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Dopo Ferretti, Taranto perde anche Renexia: il territorio a rischio investimenti

Autotrasporto, caro gasolio: oltre 11 mila euro di extracosti per camion. «I ristori servono, ma non bastano»

Confartigianato Taranto rilancia l’allarme dopo l’Assemblea nazionale di Confartigianato Trasporti: «Impegni importanti su ristori e rinnovo dei mezzi, ma la dimensione della crisi impone di andare oltre l’emergenza». A Taranto l’extracosto dell’energia elettrica per le piccole imprese è stimato in circa 100 milioni di euro

Il caro carburante torna a pesare in maniera significativa sui bilanci delle imprese di autotrasporto. Per chi lavora quotidianamente sulla strada, infatti, il gasolio non rappresenta una voce di spesa marginale, ma una vera e propria materia prima dalla quale dipende direttamente la sostenibilità dell’attività.

È questo il quadro emerso dall’Assemblea nazionale 2026 di Confartigianato Trasporti, svoltasi a Roma con il titolo “Guidare il cambiamento. L’autotrasporto del futuro”. Un appuntamento nel quale la categoria ha portato all’attenzione del Governo i numeri dell’aumento dei costi e le conseguenze che la nuova fiammata dei prezzi energetici sta producendo sulle imprese.

Secondo i dati presentati durante l’assemblea, tra febbraio e settembre il prezzo industriale del gasolio, al netto delle imposte, è aumentato del 54,3%.

L’impatto è particolarmente evidente prendendo come riferimento un mezzo pesante dotato di un serbatoio da 900 litri. Il costo di un pieno è passato da 1.503,78 euro a 1.971,61 euro, con un incremento di 467,83 euro per ogni rifornimento.

Oltre 11 mila euro in più per un camion

La simulazione elaborata dalla categoria consente di comprendere immediatamente la portata dell’aumento.

Considerando quattro pieni al mese, l’incremento raggiunge 1.871 euro mensili. Nel periodo preso in esame, il maggior costo arriva così a 11.227 euro per ciascun camion.

Una cifra che cresce rapidamente quando viene rapportata alle dimensioni delle flotte. Per un’impresa con cinque, dieci o venti mezzi, l’impatto sui bilanci diventa infatti considerevole.

È proprio da questi numeri che Confartigianato Trasporti è partita per chiedere al Governo interventi destinati non soltanto a tamponare l’emergenza, ma anche a costruire strumenti strutturali in grado di proteggere la competitività del comparto.

Le richieste dell’autotrasporto

Nel corso dell’assemblea, il presidente di Confartigianato Trasporti Claudio Riva ha indicato alcune priorità della categoria: interventi mirati a favore delle imprese maggiormente esposte al caro gasolio, strumenti strutturali di compensazione, sblocco dei 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco veicolare, tutela degli investimenti e revisione delle regole europee relative ai tempi di guida e di riposo.

Al confronto hanno partecipato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il viceministro Edoardo Rixi, la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano e il presidente della Commissione Trasporti della Camera Salvatore Deidda.

Dal confronto sono arrivati alcuni impegni indicati dalla rappresentanza del settore.

Il Governo ha indicato il 20 ottobre come data per l’avvio delle erogazioni dei crediti d’imposta, con una previsione di circa 2.000 pratiche lavorate ogni giorno.

Rixi ha inoltre annunciato la ricerca di ulteriori 80-90 milioni di euro per consentire la copertura integrale delle richieste e l’obiettivo di estendere la compensazione almeno fino a marzo 2027.

Rinnovo del parco veicolare

Un altro capitolo riguarda il rinnovo dei mezzi.

Per i 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco veicolare nel periodo 2027-2031, secondo quanto emerso dall’incontro, è attesa entro la fine di ottobre la firma del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Annunciato inoltre l’insediamento, entro ottobre, della Consulta dell’autotrasporto e una nuova iniziativa italiana a Bruxelles sulla disciplina europea dei tempi di guida e di riposo.

Per Confartigianato si tratta di impegni rilevanti, frutto anche del confronto diretto con il Governo. Ma la posizione dell’associazione è che le misure annunciate debbano ora trasformarsi rapidamente in provvedimenti concreti.

«Quanto resterà sulle spalle delle imprese?»

Il punto centrale, secondo Confartigianato Taranto, è comprendere quale quota degli extracosti resterà effettivamente a carico delle imprese.

«Sono risposte importanti – sottolinea l’associazione – ma non sono ancora sufficienti rispetto alla dimensione degli extracosti sostenuti».

La domanda diventa quindi immediata: dei 11.227 euro di maggiori costi per camion calcolati nella simulazione, quanto verrà effettivamente recuperato attraverso gli interventi pubblici e quanto rimarrà invece sui bilanci delle aziende?

Un interrogativo che assume particolare rilevanza per le piccole imprese dell’autotrasporto, spesso caratterizzate da margini operativi più contenuti e da una maggiore esposizione alle oscillazioni dei costi energetici.

Il problema strutturale dell’energia

Per Confartigianato Taranto, tuttavia, il caro gasolio rappresenta soltanto la manifestazione più immediata di un problema più ampio: il costo dell’energia per il sistema produttivo italiano.

Da qui la riflessione dell’associazione sul ruolo dello Stato nel settore energetico.

L’introduzione da parte di Eni di un tetto sulla propria rete, indicato nel comunicato a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, viene considerata una notizia positiva. Ma proprio questa circostanza riapre, secondo Confartigianato, una questione di carattere strategico.

L’associazione richiama infatti la presenza dello Stato italiano nel capitale di Eni, direttamente e attraverso Cassa Depositi e Prestiti, per interrogarsi sull’opportunità di mantenere una presenza industriale pubblica significativa in un settore considerato strategico.

Il ragionamento proposto non riguarda l’idea di fissare per decreto il prezzo dei carburanti, né considera una partecipazione pubblica come soluzione automatica al problema dei prezzi.

Il tema, piuttosto, è quello delle leve disponibili per intervenire nelle fasi di crisi.

«Il mercato deve fare il mercato, ma lo Stato non può limitarsi a guardare»

La posizione di Confartigianato Taranto è quindi orientata verso un ruolo industriale strategico dello Stato nel settore energetico, anche attraverso proprietà e partecipazioni pubbliche.

Secondo l’associazione, ristori e crediti d’imposta sono strumenti necessari per affrontare l’emergenza, ma non possono diventare l’unica risposta ogni volta che una nuova crisi energetica colpisce il sistema produttivo.

La questione riguarda infatti la competitività complessiva del Paese: dal costo dell’energia dipendono, secondo Confartigianato, i costi di produzione delle imprese, il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità del sistema industriale di competere sui mercati.

Taranto paga un extracosto energetico

Il tema assume una dimensione ancora più concreta guardando alla situazione della provincia di Taranto.

Secondo una stima dell’Ufficio Studi di Confartigianato, le piccole imprese della provincia sostengono un extracosto dell’energia elettrica quantificato in circa 100 milioni di euro rispetto alla media europea.

Il dato, sempre secondo l’elaborazione citata dall’associazione, colloca Taranto al quarto posto tra le province italiane per valore dell’extracosto.

Una cifra che porta direttamente il tema energetico dentro la discussione sul futuro economico del territorio.

Porto, industria e competitività

Mentre Taranto affronta le grandi questioni legate al porto, alla logistica, alla diversificazione produttiva e al futuro dell’ex Ilva, il costo dell’energia e quello dei trasporti diventano elementi che incidono direttamente sulla capacità delle imprese di competere.

Investimenti infrastrutturali, nuovi insediamenti e politiche industriali devono infatti confrontarsi con i costi quotidiani sostenuti dalle aziende.

La domanda posta da Confartigianato è quindi semplice ma centrale: quanto costa oggi produrre e trasportare da Taranto rispetto ai territori concorrenti?

Se un’impresa deve sostenere costi energetici e logistici superiori rispetto ai propri competitor, una parte della competitività viene inevitabilmente compromessa.

Dall’emergenza a una strategia

Il confronto nazionale sull’autotrasporto ha prodotto impegni che ora dovranno essere tradotti in atti concreti, ma per Confartigianato Taranto la partita non può esaurirsi con le misure emergenziali.

La questione del caro gasolio conduce direttamente a quella, più ampia, della politica energetica nazionale e della competitività del sistema produttivo.

Ristori e crediti d’imposta possono contribuire ad affrontare l’emergenza. Ma la sfida di medio e lungo periodo consiste nel creare condizioni strutturali affinché le imprese italiane possano produrre e trasportare a costi competitivi.

È questa, secondo Confartigianato Taranto, la vera partita che si apre dopo l’assemblea nazionale: non soltanto compensare i costi già sostenuti, ma costruire una politica energetica e industriale capace di prevenirne l’impatto sulla competitività delle imprese.

«Il mercato deve fare il mercato – è la conclusione dell’associazione – ma lo Stato non può limitarsi a guardare».

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