di Maurizio Corvino
Il Taranto affonda a Canosa. Un 3-0 pesante, maturato soprattutto nella ripresa, che non soltanto consegna tre punti alla formazione di casa, ma rischia di cancellare in novanta minuti i segnali di crescita intravisti nelle precedenti uscite. La squadra di Luca Tiozzo è apparsa fragile, spenta, senza idee e soprattutto incapace di reagire nei momenti decisivi della partita.
Quello che avrebbe dovuto rappresentare il primo vero esame di maturità per i rossoblù si è trasformato in una pesante bocciatura. Il Canosa ha mostrato maggiore voglia, fame e determinazione, conquistando una vittoria che va ben oltre il semplice risultato e che riporta prepotentemente al centro del dibattito i limiti strutturali di una squadra costruita per primeggiare.
Un primo tempo equilibrato, poi il blackout
Per una frazione di gioco il Taranto aveva dato l’impressione di poter controllare la partita. Possesso palla, ritmi bassi e un atteggiamento prudente avevano permesso agli uomini di Tiozzo di mantenere l’equilibrio, senza tuttavia riuscire a costruire concrete occasioni da rete.
Nella ripresa, però, lo scenario è completamente cambiato. Il castello tattico costruito dall’allenatore rossoblù ha iniziato a sgretolarsi sotto il peso degli errori individuali e di una crescente fragilità mentale.
Al 50′ è arrivato il primo episodio destinato a cambiare la partita. Un’ingenuità di Morales ha concesso al Canosa un calcio di rigore, trasformato con freddezza da Lavopa. Un errore pesante, soprattutto per un giocatore esperto, che ha finito per compromettere le certezze della retroguardia ionica.
La difesa perde certezze
Il gol dello svantaggio avrebbe dovuto produrre una reazione. È accaduto esattamente il contrario. Il Taranto ha perso ordine, lucidità e distanze tra i reparti, lasciando al Canosa spazi che una squadra determinata a competere per le posizioni di vertice non può concedere.
Al 58′ è arrivato il raddoppio. Bernaola, lasciato clamorosamente libero, ha avuto tutto il tempo necessario per colpire e realizzare un’autentica prodezza balistica. Un gesto tecnico di grande qualità, certamente, ma favorito da una marcatura e da un atteggiamento difensivo tutt’altro che impeccabili.
La partita, a quel punto, era ormai indirizzata. Il Taranto non ha trovato la forza per riaprirla e nel finale è arrivato anche il terzo gol, all’86’, ancora dagli undici metri, su un episodio che ha lasciato più di qualche perplessità per la generosità della decisione arbitrale.
Una sconfitta che mortifica una piazza
Il problema, però, non è soltanto il risultato. Sono soprattutto le modalità con cui è maturato a fare male alla tifoseria rossoblù.
Per una piazza come Taranto, abituata a ben altri palcoscenici e con una storia calcistica che pesa, affrontare l’Eccellenza rappresenta già una ferita difficile da rimarginare. Vedere oggi la propria squadra perdere in questo modo contro una realtà di provincia, diventando persino bersaglio di ironie e sberleffi sui social, rende la sconfitta ancora più amara.
La tifoseria tarantina ha dimostrato ancora una volta di essere presente e di sostenere la squadra. Non ha più nulla da dimostrare. È la squadra, semmai, a dover dimostrare di essere all’altezza della maglia che indossa e delle aspettative di una città intera.
Una campagna acquisti che presenta il conto
Ridurre il 3-0 di Canosa a una semplice giornata negativa o agli errori dei singoli, tuttavia, sarebbe un errore di analisi. La partita ha fatto emergere problemi che arrivano da lontano e che riguardano anche le scelte compiute durante la costruzione della squadra.
La sensazione è che la campagna acquisti estiva non abbia risolto alcune lacune strutturali. Gli ultimi innesti possono certamente ampliare le possibilità di rotazione a disposizione dell’allenatore, ma non sembrano aver modificato in maniera sostanziale l’equilibrio complessivo della rosa.
Il nodo più evidente riguarda il settore degli under. Il Taranto si è presentato alla stagione con un parco giovani numericamente limitato e senza una strategia che apparisse realmente definita. Fin dal ritiro non è stato sempre chiaro quale dovesse essere la collocazione tattica dei giovani e quale fosse il progetto tecnico costruito attorno a loro.
Una situazione che inevitabilmente finisce per condizionare le scelte dell’allenatore, riducendo le alternative e incidendo sull’equilibrio tattico della squadra.
L’attacco non reagisce
C’è poi un dato che fotografa meglio di qualsiasi considerazione la difficoltà del pomeriggio rossoblù: il primo tiro nello specchio della porta avversaria è arrivato soltanto al 93′.
Un dato impietoso.
Dopo aver incassato il gol dell’1-0, il Taranto non è riuscito a produrre una reazione offensiva degna di questo nome. Nessuna vera pressione, poche idee, pochissima incisività negli ultimi metri.
Una squadra che ambisce a vincere il campionato non può permettersi di sparire dal campo dopo aver subito una rete. Soprattutto quando si trova di fronte a un avversario che, una volta acquisito il vantaggio, ha trovato entusiasmo, spazi e convinzione.
Tiozzo chiamato a una nuova svolta
Adesso il compito di Luca Tiozzo diventa particolarmente delicato. Il tecnico dovrà lavorare innanzitutto sulla testa dei suoi giocatori, oltre che sugli aspetti tattici.
Il Taranto deve ritrovare compattezza, personalità e soprattutto una precisa identità. Non basta avere giocatori di qualità se poi la squadra non riesce a trasformare il proprio potenziale in prestazioni convincenti.
La sconfitta di Canosa rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Il campionato è ancora lungo, ma per pensare di riaprire realmente la corsa al vertice serve una reazione immediata.
Serve una svolta, anche societaria
La sensazione, alla luce di quanto visto a Canosa, è che non basti soltanto una svolta sul piano tecnico e mentale. Potrebbe servire anche una nuova riflessione sul mercato.
A Taranto, per storia, piazza e ambizioni, ci sono giocatori che potrebbero arrivare con entusiasmo. Ma servono investimenti adeguati, scelte mirate e soprattutto una strategia chiara.
Il pallone deve tornare al centro del villaggio. Perché il Taranto non può permettersi altre mortificazioni e una piazza come quella rossoblù non può essere costretta a vivere una stagione di sofferenza senza una prospettiva concreta.
Il 3-0 di Canosa, dunque, non deve essere soltanto archiviato come una brutta domenica. Deve diventare una fotografia impietosa dalla quale ripartire. La squadra, l’allenatore e la società sono chiamati a dare risposte. E dovranno arrivare presto.















