«Quello di ieri non è il primo incidente che vede come triste protagonista il sito siderurgico dell’ex Ilva di Taranto. Sono diversi, ormai, i sinistri di questa natura. È ora che il ministro Urso, invece di mettersi continuamente al riparo dalle responsabilità, ne assuma finalmente qualcuna. Anche perché sono lui e la presidente Meloni ad aver scelto di perseguire la logica del ritorno al passato. Una strategia che, oltre a rischiare di portare l’acciaieria su un binario morto, accresce quotidianamente i pericoli per chi lì ci lavora, soprattutto in vista della nuova AIA che prevede un aumento della produzione dagli attuali 3 milioni di tonnellate fino a 6-8 milioni».
Lo dichiara in una nota il senatore Mario Turco, vicepresidente del MoVimento 5 Stelle e coordinatore del Comitato Economia, Lavoro e Impresa.
«Aver destinato oltre 1,4 miliardi di euro alla ripresa produttiva a carbone, sottraendo risorse alle bonifiche per riattivare quattro altiforni legati al ciclo integrale a carbone, è stato un errore macroscopico – prosegue Turco – così come bloccare il processo di riconversione industriale basato sulla costruzione di due altiforni elettrici alimentati a idrogeno verde, per i quali il governo Conte II aveva già stanziato oltre un miliardo nel PNRR.
Per fortuna, al momento la produzione si mantiene su livelli contenuti, ma quando aumenterà cresceranno anche le probabilità di incidenti. Il governo le sta sbagliando tutte. Il ministro Urso, peraltro, deve rispondere anche della lettera di messa in mora inviata all’Italia dalla Commissione europea proprio in riferimento all’ex Ilva, che a Taranto opera in aperta violazione delle direttive comunitarie».
«Per questo oggi, 8 maggio, ho depositato un’interrogazione a risposta orale al Ministro delle Imprese e del Made in Italy – annuncia il senatore – per chiedere se non ritenga urgente l’interruzione immediata della produzione alimentata a carbone e la sospensione dell’iter di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, così da adeguare la normativa nazionale alla direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alle emissioni industriali.
Inoltre, ho chiesto se il Ministro non ritenga improrogabile la definizione di un piano per la riconversione degli stabilimenti e la riqualificazione professionale dei lavoratori verso nuove produzioni, e se non sia doveroso reintegrare le risorse destinate alle bonifiche ambientali».
«Ribadiamo a Urso che senza un capovolgimento del paradigma produttivo in ottica green, il complesso di Taranto continuerà ad agonizzare, a produrre acciaio di bassa qualità e a mettere a rischio la vita dei lavoratori e di tutti i tarantini. Tutto quanto è stato fatto dal governo in questi due anni va azzerato: non c’è altra via d’uscita, prima che sia troppo tardi».














