Nonostante la giovane età ha accumulato molta negli ultimi anni tanto da risultare uno degli allenatori più vincenti dall’ Eccellenza alla Lega Pro, ben figurando anche su panchine importanti di Lega Pro come la Viterbese, panchina sulla quale siede al momento. Vanta due campionati vinti in Eccellenza, rispettivamente con Gallipoli e Virtus Francavilla e uno in serie D sempre alla guida della compagine brindisina. Parliamo di mister Antonio Calabro, pugliese doc il quale prima dello stop forzato legato alle vicende del Coronavirus stava traghettando la Viterbese ad una tranquilla salvezza con vista sulla zona play-off.
Come state vivendo lei e la sua squadra questa situazione preoccupante e anomala allo stesso tempo? Dalle dichiarazioni che emergono dai vertici massimi del calcio e da dirigenti e presidenti il calcio sembra voler ripartire, anche se alcuni sono scettici. Altri spingono per la ripresa. Lei che idea si è fatto?
Per quanto riguarda la gestione del momento stiamo facendo il possibile. I miei giocatori stanno seguendo un programma a casa a seconda delle possibilità. In più gli giungono dei video selezionati per fare un po’ di tattica a seconda del ruolo, di più non si può fare. Poi per quanto riguarda l’aspetto nutrizionale bisogna stare attenti a non prendere peso, proviamo a dare consigli su questi aspetti, sia tattici che fisici. Per quanto riguarda il futuro bisogna stare attenti e capire quelle che sono le priorità, se la priorità è la salute o altri interessi. Non posso parlare dei danni economici, anche se questi appartengono a tutte le società. Purtroppo nessuno si immaginava una cosa del genere e ognuno sarà chiamato a fare una conta dei danni, nella vita ci sono difficoltà impreviste e tutti avremo negatività. É difficile anche prendere delle scelte che accontentino tutti; ripeto però che se la priorità è la salute si deve aspettare e lavorare in sicurezza. Sono però il meno adatto a prendere la decisione se riprendere o meno a giocare. Il caldo e giocare ogni tre giorni non sarebbero un problema ma ci si dovrà adattare e fare dei sacrifici, a patto che ci venga dato il benestare per giocare.
Parlando di calcio giocato, come giudica la stagione della sua squadra e la stagione della Viterbese? Considerando i punti sin qui totalizzati, che non sono pochi se rapportati a un girone C di Lega Pro che vedeva ai nastri di partenza piazze importanti come Reggina, Bari, Catania, Monopoli, Ternana e lo stesso Potenza?
Ritengo sia stato fino a questo momento un buon percorso. A mio avviso abbiamo sbagliato solo l’ultima partita contro il Rieti ma non sotto l’aspetto della prestazione bensì solo del risultato. La partita doveva finire con più gol di scarto, abbiamo sbagliato un rigore e gol sotto la porta molto semplici. Il risultato ci ha penalizzato. Se avessimo vinto saremmo sesti in classifica mi sembra. Detto questo, parliamo di una squadra che è partita per salvarsi con un nuovo corso, un nuovo proprietario e progetto diverso, un progetto basato sulla valorizzazione dei giovani. Dunque si tratta di un processo molto positivo. Il mio percorso qui è iniziato lo scorso anno con la vittoria di una Coppa Italia e ho sempre dato il massimo. La stagione è stata caratterizzata da una mia dipartita momentanea, esclusivamente per motivi familiari; una volta risolti sono tornato in panchina.
Volendo fare una panoramica sul campionato si può dire che Reggina e Bari sono state assolute protagoniste, soprattutto la Reggina. Dal Bari alla Ternana ci sarebbe stata una bella lotta nei play-off.
Credo che la Reggina per continuità di prestazione e risultati meriti assolutamente di vincere il girone. Anche il Bari è una grande squadra ma ha incontrato la Reggina che non ha mai rallentato. Il Bari paga la partenza un poco ad handicap. Le altre squadre che hanno speso tanto non hanno raggiunto i loro obiettivi, penso alla Ternana, al Teramo e al Catanzaro. D’altro canto ci sono delle società e squadre che mandando avanti un progetto tattico e tecnico dello scorso anno stanno conseguendo risultati importanti. Penso al Potenza e al Monopoli.
Nel calcio gli incroci con ex squadre sono frequenti. Cosa ha provato quando ha affrontato da avversario la Virtus Francavilla, società che in un certo senso l’ha lanciata nel professionismo e che lei ha portato a grandi successi?
Penso che la Virtus a detta di molti quest’anno sia la squadre che negli ultimi tre anni di serie C abbia la squadra più forte. Hanno una rosa molto amalgamata, una difesa forte e un pacchetto di attaccanti che annovera Vazquez Pérez e Baclet. Questo conferma la bontà della rosa. Anche il Francavilla si porta dietro un progetto tecnico molto solido con una società importante. Sono rimasto molto legato a tutto l’ambiente e al presidente. Sono stato bene in quella piazza. Ogni volta che ci gioco contro in settimana provo sempre emozione nel preparare quella gara, poi è chiaro che al fischio di inizio ognuno fa il proprio mestiere.
Vorrei un parere da parte sua sella serie D e sul girone H e sul Taranto. Si era partiti con molti addetti ai lavori che davano il Taranto per favorito, con mister Ragno in panchina che tra l’altro utilizza il 3-5-3 modulo caro anche a lei. Dopo qualche gara i risultati non sono arrivati e una squadra piena di giocatori di spessore si è ritrovata a dicembre fuori dai discorsi promozione. Cosa può essere accaduto?
Ogni volta che si parla di serie D posso parlare solo della mia esperienza. All’epoca in quella esperienza mi avvantaggiai insieme alla mia società di un processo di crescita di una squadra di un gruppo partito dall’Eccellenza e poi giunto in D. Per me è troppo importante portare avanti lavori a lungo termine iniziati negli anni precedenza. Bisogna avere il tempo di costruire, i campionati non si vincono con i nomi e spendendo per forza più degli altri. Detto questo mi risulta strano che una piazza come Taranto faccia sempre grandi squadre senza mai raggiungere l’obiettivo. E di questo mi spiace molto perché vorrei vedere una piazza come Taranto minimo in Lega Pro, così come Brindisi o Casarano. Ogni anno però non a caso vince la progettualità, penso al Bitonto di cui sono molto contento. Mi aspettavo questi risultati raggiunti da Mister Taurino, so cosa hanno fatto a Bitonto e come hanno costruito la squadra. Ci vogliono giocatori funzionali per il sistema di gioco dell’allenatore. Ovviamente quest’ultimo deve godere della fiducia di dirigenza e piazza perché i momenti difficili arrivano anche per chi domina i campionati. Questa è la strada che mi ha portato al successo e a vincere oltre a delle Coppe, tre campionati consecutivi.
Secondo lei, la componente caratteriale in un giocatore che deve giocare a Taranto è importante? C’è chi sostiene che la piazza metta pressione ai calciatori…
Per me sono alibi. La piazza un giocatore se la deve portare dietro. Quando giochi partite importanti, una piazza come Taranto diventa una valore aggiunto. Giocare a Taranto con entusiasmo e con la gente che spinge è qualcosa di eccezionale. Forse in una piazza del genere la società deve essere ancora più convinta della scelta dell’allenatore e del progetto tecnico. In una piazza come Taranto nei momenti di difficoltà la società deve essere più forte e isolarsi dalle critiche di pubblico e social network. Tuttavia al di là di queste considerazioni spero che dopo questo “terremoto” anche calcistico che potrebbe essere nella composizione dei gironi dei vari tornei, città dal grande blasone e calore come Taranto possano essere prese in considerazione.
Andrea Loiacono
N.B. Tutti coloro che volessero riprendere le dichiarazioni gentilmente fornite nella presente intervista al nostro giornale multimediale, in parte o nella loro totalità, sono pregati di riportarle fedelmente, inserendo inoltre a corredo il nome dell’autore e della testata giornalistica stessa come fonte.













