Che emozione le da il nome Taranto quando lo sente nominare?
Sicuramente la piazza di Taranto è così importante e con un pubblico altrettanto importante che ti lascia una bella sensazione. È una bella città e io mi ci sono trovato benissimo
Che ricordi ha di quella stagione passata con la maglia del Taranto?
Ho dei ricordi bellissimi perché io sono arrivato nel precampionato dopo essere stato tra gli svincolati a Coverciano quasi a fine carriera. Ci siamo tolti diverse soddisfazioni perché il Taranto veniva da una brutta stagione e invece noi siamo riusciti a giocarci il campionato fino alla fine e poi con il ripescaggio siamo stati promossi. Vedere tutto quel pubblico in Serie D è stato davvero emozionante, sono stato in altre piazze importanti ma come quella tarantina ce ne sono veramente poche.
In quella stagione siete arrivati secondi, cosa vi è mancato per arrivare primi?
La differenza era minima, infatti negli scontri diretti abbiamo fatto bene riuscendo anche a vincere. Forse è mancata solo un pó di continuità e per quanto mi riguarda io sono stato fermo 3-4 settimane per la rottura del menisco. Alla fine credo che non ci sia mancato niente perché nel calcio bisogna avere in pó di fortuna, anche perché nel nostro girone c’erano molte pugliesi e quindi ogni match era sentito, mentre il Campobasso venendo dal Molise era avvantaggiato da questo punto di vista. Noi dovevamo sempre dare il massimo anche con piazze piccoline che davano sempre il massimo contro di noi e su dei campi non del tutto adatti , faccio l’esempio di Locorotondo che quell’anno era in D, ma comunque siamo arrivati ad 1 punto dal Campobasso.
Ci sono persone di quell’anno che porta ancora nel cuore?
Certo, sento ancora molte persone. Per esempio Antonio Dell’Oglio con cui siamo amici ormai da tanti anni, o con Ferri, D’Antò, Spagnulo e Campioli. Non mi metto a nominarli ma comunque un pò tutti.
Il gol che più ricorda con piacere di quell’anno con la maglia rossoblu?
Forse quello di Pizzolla perché mi ricordo che io entrai a partita in corso in casa contro il Campobasso dopo l’infortunio e da centrocampo riuscii a dare questa palla vincente a Pizzolla. Ne ricordo comunque tanti altri.
Si parla di pressione a Taranto, è un aspetto che lei ha avvertito nella sua esperienza ionica?
No assolutamente. Quando c’ero, io c’erano molti giovani di Taranto e comunque nessuno avvertiva la pressione, anzi eravamo orgogliosi di giocare per il Taranto. Questo perché sapevamo che fino al 95′ anche se il risultato fosse stato a nostro sfavore i tifosi ci avrebbero incitato. Secondo me tutto dipende dalla personalità e dal modo di vivere il calcio con amore e passione.
Il Taranto non riesce da anni ad uscire dalla Serie D. Secondo lei perché?
Il campionato di Serie D è uno dei più difficili in assoluto perché il Taranto è una piazza importante ma è in Serie D e quindi tutte le squadre che vengono allo Iacovone danno quel qualcosa in più e se non si ha la personalità, l’umiltà e la forza di mettersi in discussione ogni domenica si può avere difficoltà. Io credo che l’umiltà in Serie D sia molto importante e ti faccia fare il salto di qualità. Un giocatore che scende di categoria non deve pensare di essere superiore agli altri giocatori, ci vuole rispetto e continuità.
Cosa serve per vincere a Taranto?
Ripeto che secondo me serve l’umiltà. In Serie D ci sono molte squadre agguerrite e non bisogna credere di essere superiori a queste.
Marco Mannino













