Come riportato da Tp24.it, si è svolto a Palazzo d’Alì il primo incontro ufficiale tra la squadra legale e tecnica di Valerio Antonini – guidata dall’avvocato Roberto Schifani, figlio del presidente della Regione – e i rappresentanti del Comune di Trapani. Un confronto atteso da settimane, che avrebbe dovuto rappresentare un passo avanti per dirimere le tensioni nate attorno alla gestione del PalaShark, ma che si è subito trasformato in uno scontro dai toni duri, in un clima da tregua armata.
Antonini, fedele alla sua narrazione mediatica, ha lasciato anzitempo la sala Sodano. Lo ha fatto, come ha dichiarato davanti alle telecamere della sua emittente, per “non infastidire”. Un’uscita studiata nei tempi e nei modi, come da consuetudine. Poco dopo, microfono alla mano, ha attaccato: “Quando parlo io si infastidiscono, perché dico le cose come stanno. Gli avvocati cercano di mediare, io no. E poi non amo i politici, il 90% delle cose che dicono mi dà il prurito”. È il suo solito copione: l’imprenditore visionario e solitario, che investe soldi e passione mentre attorno a lui si muove una macchina istituzionale lenta, diffidente, ostile. E il pubblico – quello televisivo, più che sportivo – resta a guardare.
Ma dietro le parole si nascondono questioni ben più concrete. Due i nodi principali affrontati nell’incontro. Il primo riguarda la trasformazione in Srl della società sportiva, avvenuta nel giugno 2024: secondo Antonini, il Comune era informato da tempo e non avrebbe mai sollevato alcuna obiezione fino a oggi. Il secondo è il tema della climatizzazione del PalaShark: Antonini pretende che sia il Comune a farsi carico della spesa, nonostante la convenzione – firmata da entrambe le parti – indichi chiaramente che ogni onere, ordinario o straordinario, ricade sulla società concessionaria.
Poi ci sono le pendenze. Il Comune chiede il pagamento di circa 120 mila euro tra bollette di acqua e luce, ma la società sostiene di non aver ricevuto comunicazioni ufficiali. Intanto Antonini alza i toni e cambia le cifre: ieri ha parlato di 2,2 milioni di euro investiti nel palazzetto, qualche settimana fa erano 3 milioni. Ma ciò che resta è il messaggio: senza il suo progetto, senza il suo Shark, Trapani rischia di perdere visibilità, ambizione, futuro.
Dal canto suo, il Comune ha mantenuto un profilo istituzionale. Il sindaco Tranchida ha parlato di apertura, ma nel rispetto delle regole. “Trapani sostiene gli investimenti – ha detto – ma serve coerenza con i regolamenti”. Una posizione chiara, soprattutto in relazione ai vincoli che impediscono l’erogazione di fondi pubblici a una società privata a scopo di lucro come SportInvest.
Il tavolo è aggiornato al 10 giugno, ma la partita si gioca su due fronti paralleli. Da un lato, quello ufficiale, fatto di carte, tecnicismi e tentativi di mediazione. Dall’altro, quello mediatico, dove Antonini continua a parlare da solo, da tribuno più che da dirigente sportivo, accusando una burocrazia cieca e una politica sorda.
La domanda, ormai inevitabile, è se una città debba davvero piegare le proprie regole per trattenere un imprenditore che minaccia di andarsene a ogni occasione. O se sia giunto il momento – per tutti – di riportare ordine e misura nel rapporto tra sport, affari e amministrazione pubblica.












