L’emergenza epidemiologica che, ormai da quasi un mese, interessa l’Italia, sta comportando un rallentamento ,se non proprio la paralisi, dello sport nazionale che, ovviamente, deve garantire il diritto alla salute e alla sicurezza non solo degli atleti, ma di tutti gli addetti ai lavori, perché la situazione non consente di abbassare la guardia, anzi al contrario vengono rafforzate, con una serie di decreti, quelle misure atte a garantire la vita di tanti milioni di concittadini.
Trasportando la situazione al nostro sport, ovvero al basket, e in particolare alla Lowengrube Ad Maiora, poiché il campionato di serie B femminile è il terzo in ordine di importanza a livello nazionale, ma è gestito da un Comitato Regionale di riferimento (in questo caso quello della Campania) ed è di livello interregionale (i club partecipanti sono sei della Campania, tre della Puglia ed uno della Basilicata), per effetto delle disposizioni nazionali, proprio per la caratterizzazione regionale, gli stessi sono stati sospesi fino a nuove disposizioni.
La domanda che in tanti si pongono, ovviamente facendo riferimento al contesto attuale è la seguente: poiché il campionato, affinché termini la stagione regolare, deve vedere disputarsi l’ultima giornata e poi le successive code, inevitabili, di play off e play out, se non dovesse essere possibile concludere l’annata e quindi la disputa della lotteria degli spareggi, cosa succederà, per stabilire, con la premialità, le eventuali ammissioni alle fasi successive, sopratutto in ambito promozioni e retrocessioni?
Se nel calcio, questo scottante interrogativo se lo sono posti i vertici FIGC (tanto da convocare un Consiglio Federale, martedì prossimo 10 marzo), nel basket c’è un po’ più incertezza in quanto debbono coniugarsi tanti fattori coincidenti, tali da accontentare tutte le parti che contribuiscono, ogni domenica, a mettere in scena la gara di campionato.
Al momento la situazione potrebbe svilupparsi su tre scenari possibili.
Il primo, quello che vede attualmente la situazione epidemiologica in fase di curva ascendente (per intenderci con l’epidemia in espansione che continua a interessare un gran numero di persone e quindi lascia in allarme tutta la struttura nazionale sanitaria), consiglierebbe i vertici federali a chiudere la stagione, al momento della disputa dell’ultima turno giocato (22 febbraio), chiaramente la classifica sarebbe quella determinata da 17 delle 18 giornate programmate. La querelle inizierebbe quando la Fip Campania dovrebbe dichiarare le squadre vincenti nei vari campionati e, in questo caso, per la B femminile, con una situazione che vede le prime tre squadre raccolte in quattro punti e con due squadre in vetta a pari punti, con posizione stabilita dagli scontri diretti (attualmente premianti la Battipagliese), ma per gli spareggi nazionali, i posti per tale giostra, sarebbero stati due spettanti alla Campania, con possibilità di poter ripescare un altro club tra le perdenti le perdenti le semifinali.
A questo punto entrerebbe in gioco la Lowengrube perché, se ci fosse l’ulteriore posto spettante alla Puglia/Basilicata (in quanto girone interregionale interessante tre regioni), questo spetterebbe alla formazione rossoblu, per meritocrazia (3^ attualmente in classifica, ma resterà tale anche se si disputasse l’ultimo turno e finisse con qualunque risultato).
La seconda ipotesi, sarebbe quella più auspicata, ma che attualmente la meno preventivabile, ovvero la disputa delle gare a porte chiuse che comporterebbe, a parte i rischi sulla salute e sicurezza di coloro che potrebbero entrare nell’impianto, problemi per l’organizzazione del match (come quello di garantire che nessun estraneo possa accedere nel palazzetto), con costi veramente gravosi per i club.
La terza possibilità, anche ipotizzabile, è quella che non vengano presi in considerazione i risultati ottenuti e i campionati non siano riconosciuti per gli annali, non assegnando i cosiddetti titoli (promozioni e retrocessioni), ma in questo caso, a prescindere da Consigli Federali ad hoc per decretare questa via, potrebbero vedere club che adirebbero le vie della giustizia ordinaria, nonché quella sportiva perché tale modifica delle regole, dettate a due mesi dal termine della stagione sportiva, comporterebbe un danno econcomico alle società per i costi di gestione degli impianti, i rimborsi spesi di tutti gli addetti ai lavori (atlete comprese), insomma costringerebbe le società, a essere messe in ginocchio, nonché ad instaurare dei contenziosi civili con lungaggini nei procedimenti e nelle loro definizioni.
Motivi, ripetiamolo, ipotetici questi ultimi che lasciano irrisolta la risposta al quesito iniziale: che succederà ora?
Attendiamo e vediamo quando l’emergenza sanitaria passerà, ovvero nel momento in cui si avrà la cosiddetta parabola discendente, dopo il picco e dei contagi massimi, quali saranno gli scenari e se si potrà a tornare ad un minimo di normalità anche nello sport, oltre che alla vita quotidiana.
Chi vivrà, vedrà! recitavano i nostri avi e rimettiamoci al corso del tempo per valutare il nostro futuro.
Fabrizio Di Leo













