Un’occasione strategica per la diversificazione economica del territorio, ma anche un progetto che, a oltre un anno dal decreto interministeriale che ha individuato Taranto come uno dei due Hub nazionali per lo sviluppo della cantieristica portuale e della filiera dell’eolico offshore galleggiante, non sembra ancora aver compiuto i passi attesi.
A riaccendere i riflettori sulla questione è CONFAPI Taranto, che sollecita chiarezza sul progetto industriale, sugli investimenti previsti e soprattutto sulle tempistiche necessarie per trasformare l’ipotesi dell’Hub eolico in una concreta opportunità di sviluppo.
«Un Hub eolico offshore può trasformare il Porto di Taranto in uno dei principali poli industriali del Mediterraneo con effetti diretti sull’occupazione, sui traffici e sulla filiera produttiva», sostiene Alessandro Cauzo, presidente della Sezione Trasporti di CONFAPI Taranto.
Secondo Cauzo, però, «sino ad oggi non è ancora chiaro se esista un progetto industriale e quali siano gli investimenti previsti e le tempistiche per la sua attuazione». Una situazione che, a suo giudizio, rischia di rallentare i percorsi di transizione energetica e diversificazione economica che Taranto deve affrontare in tempi brevi.
Banchine, dragaggi e nuovi piazzali
Per Fabio Greco, presidente di CONFAPI Taranto, dare concreta attuazione alle indicazioni contenute nel decreto governativo significa innanzitutto intervenire sulle infrastrutture portuali.
«Dare seguito a quanto detta il decreto governativo comporta innanzitutto l’adeguamento delle banchine, dragaggi e nuovi piazzali industriali», afferma Greco.
Il potenziale occupazionale indicato dall’associazione è significativo: tra 800 e 1.200 posti di lavoro diretti nei cantieri e tra 2.000 e 3.000 nell’indotto, comprendendo attività di ingegneria, logistica, manutenzione e servizi.
Secondo Confapi, il Piano Operativo Triennale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio punta a integrare la cantieristica eolica con i traffici commerciali, attrarre nuovi investimenti internazionali e trasformare il porto in una piattaforma logistica digitale e sostenibile.
«Tutte opportunità che Taranto non può permettersi di perdere», sottolinea Greco.
«No a una nuova monocultura produttiva»
La strategia indicata da Confapi, però, non si limita all’eolico offshore. Per l’associazione, la diversificazione deve riguardare l’intero sistema portuale.
«Il nostro Porto può diventare un simbolo della riconversione green del territorio», afferma Greco, evidenziando i possibili effetti positivi sull’immagine della città e sulla capacità di attrarre investimenti in linea con le politiche europee di decarbonizzazione.
Parallelamente, però, viene considerato fondamentale il rilancio del terminal container.
La forza di uno scalo marittimo, osserva il presidente della Sezione Trasporti, «si misura dalla sua capacità di essere polifunzionale», attraverso la presenza contemporanea di attività industriali, traffico merci, navi turistiche e piattaforme logistiche.
«Non possiamo e non dobbiamo correre il rischio di cadere da una monocultura produttiva all’altra», avverte Greco, secondo il quale occorre invece sviluppare e rilanciare i diversi settori capaci di rendere vitale il porto.
Container e nautica di alta gamma
Da qui la richiesta di attivare, parallelamente allo sviluppo dell’Hub eolico offshore, tutte le procedure necessarie per il rilancio e il potenziamento del terminal container, considerato da Confapi «un asset strategico» dello scalo ionico.
«La vera ricchezza di uno scalo marittimo sono le merci», sostiene Greco, evidenziando come la movimentazione dei container possa produrre economia, sviluppare i servizi portuali, sostenere la crescita delle imprese e generare occupazione.
Ma le opportunità, secondo Confapi, riguardano anche la nautica. Nel porto di Taranto, infatti, vengono individuate potenzialità per lo sviluppo della produzione di yacht di alta gamma.
L’associazione richiama inoltre la crescita della domanda di ormeggi, indicando oltre 171mila posti barca in mare e una previsione di incremento del 12 per cento nel prossimo decennio, pari a circa 20mila posti aggiuntivi.
«Taranto non può continuare a essere frenata»
Il quadro delineato da Confapi è quello di un porto chiamato a diventare uno dei motori della diversificazione economica della città, evitando di sostituire una dipendenza produttiva con un’altra.
Le potenzialità, secondo l’associazione, esistono: eolico offshore, container, logistica, cantieristica, nautica e servizi possono rappresentare tasselli di una strategia più ampia.
«Le possibilità di creare lavoro ci sono», conclude Greco. «Vedere Taranto frenata e limitata da situazioni che stanno impedendo l’avvio di operazioni come quelle riguardanti l’Hub eolico offshore non è ammissibile».
Un richiamo che assume particolare peso, secondo Confapi, in una fase segnata dalla «gravissima crisi dell’industria siderurgica» e nella quale la necessità di costruire nuove prospettive economiche per il territorio diventa sempre più urgente.














