Giovanni Indiveri, preparatore dei portieri del Taranto per questa nuova stagione, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni ufficiali del club riguardo il gruppo che si sta formando.
Quali sono le sue prime sensazioni su Taranto?
“Sicuramente le sensazioni sono positive, sappiamo che è una piazza difficile e ambita da molti giocatori. Credo però che abbiamo costruito un gruppo abbastanza competitivo, anche se ovviamente non è ancora al completo, e formato da ragazzi seri con il giusto mix tra giovani e gente esperta”.
Siamo all’ultimo giorno di ritiro, ci tira le somme?
“Credo sia stato un ritiro positivo perché siamo riusciti a formare un bel gruppo, fondamentale per raggiungere qualsiasi tipo di obiettivo. Noi dello staff siamo felici per aver tirato su un gruppo formato da gente sana e che sia cattiva al punto giusto.
Quando ero calciatore e vincevo i campionati c’era sempre alla base un gruppo forte e sano”.
Cosa ci dice di Diaby?
“Ha un fisico impressionante, ha molto da lavorare ma credo ci possa dare tanto. È un ragazzo d’oro; lavora, si impegna e macina il campo come un trattore. Mi auguro che anche per lui questo sia un anno fondamentale per crescere e per avere soddisfazioni insieme al gruppo”.
Quali sono le caratteristiche che cerca nei portieri che allena? Ci sono differenze tra i portieri di una volta e quelli di oggi?
“Oggi giochiamo in porta con gli under, mentre una volta il ruolo del portiere era fondamentale e si aveva una maturazione verso i 24-25 anni.
La differenza è questa perché ci sono tanti giovani portieri di valore che però possono sbagliare per inesperienza; bisogna avere pazienza e bisogna lavorarci tanto, soprattutto in piazze calde come questa dove l’errore capiterebbe a tutti. La cosa fondamentale è che si sappiano rialzare subito da qualsiasi difficoltà e reagire, il portiere deve subito dimenticare l’errore perché purtroppo in carriera ce ne possono essere. Altra caratteristica fondamentale è la follia, l’estremo difensore deve essere istintivo, non pensare e non aver paura di niente”.
Marco Mannino













