La Coppa Italia 1990/91 fu la 44^ edizione della manifestazione calcistica. Iniziò il 26 agosto 1990 e si concluse il 9 giugno 1991.
Fu vinta dalla Roma che se l’aggiudicò per la settima volta. In finale i giallorossi superarono la Sampdoria, Campione d’Italia di quell’anno che perse, fuori casa per 3 a 1, e pareggiò in casa per 1 a 1 .
Il Taranto del compianto Cavalier Donato Carelli e del mai dimenticato Walter Nicoletti, deceduto nel settembre 2019, nel primo turno da eliminazione diretta, con gare di andata e ritorno, affrontò l’Avellino, il 26 agosto nella Città irpina (pareggiando per 1 a 1) al ritorno, allo Iacovone, travolse i lupi di Francesco Oddo e del patron Pierpaolo Marino, per 3 a 1.
Superato il primo turno, ai rossoblu, capitò di incrociarsi con a Juventus, nel 2° turno, (andata 5 settembre 1990) e, al Comunale di Torino, i bianconeri superarono il Taranto con il classico punteggio “all’inglese” di 2 a 0.
L’attesa dei bianconeri, scatenò un entusiasmo mai visto in precedenza, la biglietteria fu presa d’assalto (record assoluto di presenze allo Iacovone) con un incasso che fu record per l’impianto ionico (458.000.000 di lire, importò che superò quello dell’incontro della Nazionale contro l’Ungheria dell’aprile 1989), insomma il 12 settembre 1990, in uno Iacovone, ribollente di tifo, passioni, suoni e colori (per la stragrande maggioranza rossoblu) andò in scena il ritorno, con l’imperativo di sognare una “remuntada” per accedere agli Ottavi di finale, da affrontare con la vincente del confronto Udinese – Pisa.
La formazione ospite del neo presidente Vittorio Caissotti di Chiusano e del nuovo vice presidente Luca Cordero di Montezemolo, reduce dall’organizzazione del campionato del mondo “Italia 90”, fu affidata ad un tecnico, allora, della “novelle vague”, quel Gigi Maifredi, emerso grazie ad alcune buone stagioni con il Bologna e seguace tattico del calcio a zona, con l’intento tutt’altro che velato, da parte della Juventus, di rispondere sul campo al “boom” milanista di Arrigo Sacchi.
I rossoblu, al cospetto del pubblico delle grandi occasioni, accorso allo stadio alcune ore prima, affamato di grande calcio, contro la Juventus, priva di Totò Schillaci, reduce dal mondiale, scesero in campo rabberciati. Nonostante tutto dettero filo da torcere agli uomini di Maifredi e già dai primi minuti, gettando il classico cuore oltre l’ostacolo, iniziarono una gara ricca d’emozioni.
Fase di studio fino la 23° minuto del primo tempo, quando arrivò il goal bianconero di Alessio, agevolato da una distrazione difensiva rossoblu che gli consentì la battuta a porta sguarnita. Il numeroso pubblico di fede rossoblu, ammutolì, ma i supporters bianconeri esultarono in maniera evidente per il vantaggio.
La Juventus accelerò il passo e ci furono alcune occasioni per il raddoppio, ma Spagnulo fu eccezionale perché le neutralizzò. Quando ormai sembrò evidente la netta superiorità ospite, al 43° minuto, il Taranto pervenne al pareggio. Turrini sfruttò un errore di Julio Cesar ed infilò il portiere Stefano Tacconi.
Nella ripresa la Juventus mise in campo Orlando al posto di Di Canio e Nicoletti operò la contromossa di Clementi in sostituzione di Cossaro, cambio che disorientò Maifredi. Infatti il tecnico bianco nero pensò ad una nuova sostituzione, ovvero Galia, al posto di Casiraghi. Quindi Spagnulo effettuò una gran parata su un bolide di Orlando, anche se poi la supremazia ospite, nel gioco, era evidente.
Il Taranto operò in contropiede e Giacchetta, in fuga, solo in area, fu anticipato, disperatamente da Tacconi. Fu il preludio al raddoppio ionico, al 31° minuto. Punizione da fuori area di Luca Brunetti, per fallo subito da un attaccante ionico da parte di Tacconi, battuta di prima e palla che si infilò alla destra del portiere ospite, in modo angolato.
Il pubblico dello Iacovone tornò ad essere in visibilio, quasi incredulo per il nuovo vantaggio, mentre i supporters bianconeri locali, nonché venuti da altre parti della Puglia e dalle regioni limitrofe, nonché da Torino, si ammutolirono, preoccupati dal risultato negativo e speranzosi di una nuova immediata reazione. Invece il Taranto continuò a giocare e cinque minuti dopo Insanguine provò la strada della rete e poi con Clementi.
Non successe niente, nonostante ci fu la sostituzione di Turrini con il giovane Passiatore, ai rossoblu rimase la vittoria di prestigio e storica, la Juventus, non fece una grande impressione, pur orfana di Schillaci, ma al turno successivo andarono gli uomini di Maifredi, mentre i rossoblu si concentrarono sul campionato che li vide salvi al termine del torneo.
Soddisfatti essenzialmente i tifosi che trascorsero un pomeriggio di calcio godibile, tanta socializzazione, aria di serie superiore, l’assistere ad un match storico per il risultato (ma sarebbe stato il massimo coronamento, il superamento del turno), tale da poterlo raccontare ai propri nipoti con il motto “io c’ero”.
Qualcuno potrebbe obbiettare che a Taranto viviamo di amarcord, nostalgia del passato, ma proprio da questi eventi storici per il calcio ionico, bisogna ripartire per essere più forti e convinti dei nostri mezzi, fermo restando che la priorità essenziale, Coronavirus escluso, rimane quella di abbandonare la serie D ed iniziare un nuovo cammino speranzoso di assistere a calcio godibile, magari simile a quello osservato negli anni 70 -80 e 90 e che più di una generazione (forse due) non ha avuto la fortuna di esserne partecipe.
La Redazione













