di Luca Chianura
Solo una mente colta e raffinata come quella del Maestro Sandro Ciotti, voce storica di Tutto il Calcio Minuto per Minuto, avrebbe potuto trasformare un episodio arbitrale controverso in una delle frasi più celebri della storia della radiocronaca sportiva italiana: «Ha arbitrato il signor Lobello da Siracusa davanti ad ottantamila testimoni».
Era il 21 aprile 1973 e si giocava Roma-Milan. L’arbitro era Concetto Lobello, la direzione di gara fu oggetto di pesanti contestazioni e Ciotti scelse deliberatamente la parola “testimoni” al posto di “spettatori”. Un termine apparentemente neutro, ma utilizzato con quell’ironia sottile che apparteneva al suo stile per sottolineare quanto numerosi fossero stati gli episodi arbitrali destinati a rimanere nella memoria di chi aveva assistito alla partita.
A distanza di oltre mezzo secolo, possiamo prendere in prestito quella definizione, cambiandone completamente il significato. Perché allo stadio Erasmo Iacovone, nella serata del tanto atteso ritorno a casa del Taranto, c’erano 12.765 testimoni. Testimoni, per la precisione, di una serata che non ha avuto bisogno di polemiche arbitrali per essere ricordata, perché la squadra rossoblù ha battuto con pieno merito il Novoli per 3-0 e il signor Morleo della Sezione A.I.A. di Brindisi ha diretto bene una partita dal forte significato simbolico.
Il ritorno dello Iacovone
Era la partita che Taranto aspettava da tempo. Il ritorno del Taranto allo stadio Erasmo Iacovone, appena ristrutturato nell’ambito degli interventi legati ai Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, ha rappresentato molto più di un semplice appuntamento di campionato.
È stato il ritorno di una squadra nella propria casa, ma soprattutto il ritorno di una comunità nel luogo che identifica una parte fondamentale della propria storia sportiva.
Il popolo rossoblù ha risposto presente con calore, entusiasmo, passione e attaccamento. Famiglie, bambini, vecchie e nuove generazioni di tifosi hanno riempito gli spalti, regalando allo stadio una serata che restituisce al calcio tarantino quella dimensione popolare che da troppo tempo mancava.
Il 3-0 ha poi fatto il resto.
Taranto ha vinto, convinto e soprattutto ha celebrato il ritorno a casa nel modo migliore possibile.
Il ricordo di Erasmo
Tra le immagini più belle della serata c’è stata senza dubbio quella di Paola Raisi, vedova di Erasmo Iacovone, presente allo stadio e lungamente applaudita dal pubblico rossoblù.
Il suo ingresso e il giro di campo hanno suscitato una commozione autentica. Il ricordo di Erasmo è ancora profondamente radicato nella memoria della città e della tifoseria.
Taranto e il Taranto, nella stagione 1977-1978, sognavano con le sue reti la promozione in Serie A. Iacovone era diventato il simbolo di una squadra e di un’intera città che accarezzava un sogno straordinario.
Quel sogno si interruppe tragicamente nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 1978. Erasmo Iacovone perse la vita sulla strada statale 7 ter, nel tratto tra San Giorgio Jonico e Taranto, in un incidente stradale causato da un’automobile Alfa GT rubata e inseguita dalla Polizia.
La sua morte lasciò un vuoto incancellabile. Ma il tempo non ha cancellato il suo ricordo.
Anzi, lo ha trasformato in memoria collettiva. E vedere Paola Raisi al centro del campo dello stadio intitolato al marito, accolta dall’applauso di migliaia di tifosi, ha rappresentato una delle immagini più significative della serata.
La partita
Tornando al calcio giocato, il Taranto ha conquistato il successo con pieno merito, pur concedendo qualcosa nel primo tempo.
La formazione rossoblù ha permesso al Novoli di costruire due nitide occasioni da gol, ma in entrambe le circostanze è stato decisivo Lombardo, al rientro dopo l’infortunio. Il portiere ha risposto presente, dimostrando reattività e contribuendo a mantenere inviolata la porta.
Nella ripresa, invece, la difesa ha contenuto meglio gli attaccanti salentini, concedendo meno spazi e dando maggiore sicurezza all’intero reparto.
Davanti a Lombardo, il trio composto da Guastamacchia, Lanzolla e Morales ha rappresentato il riferimento della linea difensiva, garantendo solidità e attenzione nella fase di contenimento. Una soluzione che ha permesso alla squadra di avere maggiore equilibrio e di gestire meglio le iniziative offensive del Novoli nella seconda parte della gara.
Lavoro sulle fasce, qualcosa da migliorare in mezzo
A centrocampo si è fatta apprezzare la spinta sulle corsie laterali garantita da Christian Lupo e Christian Hadziosmanovic. I due hanno accompagnato con continuità l’azione, offrendo ampiezza e contribuendo alla costruzione della manovra offensiva.
È invece lecito attendersi qualcosa in più dai due centrali Dipaolantonio e Vukoja, soprattutto nella fase di costruzione del gioco.
Il Taranto deve ancora migliorare nella gestione della palla e nella capacità di trasformare il possesso in occasioni offensive attraverso una manovra più fluida.
In questo senso, è andato meglio Angiulli, inserito a gara in corso proprio al posto di Dipaolantonio. Il suo ingresso ha garantito maggiore dinamismo e una circolazione del pallone più efficace.
Losavio apre, Saraniti alla “Altafini”, Taurino chiude
Il vantaggio rossoblù è arrivato con Losavio, bravo a sbloccare una partita che il Taranto stava progressivamente indirizzando dalla propria parte.
Poi l’ingresso di Saraniti nell’ultima mezz’ora ha aggiunto esperienza e peso offensivo. L’attaccante ha risposto presente alla chiamata, firmando il raddoppio con una bella rete.
Una sorta di interpretazione alla “Altafini”: entrare a gara in corso e lasciare immediatamente il proprio segno.
Il definitivo 3-0 è arrivato grazie a Taurino, subentrato a Corvino, che ha trasformato con freddezza un calcio di rigore mettendo il sigillo sulla serata.
Una vittoria rotonda, costruita nella ripresa e impreziosita dalla capacità del Taranto di trovare la via del gol con giocatori entrati dalla panchina.
La terza città del Sud peninsulare
I 12.765 presenti allo Iacovone hanno rappresentato anche un messaggio chiaro.
Taranto non considera l’Eccellenza come il punto di arrivo della propria storia calcistica. Il calore mostrato dal pubblico testimonia l’ambizione di tornare quanto prima nel calcio professionistico.
La terza città del Sud peninsulare, per dimensione, storia e tradizione sportiva, aspira legittimamente a rivedere il proprio Taranto su palcoscenici professionistici.
Per raggiungere questo obiettivo, però, serviranno programmazione, competenza e soprattutto unità d’intenti.
Le istituzioni politiche e sportive, insieme alla dirigenza del Taranto, dovranno percorrere concretamente la strada del dialogo, della compattezza e della condivisione. Non soltanto parole, ma fatti. Non soltanto dichiarazioni d’intenti, ma una strategia comune.
Il ritorno allo Iacovone può rappresentare un punto di partenza importante anche sotto questo profilo.
L’assenza del sindaco e il caso degli abbonati
In una serata così importante, ha fatto rumore l’assenza allo stadio del sindaco di Taranto, Pietro Bitetti.
Allo stesso modo, hanno fatto discutere le segnalazioni di alcuni abbonati che, una volta arrivati allo stadio, hanno trovato i propri posti occupati da altri spettatori.
È un problema che, evidentemente, non dovrà ripetersi.
Chi acquista un abbonamento deve poter contare sulla disponibilità del proprio posto e su un’organizzazione capace di garantire quanto previsto dal titolo acquistato.
Per il futuro, dunque, sarà importante lavorare affinché queste situazioni vengano prevenute e risolte con maggiore efficacia.
Alle assenze, però, preferiamo le presenze. E quella di Paola Raisi è stata una presenza che ha avuto un significato particolare, così come quella dei 12.765 tifosi che hanno scelto di esserci.
Adesso Ostuni e Canosa
Archiviata la festa dello Iacovone, il Taranto deve immediatamente tornare al lavoro.
La squadra ha ripreso gli allenamenti in vista della gara di ritorno di Coppa Italia di Eccellenza contro l’Ostuni, in programma giovedì alle ore 15.30 allo stadio Nino Laveneziana.
Una sfida importante, che precederà un altro appuntamento di grande rilievo: la trasferta di Canosa, allo stadio San Sabino.
Ostuni e Canosa rappresentano due banchi di prova probanti per una squadra che vuole competere fino in fondo su entrambi i fronti.
La Coppa Italia e il campionato sono due obiettivi distinti, ma entrambi richiedono continuità, concentrazione e capacità di mantenere elevato il livello delle prestazioni.
Dodicimilasettecentosessantacinque testimoni
Alla fine, però, resterà soprattutto una fotografia.
Dodicimilasettecentosessantacinque persone sugli spalti. Un pallone che torna a rotolare sul prato dello Iacovone. Una vittoria per 3-0. Il ricordo di Erasmo. L’applauso a Paola Raisi. Una tifoseria che canta e sostiene la propria squadra.
E un Taranto che, dopo tante vicissitudini, torna finalmente a casa.
Se Sandro Ciotti poteva parlare di “ottantamila testimoni” davanti a una partita rimasta nella storia per le polemiche arbitrali, oggi possiamo parlare di 12.765 testimoni per una ragione completamente diversa.
Testimoni di una rinascita.
Testimoni di una città che vuole tornare a vivere il proprio calcio.
Testimoni di una passione che non è mai finita.
E soprattutto testimoni di un sogno che Taranto vuole continuare a coltivare: quello di rivedere il proprio nome nel calcio professionistico.















