Diciotto punti in classifica, il morale alto e una gran voglia di stupire. Sono tutti elementi che caratterizzano il Nardò, prossimo avversario del Taranto che domenica si recherà in terra salentina per cercare la vittoria dopo due pareggi consecutivi contro Altamura e Gelbison. Abbiamo ascoltato il mister dei granata Taurino.
Facendo un passo indietro alla partita contro il Bitonto di domenica scorsa che partita è stata secondo lei?
È stata una partita combattuta contro una squadra forte che ha giocatori importanti e una rosa molto lunga. Abbiamo fatto una gara ordinata il primo tempo anche se potevamo osare un po’ di più. Il secondo tempo siamo partiti bene trovando il gol del vantaggio e difendendoci con ordine. Purtroppo poi abbiamo subito un’espulsione secondo me affrettata e da li è cambiata la partita con il Bitonto che ha fatto una partita di pressione, anche se fino al rigore del pareggio abbiamo subito un solo tiro in porta. Subito dopo il rigore tra stanchezza e inerzia per il Bitonto abbiamo subito due occasioni in cui è stato bravo Mirarco. Mi dispiace non aver potuto giocare in parità numerica ma ormai fa parte del passato e siamo proiettati alla prossima gara.
Dopo il Bitonto arriva un’altra sfida impegnativa, però questa volta in casa contro il Taranto. Come la sta preparando e cosa sta dicendo ai suoi ragazzi per caricarli?
Dal punto di vista motivazionale quando si incontra una squadra forte come il Taranto, blasonata e che ha alle spalle una storia così, è normale che le motivazioni vengono da se. La stiamo comunque preparando con grande attenzione sapendo che affrontiamo una squadra dai valori tecnici importanti per la categoria. Sicuramente domenica scorsa con la Gelbison meritava di più poi la componente della fortuna nel calcio ha un certo peso. Questo è un campionato che dall’inizio ha alzato il livello medio. Anche quelle che sono giù hanno possibilità di raggiungere un buon traguardo.
Tra le squadre di prima fascia che ha già affrontato qual è quella che potrà dire la sua fino alla fine?
Io l’ho detto in tempi non sospetti quando avevo messo Taranto e Cerignola un gradino in alto, dietro di loro avevo messo 2-3 squadre importanti perché ha preso Esposito e Santaniello attaccanti di livello per la categoria, hanno Conte e Kosovan in mezzo al campo. In Più non hanno pressioni dalla piazza e hanno una società solida che gli potrebbe garantire qualche innesto a dicembre nel mercato. Secondo me saranno lì fino alla fine. E poi c’è il Bitonto e l’Altamura che come organici possono stare li fino alla fine.
Voi siete a 18 punti ad un passo dalla zona play-off, dove volete arrivare?
Siamo contenti, anche se potevamo avere qualcosina in più. All’inizio forse neanche noi ci credevamo di stare in questa posizione. Cercheremo di fare il più possibile giocandocela ogni partita. Non vogliamo fare voli pindarici ma non vogliamo nemmeno peccare di scarsa ambizione. Vedremo cosa otterremo strada facendo anche per premiare società e tifosi.
A Taranto siamo legati a Hernan Molinari che però ha avuto qualche problema fisico. Ce la faranno lui e Prinari a recuperare per domenica?
Li stiamo monitorando giorno per giorno, stiamo lavorando, non è semplicissimo. Mancano due giorni alla partita vediamo se riusciremo a recuperarli anche solo per uno spezzone di gara.
C’è mai stato un contatto con la società per poter allenare il Taranto?
Sinceramente no, ci sono stati degli scambi di battute e delle chiacchierate, mi hanno dimostrato la loro stima ma poi non se n’è fatto più nulla. Taranto è una bellissima piazza, chissà in futuro qualcosa potrebbe accadere.
Avrà sicuramente visto le immagini dell’errore del Taranto Cavalli, un portiere under che ha scaturito una serie di critiche e polemiche nei suoi confronti. Siamo certi che questa regola degli under aiuti i ragazzi ad emergere piuttosto che a metterli in crisi? Cosa ne pensa lei in merito?
Non mi piace parlare di situazioni che non mi riguardano da vicino. Questo ragazzo l’avevo già visto parare e non mi era dispiaciuto. Poi gli errori possono capitare, sono il primo passo per migliorarsi. La regola degli under è sbagliata nel concetto e nella forma perché se si costringe un allenatore a schierare un giocatore solo perché è nato in un certo anno, si perde il contesto di meritocrazia. Quindi gli under che già vivono in una società che non gli fornisce gli stimoli adatti, rischiamo di crescere come dei ragazzi che non hanno ambizioni e non diventano atleti validi. I ragazzi vanno educati a cosa vuol dire fare sport. Noi siamo cresciuti con un’idea di calcio che significava fare tanti sacrifici, oggi non è così, i ragazzi non sono preparati mentalmente. Il problema è il modello educativo, con la facilità con cui si arriva al successo. Il problema non sono i ragazzi ma la società che non aiuta insieme alla famiglia, sono saltati tutti i modelli di riferimento.
Andrea Loiacono













