Le circa 2.500 lettere di licenziamento legate alle procedure avviate da 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva riportano con forza al centro del dibattito la crisi industriale, occupazionale e sociale di Taranto. Una situazione che alimenta la preoccupazione delle organizzazioni sindacali e delle forze politiche del territorio e sulla quale intervengono, con posizioni fortemente critiche nei confronti del Governo, il consigliere regionale Cosimo Borraccino e il segretario provinciale di Taranto di Sinistra Italiana-AVS, Maurizio Baccaro.
Borraccino concentra la propria denuncia sulla distanza, a suo giudizio evidente, tra la gravità della situazione tarantina e le celebrazioni politiche in corso a Bari.
«Mentre Taranto e gli operai dell’ex Ilva vivono ore drammatiche, segnate dall’arrivo delle 2.500 lettere di licenziamento destinate ai lavoratori dell’indotto ex Ilva, il Governo nazionale, a soli 89 chilometri, a Bari, festeggia la longevità del proprio mandato», afferma il consigliere regionale.
Per Borraccino si tratta di «una contraddizione che pesa come un macigno sulle famiglie tarantine» e che, nella sua valutazione politica, evidenzierebbe l’assenza di una risposta adeguata da parte dell’Esecutivo alla crisi dell’acciaieria.
«Il Governo deve dire come intende uscire dal vicolo cieco»
Il consigliere regionale richiama la complessità della situazione, che intreccia emergenza ambientale, occupazione e tenuta sociale del territorio.
«In un contesto segnato da una palese emergenza ambientale e sociale e dalla più grande crisi industriale dell’Italia repubblicana – sostiene Borraccino – l’Esecutivo nazionale dovrebbe esporre una posizione su come uscire da questo “cul de sac”».
Al centro della sua denuncia ci sono soprattutto i lavoratori dell’indotto e le loro famiglie. «Dovrebbe interessarsi delle sorti degli operai e delle loro famiglie che, molto presto, dovranno fare i conti con una condizione di assoluta povertà», afferma.
Secondo Borraccino, sono 28 le aziende dell’appalto che hanno avviato procedure di licenziamento collettivo. Da qui la richiesta al Governo di intervenire direttamente sulla vertenza, mettendo in campo risorse e una strategia industriale capace di garantire una prospettiva al sistema siderurgico e al territorio.
Decarbonizzazione e DRI
Borraccino ribadisce inoltre la posizione favorevole al percorso di decarbonizzazione dello stabilimento, attraverso la realizzazione del DRI, e rivendica il sostegno della Regione Puglia alle politiche di transizione industriale.
«Continuerò a difendere i lavoratori e a sostenere, come fatto sino a ora con il già presidente Michele Emiliano e ora con il presidente Antonio Decaro, la volontà di proseguire verso la realizzazione del DRI e il percorso di decarbonizzazione previsto dalle norme sulla riduzione degli agenti inquinanti nel totale rispetto dell’ambiente e a tutela della salute», dichiara il consigliere regionale.
Borraccino conclude assicurando che «la Regione Puglia, come fatto in questi anni, non abbandonerà Taranto ad un cruento destino».
Baccaro: «2.500 licenziamenti mentre il Governo festeggia»
Sulla stessa emergenza interviene Maurizio Baccaro, segretario provinciale di Taranto di Sinistra Italiana-AVS, che ricorda lo sciopero dei lavoratori dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto dello scorso mese e rilancia la richiesta di un intervento pubblico.
«Noi ribadivamo ancora una volta ciò che Sinistra Italiana-AVS sostiene da anni: la necessità di un intervento pubblico che consenta di definire, una volta per tutte, una strategia industriale coerente con i principi della Costituzione e scientificamente supportata, capace di garantire insieme lavoro e tutela della salute pubblica», afferma Baccaro.
Secondo il segretario provinciale, la situazione attuale sarebbe anche il risultato dell’assenza, negli ultimi anni, di provvedimenti che, a suo giudizio, avrebbero dovuto affrontare in maniera organica la questione industriale e ambientale.
Baccaro indica quindi alcune priorità: la chiusura dell’area a caldo e una valutazione dell’impatto e del rischio sanitario «a monte dell’Autorizzazione Integrata Ambientale».
«La risposta del Governo? Le celebrazioni»
La critica nei confronti dell’Esecutivo diventa particolarmente dura quando Baccaro mette in relazione l’emergenza occupazionale di Taranto con le iniziative politiche in corso a Bari.
«E mentre a Taranto si consuma questa ennesima emergenza sociale e occupazionale, qual è la risposta del Governo Meloni?», domanda il segretario provinciale di Sinistra Italiana-AVS.
Baccaro contesta quella che considera una mancanza di attenzione verso la crisi dell’ex Ilva e dell’intero territorio ionico, sostenendo che le 2.500 lettere di licenziamento rappresentino «il drammatico schiaffo della realtà» rispetto alle celebrazioni politiche.
«Mentre il Governo festeggia la propria longevità, a Taranto migliaia di lavoratrici e lavoratori vedono concretamente messo a rischio il proprio futuro», afferma.
«Serve una strategia industriale»
Le due posizioni convergono sulla necessità di un intervento immediato e strutturale. Per Borraccino il Governo deve mettere a disposizione risorse e garantire una prospettiva reale ai lavoratori, mentre Baccaro chiede una strategia industriale e occupazionale «all’altezza della drammaticità della situazione».
Il nodo non riguarda soltanto il destino dell’acciaieria, ma l’intero sistema economico e sociale tarantino, fortemente legato alle attività industriali e alla rete delle imprese dell’indotto.
«Chiediamo a chi oggi dovrebbe essere a Palazzo Chigi a lavorare di affrontare seriamente la vicenda dell’ex Ilva e dell’intera area di Taranto», sostiene Baccaro, sollecitando un cambio di passo nelle politiche del Governo.
La richiesta, dunque, è quella di un intervento che tenga insieme occupazione, salute, ambiente e futuro industriale, attraverso un percorso di decarbonizzazione ritenuto necessario dalle forze politiche intervenute.
La conclusione di Baccaro è netta: «I festeggiamenti possono aspettare. La vita e il lavoro di migliaia di persone no».
Per Taranto, intanto, l’emergenza dell’indotto aggiunge un nuovo capitolo a una crisi industriale che continua a produrre pesanti ripercussioni sul territorio e sulla tenuta economica di centinaia di famiglie.














