Partiamo da diversi presupposti. Il primo è che il logo attuale del Taranto a chi scrive piace e anche parecchio. Il secondo è che l’ho anche votato al momento della scelta finale, quindi al pari di tutti, a prescindere dall’amore che sento per la maglia e per questi colori, lo sento un po’ anche mio. Il terzo è che mi piace talmente tanto, da aver voluto un richiamo allo stesso sin dal primo momento della nascita di questo giornale in tutti i loghi della testata. Il quarto è che in questo momento criticare Giove, attaccarlo, diffamarlo ed offenderlo, è un po’ come sparare sulla Croce Rossa ed è anche un po’ semplicistico prendere una posizione senza valutare il fatto a 360°.
E’ giusto e comprensibile che i tifosi siano diciamo “inquietati” per questo annuncio del cambio “logo”. Per tantissimi motivi e il primo tra tutti è quello della vastissima partecipazione popolare che ha portato alla scelta proprio di quello scudetto. Certamente poi cambiare sempre stemma non è neanche piacevole, perchè col passare del tempo l’affetto e l’attaccamento diventa praticamente scontato. Quindi nel momento in cui si va a colpire un sentimento, la reazione negativa è praticamente inevitabile.
Aldilà dell’operazione di marketing però, la questione del logo è soltanto la punta di un iceberg e questo è un fatto ben noto a tutti. Il comunicato dell’ex Fondazione Taras che risponde a quello del Taranto è particolarmente chiaro e leggendolo tra le righe si comprende il motivo della decisione di Giove di cambiare. E’ certamente una strategia aziendale quella di creare un nuovo logo, un nuovo marchio, un proprio store, gestire in toto tutto il merchandising e via discorrendo. In un certo senso una moltitudine di società cambiano logo ogni anno, quindi francamente non ci sta nulla di così scandaloso nel voler mutare la propria immagine. Da un punto di vista materialistico è la consuetudine nel calcio moderno. Il problema come dicevamo è appunto sentimentale ed è il troppo amore che rischia di offuscare la realtà dei fatti.
Tra comunicati della Fondazione, dichiarazioni di Giove, approvazioni di bilancio con una delle due parti costantemente astenute (se non sbagliamo), pettegolezzi poi smentiti di seconde squadre, i dissapori ci sono sempre stati, con scambi di battute tutt’altro che amichevoli. Andando a ritroso, sin dal momento dell’insediamento di Giove le parti non si sono mai inviati messaggi d’amore, anche per situazioni attinenti la gestione del settore giovanile. Il problema del logo poi non nasce ora. Basti ricordare anche quel marchio che riconduceva al comune di Taranto di transizione, che francamente almeno per chi scrive non era il top della bellezza, anzi.
La frattura tra le parti è evidente. La decisione da parte del Taranto è presa e difficilmente ci saranno i margini per tornare indietro. Dall’altra parte anche ciò che recita lo statuto è palese, quindi trovare una soluzione non sarà semplice ed il pericolo di uno scontro poco piacevole è quasi scontato.
L’invito da parte nostra è quello di far prevalere il buon senso da ambo e parti e trovare un punto d’incontro per vari motivi. Il Taranto non ha bisogno di altre polemiche dopo una stagione sciagurata. Francamente dopo risultati e prestazioni indigeste, litigare per il logo rende ancora più orrendo questo finale di stagione. Senza dimenticare che in un periodo di crisi dovuto alla pandemia, tra crisi sanitarie ed economiche le priorità sono davvero altre e già solo questo deve portare a non andare oltre in questa diatriba futile.
Da parte nostra non è mai mancato l’invito alle due parti di trovare una comunione di intenti, semplicemente per il bene di una comunità intera. La polemica non fa altro che dare ulteriore concime alle radici di chi si nutre di odio e cattiveria, di chi ha interessi extra celati dalla passione per i colori. Si pensi al bene del Taranto realmente e si trovi un punto d’incontro, perché a conti fatti ciò che serve è vincere per ritrovare la dignità e senza serenità ed unione di intenti sarà sempre più difficile raggiungere questo obiettivo.
Maurizio Mazzarella













