemiche non hanno mai portato nulla di buono. Ed ora si cerchi il riscatto a Casarano!
Maurizio Mazzarella