Con notevole stupore, nonché con immenso disgusto, nei giorni scorsi un ennesimo fatto increscioso ha contaminato le pagine degli organi di informazione ionici. Non siamo qui per ergerci al ruolo di moralizzatori, né per giudicare qualcuno, ma permetteteci di esprimere in piena libertà la nostra opinione. In un momento in cui la nostra nazione è in ginocchio, in un periodo storico drammatico a livello mondiale, attraverso ore palpitanti in cui ogni singolo cittadino rischia di dover lottare tra la vita e la morte, c’è chi “dedica” tempo e pensiero per continuare a contestare Massimo Giove.
Si registra uno stato di crisi interpretabile sotto diversi punti di vista, in primis quello sanitario, ma anche economico: riprendersi da tutto ciò sarà problematico, tanto da mettere in seria discussione le modalità esistenziali di ognuno di noi. Cerchiano di parlare degli argomenti che ci competono, con massima umiltà. Con animo allibito, consentiteci di condannare l’ulteriore gesto ripugnante, successivo alle iniziative intimidatorie annoverate nelle scorse settimane. Pensavamo che con le minacce al direttore sportivo De Santis si fosse toccato il fondo. Un atto vile, che ha infangato l’immagine dei tifosi del Taranto, nessuno escluso: supponiamo che anche il più ostile alla gestione Giove avrebbe evitato di tramare un’azione così riprovevole. E invece no, anche stavolta abbiamo sbagliato.
Si è andati oltre, con un gesto ancora più nauseabondo. Aldilà della gravità, ci sbalordiscono sia la tempistica che la modalità dello stesso. In un momento di estrema emergenza, per quale motivo si opterebbe per insistere nella contestazione a Massimo Giove, a tal punto da affiggere una testa di maiale, a corredo di uno stendardo contenente il semplice cognome del maggior azionista del Taranto, su una delle porte di accesso dello stadio Iacovone? Un’immagine raccapricciante, amplificata da un processo censurabile che, in relazione alle ultime annate agonistiche, s’inaugura col manichino macabro ideato contro il binomio presidenziale già composto da Elisabetta Zelatore (vittima anche di immagini indecorose e sessiste) ed Antonio Bongiovanni, continua con le minacce rivolte all’ex direttore generale Gino Montella, sino ad arrivare alle iniziative di carattere lugubre che stanno bersagliando il sodalizio ionico attuale, tra cartelli funebri e crani di animali.
Condanniamo l’ennesima esposizione macabra, dalla quale ognuno dovrebbe prendere le distanze. Rifiutiamo di pubblicare le immagini pervenute, quindi di concedere spazio all’ennesima indecenza che contribuisce a brutalizzare ulteriormente l’intera città di Taranto, la quale non merita di essere associata alla frustrazione malsana di un manipolo di facinorosi. Nel pieno rispetto di coloro che, per onore di cronaca, hanno dato spazio a questa notizia, invitiamo a non offrire più risalto alla stessa: non solo perché tutti stiamo vivendo l’esperienza drammatica della pandemia da Covid-19, ma anche perché, come cittadini, abbiamo una dignità da difendere. Lecito ed allarmante è l’interrogativo da risolvere circa le dinamiche relative all’attuazione della suddetta esposizione minacciosa: in un contesto che obbliga il cittadino ad adempiere alle misure restrittive imposte dai Decreti Ministeriali, quindi al rispetto del divieto di allontanarsi dalle proprie abitazioni, se non per motivi urgenti ed essenziali e previa compilazione del modulo di autocertificazione di ogni spostamento, ci si domanda come abbiano potuto agire indisturbati gli ideatori del gesto, nonostante le numerose pattuglie peregrinanti delle Forze dell’Ordine.
La nostra testata giornalistica non avrebbe pubblicato la foto in questione a prescindere dallo stato di crisi attuale: occorre frenare la diffusione di simili scelleratezze. Si badi bene: questa posizione non è stata assunta perché il presidente del Taranto è Massimo Giove, come qualcuno potrebbe ironizzare considerato che, spesso e con sarcasmo, la nostra è definita come una “testata amica”. Chi conosce tutti i componenti della nostra redazione, pubblicamente e privatamente, è consapevole che, sotto il profilo morale, avremmo condiviso tale decisione a prescindere dai nomi che qualificano la proprietà del Taranto Calcio.
Avremmo operato ugualmente per Zelatore e Bongiovanni, come per Nardoni, Campitiello, Blasi, D’Addario, Pieroni e chi più ne ha più ne metta. Crediamo che la guerra al “tutti contro tutti” non vada bene, è giusto rispettare il pensiero e le opinioni altrui, purché vengano espresse con educazione e rispetto. Siamo rimasti stupefatti da determinate “critiche gratuite” indirizzate, in maniera più o meno esplicita, al nostro giornale ed alle nostre trasmissioni, soprattutto in un contesto in cui le tematiche da affrontare dovrebbero essere altre. Potremmo essere anche etichettati come “domestici”, come qualcuno ci ha definito in relazione alla qualità “artigianale” dei nostri “prodotti” mediatici, ma preserveremo sempre la nostra coerenza, saremo sempre professionali nel rispetto delle regole, esporremo sempre le nostre idee senza ledere il prossimo.
Maurizio Mazzarella













