di Matteo Di Castri
Intervenuto in esclusiva ai microfoni di GiornaleRossoblu.it, Franco Sgrona è tornato a parlare del Taranto, analizzando il percorso della squadra rossoblù nell’ultima stagione e soffermandosi sui nodi principali che hanno caratterizzato il cammino fino alla finale playoff persa contro il Gladiator.
Partendo proprio dall’ultimo atto del campionato, l’ex direttore sportivo ha letto la sfida come una gara segnata dagli episodi, pur all’interno di un percorso complesso: “Il Gladiator pensa sia stato fortunato. Il Taranto ha avuto un avvio altalenante, l’esonero e il rientro di Danucci hanno sicuramente avuto delle ripercussioni nello spogliatoio, ma secondo me non c’è stata quella pressione da parte della dirigenza, che è stata sempre vicina. La società ha fatto di tutto, purtroppo è andata così. È stato sfortunato”.
Sgrona ha poi allargato l’analisi agli aspetti più profondi della stagione, individuando soprattutto una carenza sul piano caratteriale: “Quando vai a giocare a Taranto sei consapevole che quella maglia è pesante e devi tenerla stretta. Secondo me è mancata quella cattiveria agonistica che non ha fatto la differenza. Non è una colpa della società, anzi faccio i miei complimenti a Ladisa, però quest’anno è andata così”.
Tra i temi centrali del futuro rossoblù c’è anche quello legato alla guida tecnica. In queste ore circola con insistenza il nome di Nicola Ragno, profilo esperto e con una lunga carriera tra Serie D ed Eccellenza. Su questo punto Sgrona si dice favorevole: “Con i Ladisa ha già lavorato ai tempi del Monopoli, è molto intelligente. Secondo me può fare bene. È preparato, conosce bene la categoria come le sue tasche”.
Un passaggio importante anche sul rapporto tra squadra e tifoseria, soprattutto dopo le tensioni esplose al termine della finale playoff. Sgrona invita a leggere l’episodio come frutto della delusione: “I tarantini quando sono stato io erano fantastici. È stato un momento di rabbia, di delusione perché il tifoso tarantino vive per la squadra e per me non c’è nulla da ricostruire. Sarà stata la foga del momento che ha portato a quello che è successo”.
L’ex dirigente rossoblù ha poi sottolineato anche il valore dell’impianto sportivo cittadino, considerato un punto di forza per qualsiasi progetto futuro: “Quello stadio già era meraviglioso. Quando sono entrato la prima volta, o anche quando ci ho giocato contro, avevo la sensazione di essere al Bernabeu. È qualcosa di speciale”.
Infine, il legame personale con Taranto, una piazza che Sgrona non ha mai dimenticato: “Taranto per me è motivo di orgoglio. Nel 2019 si sono fatti degli sbagli, ero convinto di vincere ma alla fine è andata come è andata. Quando ripenso a quella squadra mi viene il magone. Taranto per me è come una seconda casa. Ho ancora il dente avvelenato perché con quella squadra dovevamo vincere. Penso che chiunque venga chiamato, vada a piedi”.
Parole che raccontano un legame profondo con una piazza che continua a lasciare il segno in chi l’ha vissuta da protagonista. Ora il Taranto guarda avanti, tra scelte tecniche e costruzione del nuovo progetto sportivo, con l’obiettivo di ritrovare stabilità e ambizione.














