Si è superato abbondantemente ogni limite. Di decenza, correttezza ed anche in qualità di forma di protesta. Quella che molti ostentano come espressione civile, è divenuta macabra, tetra, assolutamente condannabile. Non stiamo qui a giudicare chi vuole disertare gli spalti, semplicemente perché chi paga il biglietto è libero anche di non acquistarlo, in quanto proprietario del suo denaro. Certamente, l’atto di tappezzare i muri della nostra città con manifesti funebri, che raffigurano il logo del Taranto Calcio, non solo è da condannare, ma addirittura prevarica il senso di appartenenza alla comunità ionica stessa.
Per questo motivo, la nostra testata, pur rispettando le linee editoriali altrui, non pubblicherà nulla a riguardo di tali oscenità, al fine di non concedere visibilità ad atti teppistici che dovrebbero unicamente essere denunciati agli organi competenti. Perdonateci, ma il nostro modo di fare informazione è differente. Ed anche se viene contestato, diffamato, vilipeso ed offeso dai soliti personaggi, proseguiremo col nostro metodo operativo e stilistico. Cercando di essere costruttivi e mai distruttivi. Cercando di essere corretti nei confronti di chi legge, ma anche di chi è protagonista dell’informazione stessa.
Reclamizzare scritte sui muri, stendardi, balconi, cartelli e fogli di carta non è un esercizio condivisibile, se non utile a stigmatizzare particolari circostanze, come l’esposizione di un recente, lungo striscione affisso sul sottopasso di Via Ancona. L’ultima istantanea da noi pubblicata che tale resterà. Comprendiamo la protesta ed il dissenso, ma imbattersi in improbabili cartelli funebri non è tollerabile. Come non sono tollerabili i manichini, le teste d’agnello e le violenze nei confronti dei calciatori.
E’ arrivato il momento di dire basta a tutto questo. Noi lo faremo e non offriremo alcuna divulgazione ad uno scempio che riteniamo sia ideato da qualche “gran burattinaio”, qualcuno che sta architettando una serie di carnevalate propedeutiche ad esasperare maggiormente l’atmosfera dell’ambiente. Un orchestratore che non può avere a cuore le sorti del capoluogo Bimare, nel momento in cui abusa in modo macabro dello stemma del calcio tarantino.
Continuiamo a condannare, senza se e senza ma, le violenze di ogni genere. Sono tanti gli appelli spesso esposti sulle nostre pagine, i quali non sono mai stati ascoltati. Prendiamo le distanze anche da coloro che operano in modo maldestro nel mondo della comunicazione. Quando non vengono rispettate le norme non solo deontologiche, ma del buon senso, non si può fare altrimenti. Quando vengono narrati fatti violenti in modo errato, significa diventare complici degli stessi fautori.
E non si scandalizzi qualcuno se si insiste nel rimproverare disfattisti ed odiatori seriali, perché nessuno si è fermato nel momento in cui era fortemente necessario farlo. Perché si continuano a minimizzare episodi che vanno pesantemente censurati. Chi vuole quindi perseverare nell’offrire visibilità a simili sciacalli che non desiderano affatto il bene del Taranto, lo faccia pure: noi non saremo più disponibili.
Attraverso i gesti vigliacchi si infanga la reputazione del popolo tarantino, il quale non merita di essere umiliato e valutato con ingiusto scetticismo al di fuori della propria terra d’origine.
Maurizio Mazzarella













