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Marco Gautieri: «A Taranto sarà un privilegio giocare davanti a oltre diecimila spettatori»

Marco Gautieri: «A Taranto sarà un privilegio giocare davanti a oltre diecimila spettatori»

L’esterno classe 1999 dello Squinzano, figlio dell’ex allenatore rossoblù Carmine Gautieri, si racconta alla vigilia della sfida dello Iacovone: «Non ci nascondiamo più, ma dobbiamo continuare a migliorarci. Il Taranto merita di riappropriarsi del suo blasone»

di Alessandra Carpino

L’interpretazione ideale di un ruolo ed un’osmosi di ambizione ed equilibrio. La miglior versione di sé, fra passione per il proprio mestiere, ispirazione nelle proprie scelte e la magia di un dono di famiglia da custodire. Non teme di accettare scommesse, di adottare nuove prospettive, Marco Gautieri: classe ‘99, figlio d’arte, il suo è un viaggio maturo, professionale, che non smarrisce la dimensione ludica e che promette positive evoluzioni, tra progetti, spirito di sacrificio e forte personalità. 

Esordio nel campionato di Eccellenza Puglia, un trasferimento da identico torneo in Campania, dopo due stagioni agonistiche disputate ad alti livelli di titolarità nelle fila della Virtus Stabia: Marco Gautieri ha accolto con razionalità e con euforia l’avventura proposta dal neopromosso Squinzano. E’ subito exploit, ma nel calcio il progetto e la campagna acquisti funzionale sottendono ad ogni effetto straordinario. 

Mi avevano parlato molto bene dell’Eccellenza Pugliese, mi avevano detto che fosse un campionato affascinante e soprattutto difficile e così si sta dimostrando. A differenza del girone campano, qui è molto più equilibrato: le squadre da prima fascia, quando se la giocano con altre di caratura presunta inferiore, devono garantire il massimo, altrimenti non basta per ottenere il risultato. Ho trovato una società che non ci fa mancare nulla, ambiziosa e davvero molto organizzata. Siamo una sorpresa, forse lo eravamo un mese fa: ora iniziamo ad essere una certezza ma, nel momento in cui si nota che le formazioni avversarie ti affrontano con un piglio diverso, ci deve piacere, perché la domenica il 100% può non bastare. Ci deve spingere ad offrire sempre qualcosa in più per poter conquistare il bottino fondamentale dei tre punti. 

Uno Squinzano votato alla programmazione ed alla stabilità, attuale vice capolista in una zona play off embrionale ma già contraddistinta da cifre e peculiarità autorevoli, come la sicurezza in fase di non possesso e la disinvoltura in trasferta. Un’identità tattica precisa: come si colloca Marco Gautieri nelle strategie del trainer Gianfranco Funaro? 

Noi non ci nascondiamo più, sarei bugiardo ad affermare il contrario. Però cerchiamo sempre di mantenere i piedi saldi per terra: conosciamo il nostro potenziale ma, allo stesso tempo, sappiamo che possiamo e dobbiamo migliorarci, giorno per giorno, settimana dopo settimana, partita dopo partita. Siamo consapevoli che esistano formazioni dal valore più elevato del nostro, ma noi studiamo e ci applichiamo per  ritagliare un posto ai vertici, come stiamo facendo e continueremo a fare. Personalmente, desidero offrire la mia completa disponibilità al mister ed alla squadra, mi concentro sempre nel donare tutto me stesso alla causa. Per me viene prima il gruppo, dopo, in automatico, il successo personale. 

Tra dinamismo ed istinto, tra talento e crescita tecnica, tra dedizione atletica e confezione di gol determinanti: come ama descrivere se stesso, Marco Gautieri?

Sono principalmente un esterno, un quinto, un terzino in una difesa a quattro: se posso trovarmi una qualità, direi la corsa. Mi piace correre sulla fascia, mi fanno correre, è questa la mia caratteristica principale. Talvolta sì, riesco anche a realizzare qualche gol, però il mio compito prioritario equivale a far segnare i miei compagni. 

Quali sono i criteri per affrontare nel modo migliore un campionato di Eccellenza, sia sui piani alti, sia per la lotta alla sopravvivenza?

Nella mia piccola ed umile carriera, ho imparato che bisogna avere equilibrio: per me è la peculiarità fondamentale che deve possedere una squadra, preferibilmente trasmessa dalla società di appartenenza. Quando si vince, sei bravo ma non sei un fenomeno; quando perdi, non sei scarso: preservare la linea che tiene sempre sull’attenti tutti. Basta osservare i campionati più alti come la serie A: tutte le squadre, anche le più quotate, sono destinate ad attraversare periodi delicati. Dal mio punto di vista, se una compagine o un club possiedono la giusta coerenza, si può superare ogni avversità. 

Vigilia di big match a Taranto: ti aspettavi un avvio così confusionario e destabilizzante da parte della formazione ionica? Lo Squinzano affronterà una squadra al suo terzo cambio di amministrazione in panchina, con le redini affidate pro tempore al giovane trainer Camassa, classico ruolo di “traghettatore”. 

Dopo i play off disputati la scorsa estate, penso che tutti gli addetti ai lavori, e non solo inerenti al nostro campionato, non si aspettassero che il Taranto potesse ripartire in questo modo. Sicuramente ne uscirà fuori, perché una piazza simile nutre motivazioni importanti. Sinceramente, noi stiamo preparando questa partita come tutte le altre, consapevoli del valore dell’organico rossoblu, il quale non ha bisogno di presentazioni. Ci stiamo allenando e stiamo analizzando ogni dettaglio tranquillamente, consci del fatto che affronteremo una squadra che sta vivendo un momento difficile. La continuità nel calcio è fondamentale. Queste sono gare che auguro, ad ogni ragazzo che pratica questo sport, di poter vivere almeno una volta nella vita: non capita ogni domenica di esibirsi davanti ad oltre diecimila spettatori, è un privilegio che crea stimoli naturali. Sappiamo che affronteremo un Taranto con delle ferite, siamo consapevoli delle insidie e delle difficoltà ma, soprattutto sotto questo aspetto, ci aspettiamo un avversario deciso a confermare il rendimento brillante fra le mura amiche. Ci stiamo preparando al meglio per rendergli la vita più difficile!

Una sfida di cartello, due organici grandi firme a confronto: l’allestimento del Taranto e dello Squinzano ha beneficiato dell’inserimento di atleti avvezzi a categorie superiori, i quali hanno accettato missioni affascinanti. 

Vero. Domenica sarà un bel vedere per il pubblico: entrambe le compagini vantano giocatori di spessore, nelle nostre fila spiccano elementi come Simone D’Anna e Nicola Citro che non hanno bisogno di presentazioni. Per noi è un onore giocare insieme con professionisti che raccontano esperienze diverse e che dispensano consigli: temprare se stessi al cospetto di un club dalla storia altisonante come Taranto è un premio. 

Gli intrecci del Fato: tuo padre Carmine è stato l’ultimo allenatore ingaggiato dal Taranto nel contesto professionistico della serie C, durante la turbolenta estate del 2024 e prima del disimpegno attestato dal presidente Massimo Giove. Ha guidato la squadra rossoblu, esibendosi nello storico stadio “Erasmo Iacovone”. A due anni di distanza, tu sarai di scena nel nuovo impianto gioiello, in una categoria precedentemente sconosciuta allo stesso capoluogo ionico. 

Non avrei nemmeno sognato un avvicendamento simile! Mio padre ha avuto il privilegio di allenare il Taranto, purtroppo in un momento complicato, del quale abbiamo conosciuto l’evoluzione negativa. Lo seguivo, ero informato sulle enormi difficoltà che ha dovuto fronteggiare insieme col suo gruppo: speravamo tutti che le cose potessero cambiare, non è andata così. Dispiace vedere il Taranto in una categoria mai sperimentata nella sua gloriosa storia: merita di riappropriarsi del suo blasone. 

Figlio d’arte, l’essenza del calcio ha permeato la tua vita: Carmine Gautieri ha rappresentato il prototipo dell’esterno destro, ha militato in molte compagini di massima categoria, tra le quali emergono le esperienze con le maglie della Roma, dell’Atalanta, del Bari, del Piacenza. 

Mio padre Carmine mi ha trasmesso la passione per il calcio, era inevitabile. Ed io l’ho sempre seguito, in tutti gli allenamenti ed in tutte le partite: ero quel bambino che la domenica poteva entrare in campo insieme con lui. Mi piace dire che ho respirato calcio, spogliatoi belli sin da piccolo: è un’ispirazione che mi ha regalato lui. Sinceramente non vivo con la pressione di avere un cognome noto nel mondo del professionismo calcistico: mi piace dedicarmi a questo sport per i valori che condivido, mi piace conoscere nuovi compagni, mi piace vivere nuove avventure. Quest’anno lo sto facendo in un ambiente davvero sano ed entusiasta, cerco di godermi tutto. Io sono Marco e mi piace essere ricordato come tale: il mio percorso è diverso, cerco sempre di onorarlo con l’abnegazione per il lavoro, mi concentro sugli obiettivi, a prescindere dalle categorie. Senza il rispetto delle regole e verso i propri sogni, sarebbe tempo perso, sprecato. Penso al presente, gioisco per il momento, cerco di migliorarmi costantemente, auspicando di raggiungere i traguardi da me prefissati. 

Carmine Gautieri è stato protagonista con il suo gruppo in una porzione di campionato anomala, in un cosiddetto “vuoto di potere”, durante il quale si è instaurata una sinergia con la stampa, propedeutica ad inviare appelli per tutelare il calcio in riva allo Ionio. Si è confidato con te in merito alla piazza rossoblu? 

Sembra surreale, ma noi non parliamo quasi mai di calcio. Da mio padre non ho mai sentito un “bravo” o un “potevi fare meglio”: lui mi ha sempre chiesto “ti sei divertito?” ed io gli rispondevo con entusiasmo o con tristezza, secondo le circostanze. E’ stato l’aspetto più importante. Lui ha forse vissuto la sua esperienza a Taranto in maniera negativa, perché il pubblico era in contestazione verso la dirigenza: non è riuscito ad assimilare quel calore che la città e la sua tifoseria elargiscono da sempre. Purtroppo anche i fallimenti fanno parte del percorso di vita. 

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