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Molinari, “Parto per l’Argentina. Non avrei voluto lasciare il calcio in questa maniera”

Molinari, “Parto per l’Argentina. Non avrei voluto lasciare il calcio in questa maniera”

"Torno a casa da mia moglie e da mia figlia che sono due mesi che non le vedo. Poi a Giugno nascerà la mia seconda figlia"

Il giorno più triste da quando è in Italia, lo ha confermato anche lui. Oggi è l’ultimo giorno italiano per Hernan Molinari che nella mattinata di domani, da Fiumicino, prenderà il volo per tornare definitivamente in Argentina. Sarebbe dovuto ripartire tra qualche settimana ma l’evolversi della situazione a livello mondiale ha accelerato la ripartenza. Lascia un grandissimo ricordo nei numeri (57 gare e 32 reti, ben 16 nell’anno della vittoria in D) ma soprattutto come persona, da leader di un gruppo nel quale era sempre il primo a scherzare ma anche a metterci la faccia nei momenti non semplici.

Hernan, è il tuo ultimo giorno a Fermo e in Italia: quali sensazioni provi?

“Lacrime, lacrime vere. Proprio prima che mi chiamassi ero nella chat di squadra e non posso dirti le emozioni e quanti pianti. Non avrei voluto lasciare il calcio in questa maniera: avrei voluto tanto salutare il Recchioni e i miei tifosi in tutt’altra maniera. Insomma avrei voluto dire addio al calcio in maniera diversa ma questo maledetto virus non lo ha permesso. Aver scelto Fermo per la fine della mia carriera e aver potuto dare il mio contributo con i gol, che sono l’unica cosa che so fare, è stata senza dubbio la scelta giusta. Dire addio al calcio è la cosa migliore in questo momento”.

Hai chiuso la carriera come volevi: tra i professionisti con la Fermana, segnando anche gol decisivi. Cosa è stata la Fermana per te?

“E’ stata casa mia. Fin dal primo giorno e fin dal primo allenamento a Capodarco è iniziata una storia incredibile. Tanto che quando sono andato via due anni fa, ho subito capito che non sarebbe stato un addio ma un arrivederci. A 35 anni la Fermana mi ha fatto crescere come persona. Ancora oggi ho compagni che avevo anche tre anni fa, la società è grande e ha grande forza. E’ una famiglia e sarà la mia famiglia anche stando lontano. Sarò il primo tifoso della Fermana in Argentina”.

In questi anni in gialloblù quali sono state le gare che non puoi dimenticare?

“Sicuramente la gara con l’Amitermina. Era la prima ma non la ricordo solo per i gol ma perché eravamo in una situazione difficile e nessuno pensava dove saremmo arrivati un paio di anni dopo. Poi diciamo che esordire tra i pro a 37 anni e segnare con questa maglia: non mi aspettavo di fare 4 gol in cosi poche gare. Se ho fatto bene è grazie allo staff di De Luce e Costi che mi hanno rimesso in piedi questa estate. Poi il momento brutto è proprio questo, l’addio senza poter salutare amici, compagni di squadra e tifosi”.

Fermo è stata una tappa importante per te: dovessi dire un ricordo dello spogliatoio gialloblù?

“La stupidaggine (sorride, ndr). Eravamo un gran gruppo di stupidi all’inizio e siamo rimasti tali, dando sempre la vita ognuno per l’altro. Potevamo non giocar bene in campo ma l’anima la davamo tutti. Anche quest’anno ho ritrovato la stessa stupidaggine coinvolgendo anche i più seri di questo gruppo: questa sarà sempre la grande forza di questo spogliatoio. Quando vieni a Fermo non è una società ma una famiglia e questo nel mondo del calcio è merce rara”.

Ora si guarda avanti: quale sarà il futuro prossimo di Hernan Molinari?

“Fatigà (lo dice alla fermana, ndr). Torno a casa da mia moglie e da mia figlia che sono due mesi che non le vedo. Poi a Giugno nascerà la mia seconda figlia e la società, comprendendo la situazione, mi ha fatto rientrare in anticipo. Appena passerà questo casino, cercherò lavoro e inizierà la vita nuova. Sono stato in pensione fino a 37 anni…e ora si si inizia a lavorare”.

Mai pensato di restare nel calcio, magari come allenatore?

“E’ un mondo e un ruolo particolare. I miei compagni sanno che non poterei mai insegnare nulla tatticamente a nessuno e mi dispiace. Resta un grande amore, una grande passione per quella palla che rotola. Mi vengono in mente le parole di mamma quando partii a 20 anni per l’Italia: “Non mi importa se farai bene come calciatore o farai gol, mi importa che dimostrerai di essere una grande persona”. Spero di essere riuscito in questo, è la cosa che mi importa di più”.

Un saluto particolare che vorresti fare?

“Beh, a tutta Fermo e ai tifosi che mi hanno voluto bene. Alla società, penso al presidente Umberto Simoni e al patron Maurizio Vecchiola che sono grandissime persone come a tutti coloro che fanno parte di questa famiglia. Un grazie speciale lo voglia fare a Fabio Massimo Conti che mi volle fortemente la prima volta che sono arrivato a Fermo e mi ha riportato qui a 37 anni volendomi ancora. Mi ha dato questa possibilità ma anche quando ero lontano siamo stati sempre in contatto. Con lui c’è un rapporto speciale e lo ringrazio di tutto”.

Fonte: Fermana FC

Tags: Interviste
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