di Luca Chianura
«Non c’è niente di nuovo» e «Ma che colpa abbiamo noi». Due canzoni portate al successo nella seconda metà degli anni Sessanta, per dirla alla maniera di Gianni Minà, che non è più tra noi, e di Marino Bartoletti, quando si parla dei mitici anni Sessanta, interpretate da grandi gruppi come i Camaleonti e i Rokes.
Oggi, però, quelle due canzoni sembrano calzare a pennello per fotografare il momento del Taranto. Il pesante e meritato 3-0 incassato allo stadio San Sabino contro il Canosa rappresenta una disfatta che va ben oltre il risultato. È una sconfitta che fa male alla città, alla famiglia Ladisa, che sta profondendo energie, ingenti sforzi economici e risorse, e soprattutto al popolo rossoblù.
Una sconfitta che racconta molti problemi
Il risultato di Canosa certifica quelli che sono ormai evidenti limiti tecnici e caratteriali di una squadra allestita male, con un organico numericamente folto, ma composto da troppi nomi e cognomi altisonanti e da ingaggi faraonici che, almeno fino a questo momento, non hanno prodotto sul campo il rendimento atteso.
In questo campionato servono calciatori esperti nei ruoli fondamentali, ma anche tanti giovani motivati, ambiziosi, affamati e soprattutto desiderosi di correre e lottare per oltre novanta minuti.
Il Canosa ha dimostrato di possedere queste caratteristiche. Il Taranto, invece, ancora una volta ha evidenziato di essere una squadra alla quale manca qualcosa sul piano della fame agonistica e della continuità.
La difesa, un’altra volta sotto accusa
Partiamo dalla porta. Un portiere navigato come Lombardo non può trovarsi fuori dai pali in occasione dell’eurogol di Bernaola. Sul gesto tecnico del giocatore del Canosa nulla da dire: una conclusione splendida. Ma la posizione del portiere rossoblù ha inevitabilmente alimentato qualche interrogativo.
Lombardo, invece, non poteva fare nulla sui due calci di rigore trasformati da Lavopa e Castro.
La difesa composta da Morales, Lanzolla e Guastamacchia ha invece grosse colpe sulle reti realizzate dai padroni di casa.
Su tutti Morales, autore del fallo da rigore su Lattanzio Lavopa. Il calciatore del Canosa ha ringraziato per la frittata servita e dagli undici metri ha battuto Lombardo, portando in vantaggio la formazione di casa.
Una leggerezza che un giocatore della sua esperienza non dovrebbe concedersi in una partita di questo peso.
Il centrocampo non costruisce
Anche il centrocampo formato da Hadziosmanovic, Vukoja, Skoric e Lupo ha mostrato evidenti difficoltà, soprattutto nella costruzione della manovra e nella spinta sulle corsie esterne.
Purtroppo, anche questa non è una novità.
Il Taranto continua a mostrare difficoltà nel dare ritmo e continuità alla propria azione, soprattutto quando l’avversario alza intensità e pressione.
Ha fatto rumore, inoltre, l’assenza per scelta tecnica di Di Paolantonio e Angiulli. Una decisione che ha aperto un ampio dibattito sui social network e nei gruppi WhatsApp del popolo rossoblù.
Sono interrogativi ai quali sarà il campo, prima ancora delle parole, a dover dare una risposta.
Skoric, ammonito, è stato sostituito al 35′ del primo tempo da Bonavolontà. Un cambio che testimonia anche la difficoltà del momento e la necessità di intervenire rapidamente per modificare l’inerzia della partita.
L’attacco non tira mai in porta
Davanti, il trio composto da Soldani, Losavio e Taurino è stato troppo poco assistito.
Il dato più significativo è anche quello più impietoso: il Taranto non è riuscito a rendersi concretamente pericoloso e non ha praticamente mai trovato la conclusione nello specchio della porta.
Gli ingressi di Bonavolontà, Saraniti, Falzerano, Odia e Rajkovic non hanno prodotto gli effetti sperati.
Il problema, quindi, non può essere attribuito soltanto agli attaccanti. Se una squadra non costruisce gioco, non accompagna l’azione e non porta palloni giocabili negli ultimi venti metri, anche i migliori interpreti offensivi finiscono inevitabilmente per essere isolati.
Il Canosa ha avuto più fame
Dall’altra parte c’era un Canosa costruito, attrezzato e soprattutto temprato caratterialmente per puntare alla vittoria del Campionato Regionale di Eccellenza.
La squadra di casa ha giocato con maggiore determinazione, ha saputo approfittare degli errori del Taranto e, una volta trovato il vantaggio, ha acquisito ulteriore fiducia.
Il 3-0 non è quindi soltanto una conseguenza degli episodi. È il risultato di una prestazione nella quale il Canosa ha dimostrato di avere qualcosa in più sotto il profilo della voglia, della fame e della determinazione.
Adesso serve una reazione
Il Taranto tornerà ad allenarsi domani pomeriggio allo stadio Italia di Massafra, in vista della gara interna di domenica pomeriggio contro l’Ugento.
Non c’è tempo da perdere.
Il pesante tonfo di Canosa deve essere riscattato immediatamente. Luca Tiozzo e il direttore sportivo Francesco Montervino, nel chiuso dello spogliatoio, dovranno richiamare all’ordine e alla responsabilità tutto il gruppo squadra.
Il -7 dalla capolista Squinzano può ancora essere recuperato. Ma per riuscirci occorre ritrovare rapidamente motivazioni, risorse psicofisiche e soprattutto quella voglia di reagire alle avversità e alle difficoltà che è mancata a Canosa.
I mezzi e le potenzialità esistono. Adesso devono essere sfruttati a pieno regime.
La famiglia Ladisa e una città che meritano risposte
La sconfitta del San Sabino non può essere letta senza considerare anche gli sforzi compiuti dalla famiglia Ladisa.
La società sta investendo risorse importanti e sta cercando di garantire al Taranto una struttura adeguata alle ambizioni della piazza.
Proprio per questo il 3-0 fa ancora più male.
Una città come Taranto, una tifoseria come quella rossoblù e una proprietà che sta sostenendo economicamente il progetto hanno diritto a vedere una squadra capace di lottare fino all’ultimo secondo.
Il campionato è ancora lungo, ma non si può continuare a rimandare l’appuntamento con la svolta.
Gli auguri ad Antonio Procacci
Una parentesi, infine, per una notizia che riguarda il mondo dell’informazione.
Il collega Antonio Procacci è il nuovo direttore de L’Edicola e de La Sentinella del Canavese, testate della famiglia Ladisa. Procacci subentra a Lorena Saracino, dopo un lungo percorso professionale maturato per ventitré anni a TGNORBA24, dove ha ricoperto anche l’incarico di vicedirettore.
Dalla nostra redazione i migliori auguri di buon lavoro ad Antonio Procacci per il nuovo prestigioso incarico.
Una squadra da ritrovare
Questo editoriale vuole essere duro dove necessario, perché il momento lo impone.
Non c’è voglia di puntare il dito contro qualcuno, ma la consapevolezza che una sconfitta come quella di Canosa debba servire a tutti per comprendere cosa non sta funzionando.
Il Taranto ha ancora la possibilità di rimettersi in carreggiata. Ma deve farlo subito.
La maglia rossoblù impone rispetto, sacrificio e responsabilità. Il popolo rossoblù non chiede miracoli: chiede una squadra che corra, che lotti e che non si arrenda alle prime difficoltà.
A Canosa questo non si è visto.
Contro l’Ugento dovrà essere un’altra storia.















