La calma e l’ispirazione dello stratega. Pronto a gettarsi nel cerchio di fuoco, ma con stile, con competenza, rischiando con solenne raziocinio. Anelando alla promessa di insistenza e di fiducia accordata a quella “cultura del progetto” alla quale l’ambiente calcistico ionico ha deciso di consacrarsi, affrontando inconvenienti, ostruzionismi fatali, ma anche resistendo a provocazioni, controversie, scenari apocalittici. Nicola Ragno ed il suo Taranto si apprestano ad abbandonare una certa sindrome da “tela di Penelope”: dopo una parentesi di Coppa Italia d’avanguardia e vincente, l’imperativo è intrecciare nuovamente le trame del lavoro compiuto, sfilacciate nella dimensione surreale delle due sfide consecutive ed improduttive disputate contro Sorrento e Foggia. Antidoti sono la pazienza, la sacralità delle operazioni quotidiane, ma anche il sangue freddo al cospetto delle instabilità emotive della piazza, nonché avverso alle sobillazioni esterne indirizzate, più o meno implicitamente, ad una possibile destabilizzazione della corrente di pensiero adottata dalla dirigenza ionica. Ha catechizzato sulle tempistiche idonee per redigere un primo bilancio dall’avvio della stagione agonistica, il tecnico Nicola Ragno. Ed esso è sempre coinciso con un bagaglio cronologico di circa una quindicina di partite. Non ne ha mai omesso i dettagli, i progressi e le insufficienze, le imperfezioni da cesellare, i segnali propizi da custodire e da far maturare, sia sotto il profilo dei meccanismi, che sul piano dell’autostima e dell’acquisizione di una precisa identità. “E’ una chiave di lettura, però io non ho ancora schierato la squadra che prevedevo in campionato, in quanto ci sono state le premature assenze di elementi riconfermati come D’Agostino ed Oggiano, ma anche squalifiche pesanti come quelle incassate da Genchi a Casarano e da Luigi Manzo a Foggia- spiega il condottiero originario di Molfetta- Il discorso sull’analisi del rendimento della compagine ha subìto inevitabilmente dei rallentamenti: quando tutto andrà liscio ed avrò tutte le pedine disponibili, quando tutti i protagonisti della rosa recupereranno la miglior condizione fisica o le sanzioni disciplinari non saranno più così drastiche, il quadro generale diventerà chiaro”. Offre un esempio ruvido, nell’immediata vigilia della gara interna contro l’Altamura: “Non mi è mai capitato, in carriera, di non poter disporre di tre centrali difensi di esperienza (Allegrini, Luigi Manzo, Lanzolla, ndr). Dobbiamo inventarci qualcosa, in proiezione di questi appuntamenti del calendario. In Coppa Italia abbiamo provato una nuova versione dell’assetto di retroguardia, in attesa di inserire il neo acquisto Vincenzo Russo, il quale è atleticamente pronto ma manca del ritmo della partita vera”. L’elogio è riservato agli under che stanno metabolizzando le lezioni tattiche impartite: “Hanno operato benissimo, dimostrandosi impeccabili nella fase difensiva- ribadisce il mister- Non è mai facile inserirsi in un contesto complicato, per precarietà di risultati e umore basso. Ragazzi come Mambella, De Letteriis, Riccio, Pelliccia hanno giocato con la stessa tranquillità che si richiede ai colleghi esperti”. La segretezza permea le selezioni più o meno obbligate degli uomini da schierare, ma la concentrazione di Nicola Ragno risiede soprattutto nella ricerca di nuove dinamiche, nel concetto di equilibrio stesso: “Mi sono soffermato sul discorso offensivo: dobbiamo portare quanti più uomini possibili in area avversaria. Abbiamo insistito sul 3-5-2 per questioni di stabilità: sono emerse certe caratteristiche contenitive, perché abbiamo attaccato con pochi uomini, pur subendo un numero davvero esiguo di tentativi avversari”. Si ritorna indietro con la mente, quindi al precampionato, alla didattica insita nel progetto tecnico, il quale schiude all’occasione dell’utilizzo del trequartista. “D’Agostino ha accelerato la sua fase di rieducazione, per lui era stato programmato un rientro graduale. Stiamo provando e lavorando sul modulo 3-4-1-2- ben più di una suggestione, per l’allenatore ionico- Occorre rintracciare l’equilibrio con elementi che sappiano proporsi nella finalizzazione e nel facilitare la creatività degli attaccanti”. Nell’eterno dilemma fra “pragmatismo” ed “edonismo”, Nicola Ragno è “costretto” a schierarsi a favore del primo, condizionato dalla delicatezza del periodo che il Taranto sta attraversando, seppur il microcosmo del girone D sembra “attendere” i rossoblu in una vetta che comprime compagini affatto convincenti, per continuità di risultati e per qualità d’esibizione. “Non posso aspettare tutte le situazioni positive per far esprimere la mia squadra- confida lo stratega- In questo momento, i punti ci servono come il pane. Poi beneficeremo di una settimana in più, recupereremo, valuteremo il ricorso disciplinare su Luigi Manzo. Nel frattempo, cercheremo di sfruttare le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Superato questo stato di necessità, si pretenderà anche il gioco”. “Non lo abbiamo prodotto al meglio per motivi di assimilazione tattica, di precarietà nell’organico, di campo, di variabili – confida mister Ragno- Dobbiamo vincere per riprendere il nostro cammino. Ho notato una voglia di rivalsa da parte del gruppo, al quale ho chiesto una prova di carattere contro l’Altamura. Magari auspicando una legge della compensazione alla delusione per il modo in cui sono maturate le sconfitte: un pizzico di fortuna che sinora non ci ha accompagnato, l’esperienza incamerata dei quaranta secondi finali contro il Foggia. I problemi esistono ed io sono chiaro nell’esporli. Il calcio è una programmazione domenicale, l’allenatore è il primo responsabile della mancata conquista dei tre punti. So di giocarmi tanto ma, allo stesso tempo, ho lavorato con serenità tutta la settimana”. Il confronto fra allenatore e dirigenza è costantemente aperto: “Ho detto la mia sull’andamento, poi la società prende atto e riflette. Se sono ancora qui, vuol dire che il presidente ha capito la situazione. Ognuno è libero di pensare come vuole: è importante non trasmettere nervosismo, ma operare in sintonia con la squadra- confida Nicola Ragno- Ho un pregio: riesco a mantenermi calmo sia dopo le vittorie che le sconfitte. Non ho nulla da rimproverarmi, nel senso che opero con metodo e sacrificio, vado d’accordo con tutti”. “La società valuta le decisioni, positive e negative- chiosa l’allenatore ionico- E’ fondamentale credere nella “cultura del progetto”, quanto apprendere la “cultura della sconfitta”: quest’ultima ha bisogno di essere analizzata, sempre contestualizzata. Non demonizzata superficialmente. Va esaminata con la società, con lo staff tecnico, con i giocatori, nel rispetto dei ruoli professionali. Sono tranquillo, vado avanti”.
Alessandra Carpino













