“Lui è mio zio, Giuseppe, tifoso del Cerignola ed ex tifoso del Foggia. Adesso vi spiego perché. Ad inizio campionato la prima cosa che ha detto a me ed ai miei cugini è stata “vedete quando giochiamo a Foggia e segnate quella data in rosso, allo “Zaccheria” dobbiamo andare tutti insieme”. Così durante queste lunghe settimane di attesa aumentavano i racconti del vecchio Foggia e ci ha raccontato di quando Il Foggia ha battuto l’Inter del Mago Herrera e soprattutto di Zemanlandia. Ma questa storia la conosciamo anche noi. Oggi, arriviamo ad oggi. Andiamo allo “Zaccheria”, con noi tanti e tanti tifosi del Cerignola. Bello, bellissimo. Vediamo tanti bambini e siamo felici, ancora di più. La nostra partita finisce ad inizio secondo tempo. In un attimo mi volto e vedo mio zio e mio cugino doloranti con le mani in testa. Non capisco, nessuno attorno a noi capisce. Qualcuno aveva deciso di lanciare verso di noi, i “rivali”, oggetti, cosa abbiano lanciato non lo so, ma ha colpito ed anche bene. Il secondo tempo lo abbiamo passato vicino l’ambulanza e poi al pronto soccorso. Il Cerignola ha perso. Per noi ha perso, ancora una volta, il calcio sport di cui siamo o forse eravamo innamorati. Mio zio sicuramente non ci chiederà più di andare allo “Zaccheria”. Peccato.
Ho visto dopo l’episodio molti genitori scendere dalla curva con i propri figli per portarli al sicuro. Al sicuro. Anche per alcuni di loro la partita è finita in quel momento.
Peccato.”














