È un ridimensionamento che riaccende il confronto sul futuro industriale e portuale di Taranto quello comunicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica alle Autorità di Sistema portuale. Le risorse inizialmente previste per lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore nei porti di Taranto e Augusta passano complessivamente da oltre 78 milioni a 38,3 milioni di euro. Per lo scalo ionico lo stanziamento scende da 28,5 milioni a 13,94 milioni di euro.
La rimodulazione è stata motivata dal MASE con i «tagli lineari subiti sui capitoli di spesa» del ministero. La comunicazione alle due Autorità portuali prevede ora che vengano individuate, nell’ambito delle candidature già presentate, le opere infrastrutturali che potranno essere finanziate con le risorse rimaste disponibili.
La decisione ha provocato immediate reazioni a Taranto, dove l’eolico offshore viene considerato una delle possibili direttrici della diversificazione economica del territorio e del rilancio delle attività portuali.
Bitetti: «Il Governo ricostituisca il fondo»
A intervenire è anche il presidente del Consiglio comunale di Taranto, Piero Bitetti, che chiede al Governo di ricostituire la dotazione finanziaria destinata al progetto.
Bitetti ricorda come, tra le leve di sviluppo individuate per consentire al territorio di affrontare la crisi dell’ex Ilva, figurassero proprio il comparto delle energie alternative e il porto. Secondo il presidente del Consiglio comunale, la riduzione delle risorse rischia di indebolire entrambe queste prospettive.
L’auspicio espresso è che l’esecutivo possa trovare le risorse necessarie per ripristinare il fondo. Per Bitetti, infatti, la questione non riguarderebbe soltanto l’entità dello stanziamento, ma anche il segnale che una scelta di questo tipo potrebbe rappresentare per il territorio.
Confindustria: «Decisione in controtendenza con le attese»
Sulla stessa vicenda è intervenuto il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, che ha espresso «forte preoccupazione e allarme» per la riduzione dei finanziamenti.
Secondo Toma, il passaggio da 28,5 a poco meno di 14 milioni di euro arriva in una fase particolarmente delicata per l’economia tarantina e appare in contrasto con le strategie di sviluppo e diversificazione più volte indicate per il territorio.
Confindustria considera l’eolico offshore non soltanto come un intervento infrastrutturale portuale, ma come una possibile nuova filiera industriale, con ricadute su imprese, servizi, logistica, assemblaggio, manutenzione, formazione e occupazione. Una prospettiva che, secondo l’associazione degli industriali, potrebbe riguardare anche i lavoratori coinvolti nella crisi dell’ex Ilva.
Toma auspica quindi che la rimodulazione possa essere temporanea e che le risorse vengano integralmente reintegrate, con un eventuale potenziamento attraverso la prossima legge di bilancio.
Borraccino: «Un duro colpo al Mezzogiorno»
Durissimo anche il commento del consigliere regionale pugliese Cosimo Borraccino, che definisce la riduzione delle risorse «un duro colpo» per il Mezzogiorno e per i due scali coinvolti.
Borraccino evidenzia come la dotazione complessiva destinata a Taranto e Augusta sia passata da 78 a 38 milioni di euro e sottolinea in particolare l’impatto sul porto ionico, che vedrà ridursi lo stanziamento da 28,5 a 13,94 milioni.
Nel suo intervento, il consigliere regionale collega il progetto alle prospettive di rilancio dell’economia dell’area, all’incremento del traffico marittimo, alla crescita occupazionale e alla possibilità di creare nuove opportunità lavorative per gli addetti coinvolti nella crisi dell’ex Ilva. Borraccino ha inoltre annunciato che il tema sarà portato all’attenzione del Consiglio regionale della Puglia.
Cgil: «Hanno deciso di spezzare il fiato dei tarantini»
Dal fronte sindacale arriva la presa di posizione di Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil Taranto, che parla di «ennesimo definanziamento» e manifesta forte preoccupazione per la riduzione delle risorse.
D’Arcangelo lega la vicenda anche alla situazione dei lavoratori ex TCT attualmente in IMA, sostenendo che gli investimenti collegati all’eolico offshore avrebbero potuto rappresentare una prospettiva produttiva e occupazionale per una parte della comunità tarantina.
Il segretario generale della Cgil Taranto ricorda inoltre che, nei giorni scorsi, il sindacato aveva scritto al Ministero dei Trasporti insieme a due parlamentari del territorio, di maggioranza e opposizione, chiedendo informazioni sulle prospettive di trasformazione degli interventi in opportunità concrete.
Un progetto che resta strategico
Il ridimensionamento delle risorse non cancella il ruolo assegnato a Taranto nel progetto nazionale per lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore. Il decreto portuale aveva individuato Taranto e Augusta come hub strategici nazionali, mentre Brindisi e Civitavecchia sono state individuate come porti di supporto.
Il programma punta allo sviluppo di infrastrutture necessarie alla costruzione, all’assemblaggio e alla movimentazione delle componenti destinate agli impianti eolici galleggianti, con interventi che possono riguardare banchine, fondali, aree portuali e infrastrutture per la movimentazione di carichi pesanti.
Nel frattempo, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che una parte delle risorse sarebbe stata sottratta perché non ancora spesa e ha indicato l’impegno a reinserire i 38 milioni nel bilancio 2027.
La partita, dunque, resta aperta. Per Taranto il nodo sarà ora capire quali interventi potranno essere realizzati con i 13,94 milioni disponibili e, soprattutto, se e quando le risorse inizialmente previste potranno essere nuovamente reintegrate.















