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Taranto–Canosa 2-0, festa allo Stadio Italia: rossoblù alla fase nazionale

Foto Aurelio Castellaneta

Loiodice, un fallimento sotto ogni punto di vista

Dalla scelta di partecipare alla “Lega dei Re” alla fascia da capitano tolta, passando per i fischi e la rottura con Giuliatto: una storia che sembrava poter diventare importante e che invece lascia tutti sconfitti

di Domenico Ciquera

La querelle legata a Nicola Loiodice sembra essere arrivata al suo epilogo. Il fantasista barese è ormai fuori dal progetto tecnico del Taranto e, alla luce delle parole pronunciate da mister Giuliatto, non si tratta più soltanto di una situazione momentanea.

Ma come si è arrivati a questo punto? E, soprattutto, di chi sono le responsabilità?

Per provare a ricostruire questa storia bisogna tornare a gennaio, quando Loiodice arriva a Taranto dopo la rottura con il Fasano. Il suo percorso, però, è condizionato anche dalla partecipazione alla cosiddetta Lega dei Re, competizione che finisce per accompagnare il giocatore tra problemi fisici e difficoltà di adattamento, incidendo anche sul suo avvio in rossoblù.

Loiodice continua a disputare quella competizione fino alla svolta: decide di dedicarsi completamente al Taranto in vista dei playoff. Ritrova progressivamente la condizione e, a suon di gol e assist, diventa uno degli uomini decisivi nella cavalcata rossoblù fino alla finale.

LA FINALE E L’INIZIO DELLA SPIRALE

Poi arriva quella maledetta finale contro il Gladiator. Una partita segnata anche dall’aggressione subita dal calciatore, episodio che rappresenta uno spartiacque nella sua esperienza tarantina.

Da quel momento sembra iniziare una spirale negativa dalla quale Loiodice non riuscirà più a uscire.

Prima arriva lo stop alla partecipazione alla Lega dei Re, scelta comprensibile nell’ottica di preservare il calciatore e concentrarlo esclusivamente sul progetto Taranto, ma che finisce per rappresentare uno dei primi elementi di tensione.

Poi arriva la decisione di togliergli la fascia da capitano dopo la protesta pacifica di un gruppo di tifosi durante il ritiro.

Un altro colpo, per un giocatore che aveva evidentemente assunto un ruolo importante nelle aspettative della piazza.

DALLA PRESENTAZIONE AI FISCHI

Arriva quindi la presentazione della squadra. Loiodice appare sempre più defilato, ai margini di un progetto nel quale fino a poco tempo prima avrebbe dovuto rappresentare uno dei principali punti di riferimento.

E arrivano i fischi.

Fischi pesanti, rivolti a un giocatore che, fino a quel momento, con la maglia del Taranto aveva comunque offerto un rendimento positivo e contribuito alla corsa della squadra nella stagione precedente.

Da quel momento il rapporto con una parte della tifoseria sembra incrinarsi ulteriormente.

Non viene perdonato praticamente nulla al fantasista barese. Nemmeno il semplice fatto di assistere alle partite della sua ex squadra, il Barletta.

L’INIZIO DEL CAMPIONATO E LA ROTTURA

Poi arriva la prima giornata di campionato. Loiodice parte dalla panchina e, quando viene chiamato in causa, non riesce a incidere. La sensazione è quella di un giocatore che non sembra completamente dentro il progetto.

Durante la partita arriva anche una palla persa in una zona pericolosa del campo. Stabilire se quella prestazione sia stata condizionata dal momento che stava vivendo sarebbe impossibile. Ma è evidente che qualcosa, ormai, non funzionava.

Alla seconda giornata, contro la Nuova Spinazzola, Loiodice torna titolare e disputa una gara discreta fino alla sostituzione.

Poi arriva la reazione nei confronti dell’allenatore, con parole e atteggiamenti che, secondo quanto riferito dallo stesso tecnico, hanno oltrepassato il rispetto dei ruoli.

Ed è qui che la frattura diventa definitiva.

Giuliatto, alla vigilia della sfida con la Polimnia, è stato categorico: «Nicola al momento è fuori dal progetto tecnico».

Il tecnico ha spiegato che nel Taranto esistono regole precise e che chi non le rispetta viene escluso, aggiungendo di voler tutelare il gruppo e di non voler permettere che un singolo giocatore possa destabilizzare un obiettivo considerato prioritario: la vittoria del campionato.

DI CHI È LA COLPA?

Ed è proprio qui che nasce la domanda più difficile.

La colpa è di Loiodice? Sì, in parte.

In alcuni momenti della stagione il calciatore avrebbe potuto mettere maggiormente il Taranto al centro delle proprie scelte e, soprattutto quando la situazione ha iniziato a complicarsi, avrebbe potuto gestire diversamente alcuni passaggi.

Ma la responsabilità, probabilmente, non è soltanto sua.

La società ha le sue responsabilità? Anche.

Dopo l’aggressione subita dal calciatore nella finale contro il Gladiator, il club avrebbe potuto assumere una posizione ancora più netta a tutela del proprio tesserato. E la scelta di togliere la fascia da capitano, arrivata dopo le proteste di una parte della tifoseria, può essere considerata un altro passaggio che ha contribuito ad allontanare Loiodice dall’ambiente.

E i tifosi? Anche loro hanno una parte di responsabilità.

Perché a questo ragazzo, almeno in una parte della piazza, sembra non essere stato perdonato praticamente nulla. E quando un giocatore viene messo costantemente sotto esame, ogni gesto rischia di diventare un pretesto per alimentare ulteriormente la frattura.

ALLA FINE HANNO PERSO TUTTI

Forse è proprio questo l’aspetto più amaro dell’intera vicenda.

In questa storia ci hanno perso tutti.

Ci ha perso Loiodice, che a Taranto sembrava poter trovare una piazza nella quale diventare protagonista.

Ci ha perso la società, che avrebbe potuto contare su un giocatore dalle qualità tecniche importanti per inseguire un obiettivo ambizioso.

Ci ha perso l’allenatore, chiamato oggi a gestire una situazione delicata e a mettere il gruppo davanti al singolo.

E ci ha perso anche una parte della tifoseria, che aveva sperato di aver finalmente trovato quel numero dieci capace di diventare un punto di riferimento, un giocatore in cui credere e magari un simbolo dal quale ripartire.

Alla fine, invece, quella che sembrava poter essere una storia importante si è trasformata in una separazione consumata tra incomprensioni, tensioni, errori e responsabilità condivise.

Un fallimento, sotto ogni punto di vista.

Non necessariamente perché Loiodice non abbia dimostrato di avere qualità. Al contrario. Proprio perché quelle qualità avrebbero potuto essere messe al servizio di un progetto molto più ambizioso.

E forse è questo il vero rimpianto: non ciò che è stato, ma ciò che avrebbe potuto essere.

Tags: tar
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