di Maurizio Corvino
Ci sono domeniche che riescono, almeno per qualche ora, a riappacificare una città con il calcio. Quella vissuta allo stadio Erasmo Iacovone appartiene certamente a questa categoria. Il Taranto ha ritrovato la propria casa dopo una lunga assenza e lo ha fatto nel migliore dei modi, imponendosi con un netto 3-0 sul Novoli e regalando al pubblico novanta minuti di entusiasmo, gol e passione.
Ma il risultato sportivo, per una volta, non è stato l’unico elemento capace di lasciare il segno. A rendere speciale la giornata è stata soprattutto la cornice dello stadio, tornato finalmente a vivere con la presenza di famiglie, bambini e tifosi di diverse generazioni. Colori rossoblù, cori, emozioni e una partecipazione che ha restituito allo Iacovone una parte di quella identità che per troppo tempo era rimasta lontana dal prato verde.
Il ricordo di Iacovone
Nel pomeriggio del ritorno a casa c’è stato anche un momento destinato a rimanere nella memoria di chi era presente. La società ha voluto rendere omaggio a Erasmo Iacovone attraverso la presenza della moglie, la signora Paola Raisi.
Accolta dall’affetto e dalla commozione dell’intero stadio, Paola Raisi ha effettuato un giro di campo prima dell’inizio della partita. Un momento semplice, ma di straordinaria intensità, che ha riportato idealmente al centro della scena il nome di uno degli uomini più importanti della storia del calcio tarantino.
Iacovone non è soltanto il nome scritto sulla facciata dello stadio. È una memoria collettiva, un simbolo che appartiene alla città e alla sua tifoseria. Il suo ricordo continua a unire generazioni di sostenitori rossoblù e la presenza della moglie ha rappresentato un ponte tra il passato e il presente, tra la storia e una nuova pagina che il Taranto ha iniziato a scrivere proprio nella sua casa.
L’abbraccio dello stadio alla signora Paola ha sintetizzato meglio di qualsiasi parola il legame ancora fortissimo tra la famiglia Iacovone, il Taranto e la città.
Il ritorno a casa
La vittoria per 3-0 ha poi completato una giornata costruita intorno a un sentimento preciso: quello del ritorno. Dopo un lungo periodo lontano dall’impianto, il Taranto ha riabbracciato il proprio pubblico e il proprio stadio in una serata che ha avuto tutti gli elementi della festa.
La risposta del pubblico rappresenta forse il dato più significativo. La presenza di famiglie e bambini, insieme al calore della tifoseria, restituisce infatti l’immagine di uno stadio vissuto non soltanto come luogo della partita, ma come spazio di aggregazione e appartenenza.
È da qui che il calcio tarantino deve ripartire: dal rapporto tra squadra, città e tifoseria. E una vittoria così larga non poteva rappresentare un biglietto da visita migliore.
Le criticità organizzative
Accanto alle emozioni, tuttavia, non sono mancati alcuni problemi. Il ritorno allo Iacovone è avvenuto infatti all’interno di un impianto ancora interessato da lavori e da una gestione organizzativa che dovrà necessariamente affinarsi con il passare delle settimane.
La chiusura della Curva Sud, legata alle esigenze legate al prosieguo degli interventi, ha comportato la necessità di redistribuire gli abbonati di quel settore in altre zone dello stadio. Una situazione che ha inevitabilmente prodotto qualche disagio e qualche incomprensione.
Anche la scelta di mantenere chiusa la parte superiore della Tribuna Est ha inciso sulla distribuzione del pubblico. Una maggiore disponibilità degli spazi avrebbe potuto contribuire a rendere più fluida la gestione dell’afflusso e dei movimenti all’interno dell’impianto.
Qualche difficoltà è stata inoltre riscontrata nella gestione dei settori e nell’attività degli steward, apparsa in alcuni momenti ancora condizionata da una macchina organizzativa che deve necessariamente trovare il proprio equilibrio.
Anche i nuovi seggiolini hanno suscitato qualche perplessità tra gli spettatori, soprattutto sotto il profilo della comodità. Si tratta, però, di un aspetto che va inserito nel più ampio contesto dei lavori di riqualificazione dello stadio.
Uno stadio restituito alla città
Lo Iacovone arriva a questo appuntamento dopo un percorso complesso, caratterizzato dalla necessità di completare gli interventi in tempi particolarmente stretti. La corsa contro il tempo per consentire il ritorno del Taranto nell’impianto ha inevitabilmente comportato compromessi e soluzioni provvisorie.
Per questo motivo, alcune delle criticità emerse nella prima partita devono essere considerate anche come parte di una fase di assestamento. Pretendere che una struttura appena riconsegnata alla fruibilità sia immediatamente perfetta sotto ogni punto di vista sarebbe probabilmente irrealistico.
Lo stesso vale per la questione dei seggiolini. Una loro eventuale sostituzione a stagione in corso appare difficilmente ipotizzabile. Più realistico sarà invece attendere la conclusione complessiva degli interventi e valutare successivamente eventuali correttivi.
La priorità, oggi, resta quella di consolidare la fruibilità dell’impianto e permettere al Taranto di giocare regolarmente davanti al proprio pubblico.
La macchina organizzativa deve crescere
Un discorso analogo riguarda la gestione degli steward. Il servizio viene normalmente affidato dai club a società specializzate, cui competono formazione, organizzazione e qualificazione del personale. Le incertezze emerse nella prima gara possono dunque essere lette anche come normali difficoltà di una struttura organizzativa che deve ancora trovare pienamente le proprie misure.
È proprio attraverso l’esperienza delle prime partite che sarà possibile individuare le criticità e correggerle. La riapertura dello Iacovone rappresenta un passaggio troppo importante per essere giudicata esclusivamente attraverso gli inconvenienti di una prima giornata.
Oltre la polemica
Quello che invece meriterebbe una riflessione più ampia è il modo in cui, anche davanti a una giornata dal forte valore simbolico, il dibattito cittadino rischia di essere rapidamente risucchiato dalla polemica.
Il pass stampa, l’accredito, chi entra e chi non entra, chi paga e chi non paga, le discussioni sui social e le battute lanciate spesso dietro un nickname possono diventare argomenti capaci di occupare più spazio della partita stessa.
Il confronto e la critica sono parte naturale del mondo sportivo. Ma esiste una differenza sostanziale tra una critica utile, capace di individuare problemi e proporre soluzioni, e una polemica fine a se stessa.
Il Taranto, in questa fase, avrebbe bisogno soprattutto di costruire. La squadra deve lavorare per raggiungere i propri obiettivi, la società deve consolidare il progetto, lo stadio deve completare il proprio percorso di riqualificazione e la città deve ritrovare progressivamente il piacere di vivere il calcio.
Una pagina da cui ripartire
Il 3-0 al Novoli consegna dunque al Taranto una domenica dal significato particolare. Il risultato, il pubblico, il ritorno allo Iacovone e soprattutto l’omaggio a Erasmo Iacovone hanno composto una giornata capace di andare oltre i novanta minuti.
Le criticità ci sono e andranno affrontate. Ma non devono cancellare ciò che di positivo si è visto.
Uno stadio pieno di entusiasmo, bambini sugli spalti, famiglie, tifosi tornati a casa e una grande bandiera del passato ricordata nel luogo che porta il suo nome: sono questi gli elementi sui quali costruire il futuro.
Perché il vero successo di questa domenica non è stato soltanto il 3-0 del Taranto. È stato vedere nuovamente lo Iacovone vivere, respirare e parlare rossoblù.















