La Coppa Italia professionisti 1987/88 fu la 41^ edizione della manifestazione calcistica. Fu vinta dalla Sampdoria, in finale, contro il Torino.
Per questa manifestazione furono apportate delle modifiche al regolamento relative ai gironi eliminatori: vennero assegnati tre punti, per la vittoria anziché due ed in caso di pareggio era prevista l’esecuzione dei calci di rigori (senza la disputa dei tempi supplementari) con l’attribuzione di due punti alla squadra vincente ed uno alla perdente.
In quella edizione, la manifestazione, la prima fase iniziò il 23 agosto 1987, previde che le quarantotto squadre ammesse fossero suddivise in otto gironi, da sei partecipanti, che si sarebbero affrontate con un calendario “ad orologio”, tale da determinare nella quinta ed ultima giornata, che si disputò il 6 settembre, le due squadre promosse agli ottavi di finale.
Il Taranto del neo tecnico Antonio Pasinato e del presidente , ing. Vito Fasano, fu inserito nel “Girone n° 3”, in compagnia di Inter, Ascoli, Reggiana, Catania e Brescia.
Nella prima giornata, il 23 agosto, i rossoblu incrociarono l’Inter di Trapattoni, terzo nel campionato precedente (1986-87), alle spalle del Napoli (Campione d’Italia) e della Juventus (2^ e vice Campione d’Italia). Il pomeriggio di quella domenica di fine agosto, con il caldo imperante, fu atteso con grande trepidazione dal popolo rossoblu, tanto che lo stadio risultò essere, per l’occasione, gremito in ogni ordine di posto (oltre ventimila i presenti e record d’incasso) è già un paio d’ore prima, l’ordinata tifoseria, si assiepò nell’attesa di un evento storico (Era la prima volta che l’Inter affrontava i rossoblu, peraltro in una manifestazione ufficiale).
I rossoblu, dopo il ritiro estivo e alcune amichevoli, affrontarono i nerazzurri meneghini con la seguente formazione: Goletti, Pazzini, Picci, Donatelli, Serra, Tavarilli, Paolucci, Russo, De Vitis, Dalla Costa, Pernisco. Trapattoni, nell’occasione, oppose ai rossoblu: Zenga, Bergomi, Salvatore Nobile, Giuseppe Baresi, Calcaterra, Mandorlini, Fanna, Scifo, Altobelli, Matteoli, Ciocci. L’arbitro dell’incontro fu Fabio Baldas di Trieste.
Le due squadre, pur incomplete per l’assenza di numerosi titolari, non delusero ed offrirono uno spettacolo gradevolissimo nei novanta minuti, poi, nell’appendice dei calci di rigore, i rossoblu furono implacabili e precisi (con cinque realizzazioni su cinque battute) e la grande Inter fu costretta alla sconfitta e, ad incamerare un solo punto, quello spettante ai soccombenti ai rigori.
L’inizio fu di marca nerazzurra, con il gioco ben impostato da Scifo e Matteoli, ma fu il Taranto che passò in vantaggio, al 20° del primo tempo, con De Vitis, abile a spedire in rete un’invitante assist di Paolucci. Il Taranto continuò a macinare gioco spumeggiante e piacevole, mentre l’Inter rimase sorpresa dalla voglia e la grinta mostrata dai rossoblu.
All’intervallo, il punteggio che vide gli ionici in vantaggio, apparve meritato e fu di gradimento da parte della tifoseria, sia per il gioco espresso che per il risultato premiante.
Nella ripresa, l’Inter apparve decisa e Trapattoni mandò in campo Piraccini, l’uomo della Provvidenza, al posto di Nobile e, subito, il nuovo entrato, al 15° minuto, realizzò il goal dell 1 a 1, siglato con bravura nel ribadire, in rete, una precedente conclusione impegnativa, non bloccata da Goletti, e che finì tra i piedi dello stesso Piraccini.
Sull’onda dell’entusiasmo, ritrovato, l’Inter realizzò il raddoppio , al 23°, con Altobelli, che, entrando in area, di sinistro scoccò un tiro, tra palo e portiere, bordata che si infilò nella porta ionica, gesto utile a ribaltare il risultato, fissato sul 2 a 1 per i nerazzurri.
Il Taranto reagì perché non accettò di essere superato dagli avversari e i suoi sforzi furono premiati a dieci minuti dal termine.
Dalla Costa effettuò un tiro di punizione, da fuori area (circa 25 metri dalla porta interista) con battuta diretta che si infilò alla destra del portiere Zenga, quasi fermo per la precisa angolazione trovata a seguito di un’esecuzione che scatenò il tripudio degli spalti, tra urla di gioia e sventoli di bandiere e vessilli, accompagnate dal suono dei fischietti e trombe, in un dolce frastuono d’entusiasmo.
Nei minuti finali, quasi di passerella, le due squadre, timorose, pensarono bene di affidarsi alla lotteria dei calci di rigore e alle mani dei propri portieri (Goletti, abbastanza capace nella neutralizzazione e Zenga, definito, negli anni futuri “l’Uomo Ragno – lo Spider man, il super eroe – dei fumetti Marvel – abile tra i pali), tanto che, nell’inevitabile coda, gli ionici furono precisi, nonché implacabili, dagli undici metri grazie a Paolucci, Donatelli, Picci, Serra e Dalla Costa.
L’Inter , dopo l’esecuzione di Paolucci, collezionò l’errore di Giuseppe Baresi, decisivo per la vittoria dei rossoblu. Il match si concluse per 7 a 5 a favore dei rossoblu, l’Inter dagli undici metri realizzò con Fanna, Minaudo ed Altobelli e fu un trionfo memorabile, scolpito nella storia della massima espressione calcistica della Città Bimare, in quanto fu un altro successo conquistato da Davide ( il Taranto) e contro il Golia di turno (questa volta l’Inter trapattoniana).
Quel successo dette la speranza a tutto l’ambiente di poter compiere l’impresa della qualificazione agli ottavi, purtroppo dopo quell’indimenticabile pomeriggio (per gli archivi, concluso con una storica vittoria), arrivarono la pesante sconfitta di Brescia (0 a 4, senza alcuna possibile giustificazione), una sofferta, ma voluta, vittoria sull’Ascoli ( 1 a 0, con rete di De Vitis) e la sconfitta, nella giornata conclusiva, a Catania, per 1 a 0, risultato che condannò i rossoblu al 3° posto in classifica alle spalle dell’Inter e dell’Ascoli, team qualificati alla fase successiva, mentre i rossoblu si concentrarono sul campionato di serie B che li vide salvarsi alla penultima giornata di campionato, con il pareggio interno con il Padova e la retrocessione evitata per due punti, lasciando a Modena, Triestina ed Arezzo, la discesa in serie C.
Ancora una volta, in quella stagione, il Taranto, si dimostrò nel precampionato e nella Coppa Italia, di essere abbastanza competitivo, comunque formazione da non essere invischiata nella bagarre della lotta per la salvezza, poi, anche in quel torneo, una serie di risultati sfavorevoli ed altri aspetti collaterali, portò ad un finale, come spesso accaduto, vietato ai deboli di cuore.
Il “pathos”, in quei campionati, non mancava, ma dove non arrivavano squadra e società, era la tifoseria a fare la parte del leone (una gara di Coppa Italia, con l’Inter, a spalti gremiti con oltre ventimila presenti e record d’incasso, ai botteghini, rappresentò la spinta affinché i rossoblu arrivassero ai rigori), quindi la speranza rimane quella che si possano rivivere quei tempi, quelle emozioni, se non nei risultati storici, almeno nella militanza nelle serie nazionali (la B preferibilmente, ma partendo dalla serie C, ovviamente da disputare con “animus pugnandi”) pur, se in questo momento, ciò sembrerebbe l’ultimo dei problemi, perché, realisticamente, non conosciamo i modi e i tempi per ritornare alla normalità e quotidianità, non sapendo l’epoca o meglio la data della ripresa dell’attività calcistica.
L’invito a tutti è quello di restare in casa, perché ce la faremo da uscire da questo tunnel, molto buio, poi ritorneremo allo stadio per tifare quei magnifici due colori che rappresentano la palpitazione dei nostri cuori.
La Redazione














