Il piano assunzionale 2026 della sanità pugliese finisce nel mirino dell’UDC. Il responsabile del Dipartimento Sanità del partito in Puglia, Emiliano Messina, ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione Antonio Decaro, contestando la distribuzione delle nuove assunzioni e chiedendo maggiore chiarezza sulla destinazione delle risorse.
La Giunta regionale ha approvato il 30 settembre i Piani assunzionali 2026 delle Aziende e degli Enti del Servizio sanitario regionale, autorizzando 753 assunzioni a valere sul Fondo sanitario nazionale, per un importo complessivo di 66.322.507,87 euro. A queste si aggiungono, secondo quanto comunicato dalla Regione, altre 259 unità finanziate attraverso PNES e PNRR, portando il totale a 1.012 unità.
È proprio sulla composizione delle 753 assunzioni che si concentra la critica di Messina. Il piano prevede 480 medici, 10 dirigenti sanitari, 5 dirigenti tecnico-professionali, 6 dirigenti veterinari, 2 dirigenti amministrativi, 129 unità di personale sanitario, 42 infermieri, 19 OSS, 3 amministrativi e 57 tecnici di laboratorio e radiologia.
«È un provvedimento strategicamente rilevante, ma assolutamente insufficiente a soddisfare il fabbisogno delle strutture e a rispondere alle priorità assistenziali», sostiene Messina, secondo il quale il principale nodo riguarda proprio l’equilibrio tra personale medico e personale del comparto.
L’esponente dell’UDC precisa di non voler mettere in discussione la necessità di reclutare nuovi medici. «Il loro apporto è indispensabile», afferma, ma secondo la sua valutazione la composizione degli organici non sarebbe sufficiente ad affrontare le difficoltà quotidiane di reparti, pronto soccorso e servizi territoriali.
Il nodo di infermieri e OSS
Secondo Messina, la presenza limitata di infermieri, operatori sociosanitari e altre figure assistenziali rischia di incidere sulla continuità dell’assistenza e sulle condizioni di lavoro del personale.
La questione si intreccia anche con il monitoraggio delle prestazioni aggiuntive previsto dalla stessa delibera regionale. Il provvedimento stabilisce infatti un monitoraggio mensile delle ore effettuate e dei relativi costi per Unità Operativa, anche in relazione alla carenza di organico e all’abbattimento delle liste d’attesa.
Da qui l’interrogativo posto dall’UDC: se infermieri, OSS e altre professionalità del comparto sono indispensabili per garantire il funzionamento dei servizi, perché il loro peso nel piano assunzionale è così contenuto?
Per Messina, l’aumento della componente medica non sarebbe sufficiente se restassero scoperte le figure professionali che assicurano l’assistenza quotidiana ai pazienti.
La richiesta di trasparenza
Nella lettera aperta indirizzata a Decaro, il responsabile del Dipartimento Sanità UDC Puglia chiede che siano rese pubbliche, in maniera chiara e facilmente consultabile, le informazioni relative alla distribuzione delle nuove risorse.
In particolare, Messina chiede il dettaglio delle assunzioni per ciascuna Azienda sanitaria, la ripartizione dei posti tra medici, infermieri, OSS, altre professioni sanitarie e personale amministrativo, distinta per singola ASL, oltre alle scoperture che hanno determinato le scelte.
Tra le richieste figura anche l’indicazione dell’impatto previsto sulla riduzione delle liste d’attesa.
La Regione, dal canto suo, ha precisato che le Aziende e gli Enti del Servizio sanitario regionale dovranno effettuare le assunzioni nel rispetto dei profili professionali, delle discipline e delle Unità Operative indicate nei rispettivi piani, entro i limiti dei tetti di spesa e del fabbisogno di personale autorizzato.
“Non conta soltanto il numero delle assunzioni”
Per l’UDC Puglia, dunque, la valutazione del piano non può fermarsi al dato complessivo delle nuove assunzioni.
«Occorre considerare la composizione degli organici, le necessità dei territori, le condizioni degli operatori e la qualità delle cure offerte alla popolazione», sostiene Messina.
L’esponente centrista definisce infine il provvedimento «un’occasione sprecata», esprimendo preoccupazione per le conseguenze che, a suo giudizio, potrebbero ricadere sulle diverse province pugliesi.
La questione ora si sposta sul terreno del confronto politico e istituzionale: da una parte il piano regionale, che autorizza 753 assunzioni finanziate dal Fondo sanitario nazionale e ulteriori 259 unità attraverso fondi vincolati; dall’altra le richieste dell’UDC di conoscere nel dettaglio dove saranno collocate le nuove risorse e quali carenze di personale si intendano concretamente affrontare.















