di Matteo Di Castri
Il presidente del Taranto, Sebastiano Ladisa, ha fatto il punto sulla situazione della squadra e sui programmi della società intervenendo nel post-gara durante la trasmissione di BluNote “A tempo scaduto”. Diversi i temi affrontati dal massimo dirigente rossoblù: dalla prestazione della squadra alle scelte arbitrali, fino alla proposta di partenariato pubblico-privato e alle ambizioni della famiglia Ladisa per il futuro del club.
La partita e l’amalgama da trovare
Ladisa ha analizzato la prestazione del Taranto, sottolineando come i numerosi cambiamenti nella formazione abbiano inevitabilmente inciso sull’intesa tra i giocatori.
«Avendo cambiato tanti giocatori, oggi era normale che mancasse un po’ di amalgama e affiatamento. Siamo tanti ed è giusto dare spazio a tutti, in quello che per noi è un torneo differente dal campionato. Questi ragazzini che trovano poco spazio in campionato devono sudarselo», ha dichiarato il presidente rossoblù.
Una scelta legata, dunque, alla necessità di concedere opportunità a chi trova meno spazio in campionato, mantenendo alta la competizione interna al gruppo.
Le critiche all’arbitraggio
Sulla gara, il giudizio del presidente del Taranto è stato complessivamente sufficiente, pur con alcune riserve legate alle condizioni ambientali e alla direzione arbitrale.
«Oggi abbiamo fatto una prova sufficiente, siamo stati condizionati dal vento e da un arbitro insufficiente nelle sue scelte, sia sulle due espulsioni sia nella conduzione generale della gara», ha affermato Ladisa.
Parole che evidenziano il disappunto della società per alcune decisioni del direttore di gara, considerate determinanti nell’economia della partita.
Il partenariato pubblico-privato: dalla proposta sullo Iacovone al progetto Salinella
Ampio spazio è stato dedicato alla questione del partenariato pubblico-privato, un progetto che, nelle intenzioni della famiglia Ladisa, avrebbe dovuto interessare inizialmente lo stadio Iacovone, per poi estendersi al quartiere Salinella.
«L’idea del partenariato parte da lontano, l’ultima proposta è stata responsabilità mia. Il partenariato pubblico-privato è un investimento in cui una parte pubblica e una privata investono in un progetto», ha spiegato il presidente.
Ladisa ha quindi chiarito che la proposta presentata non è stata accettata dall’amministrazione comunale. Secondo il dirigente rossoblù, un eventuale percorso verso una gara pubblica avrebbe potuto consentire anche ad altri soggetti di presentare le proprie proposte.
«Ad oggi non è stata accettata la nostra idea, per cui, se il Comune avesse ritenuto corretto accettare il progetto, alla gara pubblica avrebbero partecipato tante persone», ha dichiarato.
Il presidente ha poi illustrato le motivazioni che hanno portato ad ampliare il perimetro dell’intervento, includendo anche il quartiere Salinella.
«Sapendo che Taranto è l’ultima in graduatoria, la famiglia Ladisa ha ideato l’opportunità per un progetto complessivo che inizialmente prevedeva solo lo Iacovone. Successivamente si è pensato di estendere l’investimento nel quartiere Salinella, dove mancano dei servizi produttivi, e l’abbiamo inserito in un progetto più ampio, senza mettere davanti il business», ha aggiunto.
Un’impostazione che, nelle parole del presidente, avrebbe puntato a un intervento più articolato, capace di andare oltre la sola struttura sportiva.
Il rapporto economico tra Comune e Taranto
Nel suo intervento, Ladisa ha affrontato anche il tema delle risorse pubbliche e dei costi connessi all’utilizzo dello stadio, richiamando i canoni previsti per le diverse categorie calcistiche.
«Le risorse del Comune parlano di un canone che il Taranto avrebbe dovuto pagare per i campionati di Serie D, C e B e sono soldi che il Comune non avrebbe pagato. Il Taranto paga un canone al Comune che, a sua volta, viene rigirato al Taranto», ha sostenuto il presidente.
Si tratta della ricostruzione fornita dal dirigente rossoblù nell’ambito del confronto sul progetto di partenariato e sui rapporti economici tra l’ente pubblico e la società sportiva.
L’ipotesi di una cessione della società
Nel corso della trasmissione è stato affrontato anche il tema di una possibile cessione del Taranto. Ladisa ha risposto con una dichiarazione che lascia intendere la volontà della famiglia di valutare con attenzione il futuro del club.
«Se dovessimo vendere la società, lasciamo tutto questo nelle mani di terzi», ha affermato, facendo riferimento alle prospettive legate alla gestione e al progetto costruito intorno alla società rossoblù.
Il progetto sportivo e le ambizioni della famiglia Ladisa
In conclusione, il presidente ha ribadito le ambizioni sportive della proprietà, indicando come obiettivo quello di portare il Taranto al livello più alto possibile.
«Per la mia famiglia è l’ultima esperienza nel calcio e vogliamo arrivare al livello più alto. Noi non abbiamo problemi economici, facciamo la squadra cercando di sbagliare il meno possibile e facendo il bene del Taranto», ha dichiarato Ladisa.
Parole che delineano la linea della proprietà: costruire una squadra competitiva, concedere spazio a tutti gli elementi della rosa e lavorare per una crescita sportiva che possa riportare il Taranto verso traguardi ambiziosi.
Il presidente ha così ribadito la volontà della famiglia di proseguire il proprio percorso alla guida del club, con l’obiettivo di raggiungere il massimo livello possibile e di individuare le soluzioni più adatte per il futuro della società e delle infrastrutture sportive.















