di Maurizio Mazzarella
Il calcio d’agosto non assegna punti, ma può offrire indicazioni. E il triangolare disputato al “Tripoli-Ceccuzzi” di Acquaviva di Montepulciano consegna al Taranto una fotografia ancora inevitabilmente parziale, ma sufficientemente interessante per aprire una prima riflessione sul lavoro di Alberto Giuliatto.
Una sconfitta per 2-0 contro la Lucchese, una vittoria per 3-0 sull’Acquaviva e soprattutto due partite differenti per ritmo, difficoltà e interpretazione. Il risultato complessivo dice poco se preso isolatamente. Molto di più, invece, raccontano le modalità attraverso le quali il Taranto ha cercato di stare in campo.
La sensazione è quella di una squadra che ha già un’idea tattica abbastanza riconoscibile, ma che deve ancora trasformare i principi di gioco in automatismi. Il 4-2-3-1 rappresenta il punto di partenza, non ancora necessariamente il punto di arrivo.
Il 4-2-3-1 come identità, ma serve equilibrio
Giuliatto insiste sulla difesa a quattro e sulla presenza di due centrocampisti davanti alla retroguardia. È una scelta che permette al Taranto di occupare il campo con una struttura ordinata e di avere tre uomini alle spalle della punta.
Contro la Lucchese, Vukoja e Skoric hanno composto la cerniera centrale, con Corvino alle spalle di Rajkovic e Soldani e Loiodice sugli esterni.
Sulla carta una struttura equilibrata. Sul campo, però, è emerso un problema tipico delle squadre che stanno ancora assimilando una nuova identità: cosa succede nel momento immediatamente successivo alla perdita del pallone?
Il gol dell’1-0 della Lucchese nasce proprio da una palla persa da Vukoja. Al di là dell’errore individuale, l’episodio diventa interessante sotto il profilo tattico perché evidenzia il delicato rapporto tra costruzione e protezione.
Quando il Taranto porta molti uomini in avanti, deve essere in grado di reagire immediatamente alla perdita. Se la prima pressione non funziona, diventa fondamentale avere una struttura preventiva capace di rallentare la ripartenza avversaria.
È probabilmente uno dei primi aspetti sui quali Giuliatto dovrà intervenire.
Il Taranto non si spegne dopo il gol
Il dato positivo della gara con la Lucchese è che lo svantaggio non produce un crollo mentale né tattico.
I rossoblù continuano a giocare, aumentano progressivamente il possesso territoriale e cercano di risalire il campo attraverso gli esterni. Loiodice prova a creare superiorità, Soldani accompagna l’azione e Rajkovic cerca di dare profondità all’attacco.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti: il Taranto non rinuncia alla propria idea di gioco quando va sotto.
Manca, però, qualcosa negli ultimi venti metri.
La squadra arriva con una certa frequenza nella trequarti, ma non sempre riesce a trasformare il possesso in occasioni realmente pulite. Il problema, quindi, non sembra essere soltanto quello di arrivare davanti, ma di capire come occupare l’area quando ci si arriva.
Il cross di Soldani per Rajkovic, vicino alla rete, rappresenta una delle situazioni più significative. C’è la costruzione dell’azione, c’è l’ampiezza, c’è il riferimento centrale. Serve però maggiore continuità nella rifinitura.
Lucchese più cinica, Taranto ancora da costruire
La Lucchese ha fatto la differenza soprattutto nella capacità di leggere gli episodi.
Ferrante segna all’11’ e torna a colpire nel finale. Due reti che raccontano una squadra capace di aspettare il momento giusto e di sfruttare le situazioni favorevoli.
Il Taranto, invece, appare ancora alla ricerca della propria misura.
La differenza non è soltanto tecnica, ma anche di maturità tattica. Una squadra più rodata sa quando accelerare, quando rallentare, quando attaccare e quando proteggersi. Il Taranto sta ancora costruendo questi automatismi.
Ed è probabilmente questa la chiave di lettura più corretta della sconfitta: non un campanello d’allarme, ma un’indicazione precisa sul lavoro ancora da completare.
Con l’Acquaviva cambia la partita e cambia il Taranto
La seconda gara, contro l’Acquaviva di Montepulciano, racconta un’altra storia.
Il 3-0 finale nasce anche dalla diversa caratura dell’avversario, ma consente al Taranto di esprimere con maggiore continuità le proprie qualità offensive.
Giuliatto modifica gli interpreti, ma non rinuncia al 4-2-3-1. In mezzo al campo ci sono Magalhaes e Skoric, mentre alle spalle di Rajkovic agiscono Labianca, Oltremarini e Infantino.
La squadra appare più sciolta, più aggressiva e soprattutto più presente nella metà campo offensiva.
La doppietta di Oltremarini non è soltanto un dato statistico. È la conseguenza di una maggiore mobilità tra le linee e della possibilità di attaccare gli spazi con più continuità.
Quando i tre giocatori alle spalle della punta riescono a non rimanere statici, il 4-2-3-1 può trasformarsi in un sistema molto più fluido: un esterno può stringere, il trequartista può inserirsi, l’altro esterno può mantenere l’ampiezza. In questo modo il Taranto può diventare meno prevedibile.
Oltremarini, un’arma tattica da seguire
Tra le indicazioni più interessanti del triangolare c’è proprio la prestazione di Oltremarini.
La doppietta contro l’Acquaviva premia un giocatore che sembra avere caratteristiche utili per interpretare più ruoli all’interno della fase offensiva.
La sua capacità di muoversi e inserirsi può diventare una risorsa importante per Giuliatto, soprattutto se il tecnico riuscirà a costruire intorno a lui meccanismi di rotazione con gli esterni e con la punta.
Anche Rajkovic, autore di una rete e già pericoloso contro la Lucchese, offre un riferimento centrale che può permettere al Taranto di alternare gioco associativo e attacco della profondità.
È un binomio che merita attenzione.
Angiulli e la variabile del centrocampo
L’ingresso di Federico Angiulli nella ripresa rappresenta un’altra tessera del puzzle.
Il centrocampo sarà probabilmente uno dei reparti decisivi per definire il volto tattico del Taranto. Nel 4-2-3-1 i due mediani devono saper garantire contemporaneamente costruzione, copertura e capacità di accompagnare l’azione.
Il rischio, altrimenti, è quello di avere una squadra spezzata: quattro difensori dietro e quattro uomini offensivi davanti, con troppo spazio tra i reparti.
Angiulli può offrire qualità e gestione del pallone, ma sarà soprattutto la sua integrazione nei meccanismi collettivi a dire quanto potrà incidere.
La transizione difensiva è il primo esame
Se c’è un tema che il triangolare mette chiaramente in evidenza è quello delle transizioni.
Il Taranto vuole giocare, vuole costruire e vuole mantenere un atteggiamento propositivo. È una scelta condivisibile, ma comporta dei rischi.
La domanda è semplice: quanto rapidamente riesce la squadra a trasformarsi da squadra che attacca a squadra che difende?
Contro la Lucchese la risposta non è stata ancora completamente convincente.
Il lavoro dovrà quindi riguardare la pressione immediatamente successiva alla perdita, ma anche la cosiddetta rest defence, ovvero la disposizione preventiva degli uomini mentre il Taranto attacca per evitare di essere vulnerabile alle ripartenze.
È un dettaglio tattico che spesso fa la differenza tra una squadra propositiva e una squadra semplicemente esposta.
Difesa, Delvino punto di riferimento
In mezzo alle rotazioni, Delvino rappresenta uno degli elementi di continuità. Utilizzato al centro della difesa in entrambe le gare, garantisce presenza fisica e letture difensive.
Anche la posizione di Lenti, impiegato sulla corsia mancina, rappresenta una delle soluzioni che Giuliatto sta verificando.
La difesa dovrà però essere valutata soprattutto quando il Taranto affronterà squadre capaci di pressare alto e di attaccare rapidamente gli spazi. Il test contro la Lucchese, da questo punto di vista, è stato certamente più significativo rispetto a quello contro l’Acquaviva.
Il vero giudizio arriverà più avanti
Il rischio, dopo un triangolare estivo, è quello di cadere negli estremi: esaltarsi per un 3-0 oppure preoccuparsi eccessivamente per uno 0-2.
La lettura corretta sta nel mezzo.
Il Taranto ha mostrato un’identità tattica riconoscibile, una buona predisposizione al gioco offensivo e la capacità di reagire allo svantaggio. Allo stesso tempo, ha evidenziato alcune fragilità nelle transizioni, nella gestione delle palle perse e nella capacità di trasformare il possesso in occasioni da gol contro un avversario più strutturato.
Sono indicazioni preziose proprio perché arrivano in una fase nella quale il risultato conta meno della costruzione della squadra.
Giuliatto ha davanti a sé il compito di trasformare il 4-2-3-1 da semplice disposizione numerica a sistema di gioco vero e proprio. E per farlo dovrà trovare gli interpreti capaci di garantire equilibrio tra costruzione e copertura, ampiezza e densità, pressione e gestione.
Il triangolare lascia dunque un Taranto ancora in costruzione, ma non privo di identità.
La Lucchese ha mostrato dove il lavoro deve essere più intenso. L’Acquaviva ha mostrato cosa il Taranto può produrre quando riesce a giocare con maggiore fluidità. Tra questi due estremi c’è la squadra che Giuliatto dovrà costruire.














