Dopo tre vittorie consecutive torniamo al clima pesante, alle polemiche spesso distruttive ed allo sconforto, si spera troppo precoce ed immotivato. Basta parlare dei tre legni colpiti (sette totali in cinque partite) e del gol subìto che arriva sull’unico contropiede avversario, nettamente viziato da un fallo di mano non ravvisato, per capire che spesso le sconfitte non sono fatte di soli errori da parte della squadra sconfitta. Al Sorrento, a mio parere, va dato solo atto di aver concretizzato l’unica occasione del match in maniera esclusivamente furba e senza il tanto esaltato fair-play, concetto ipocrita e puramente immaginario.
Sicuramente il “bel gioco”, tormentone che divide tutte le piazze d’Italia, stenta a farsi vedere ed ovviamente dispiace soprattutto se pensiamo ai tanti campionati vinti da mister Ragno, in cui i tre punti erano soliti andare a braccetto con delle prestazioni frizzanti e divertenti. Il Taranto, ad oggi, sta cercando di amalgamarsi a dovere ma di certo con nove gol fatti e tre subiti non si può parlare di una squadra inconsistente, inconcludente o inadeguata. L’unica enorme pecca è stata l’ingenuità dei difensori rossoblu, che dopo il limpido fallo di mano di Gargiulo si sono disinteressati del prosieguo dell’azione per protestare contro il direttore di gara. Un errore banale che di certo non è prevedibile, ma che da calciatori del calibro di Luigi Manzo ed Allegrini non è ammissibile. Dopo un episodio del genere il nervosismo è fisiologico, soprattutto quando la squadra vorrebbe rispondere giocando come sa, ma non può a causa di un terreno di gioco indegno. Dopo una serie di sostituzioni dettate più dalla disperazione che da un piano tattico ragionato, la squadra non riesce ad avere più capo nè coda e l’assalto finale si conclude con un nulla di fatto. Dopo il triplice fischio e l’amaro risultato maturato, ovviamente non sono mancate le critiche, a tratti ingenerose ed inaccettabili, nei confronti di un tecnico come Ragno che in questa categoria domina da anni e può insegnare dall’alto dei suoi dieci campionati vinti, soprattutto in una piazza in cui le vittorie sono assenti da ben tredici anni. E domandiamoci anche il perchè…
Taranto: terra di pescatori, operai e mangiatori di allenatori.
Una piazza che è riuscita a disprezzare tecnici che hanno vinto ovunque, per dirne uno Piero Braglia, un altro gigante del calcio nostrano che fu allontanato a furor di popolo dalla panchina rossoblu dopo una manciata di settimane e che è riuscito a confermare la sua fama di allenatore vincente lontano dallo Ionio.
L’equilibrio, è risaputo, scarseggia da queste parti.
“Noi siamo il Taranto, non possiamo perdere!”. Peccato che da ormai sette anni, intervallati da un solo inconcludente ripescaggio in terza serie, siamo impantanati in questa “maledetta categoria”. La spocchia e la presunzione, in campi del genere, non trovano spazio. Chiunque, basti vedere i risultati maturati fino ad ora, può avere difficoltà nelle calde, anguste e rabbiose realtà che compongono il girone H, in particolar modo quest’anno.
Purtroppo quando si parla di campi fatiscenti e mal curati, il primo pensiero non può che andare proprio al nostro. Il glorioso stadio “Iacovone” è ormai ridotto ad un terreno di gioco da terza categoria.
Un impianto di gioco di una città di circa duecentomila abitanti, capoluogo di provincia per giunta, che fa ormai concorrenza ai campetti in erbaccia dei quartieri più sperduti della penisola. Chi parla di alibi, di diversivi o di scuse è solo accecato dalla rabbia o chiaramente in malafede. Impossibile non capire la gravità dei fatti, che ormai da anni passano in secondo piano come se niente fosse, “perchè noi siamo il Taranto e non possiamo dare la colpa al terreno di gioco”.
La spiegazione (ove ce ne fosse bisogno) è sempre la medesima: il Sorrento come qualsiasi altra squadra che viene a Taranto per giocare di rimessa, è palesemente avvantaggiato da un terreno di gioco in queste barbare condizioni. E’ logico che per eseguire un contropiede non c’è la necessità di compiere una fitta trama di passaggi e può tranquillamente svilupparsi anche nel fango e nella gramigna dello “Iacovone”.
E’ ovvio che a negarlo sia mister Maiuri, che deve tirare l’acqua al proprio mulino, ma che gli stessi supporters rossoblu sminuiscono un fattore talmente determinante risulta insensato ed oltremodo autolesionistico. Chiunque abbia giocato almeno una volta a calcio non avrà difficoltà nel notare la fatica che devono compiere i nostri calciatori nel fraseggiare come chiede Ragno, che proprio su questo fondamentale ha sempre costruito i suoi impianti tattici. Chiunque può notare i rimbalzi, completamente sfasati ed incalcolabili, che compie il pallone anche solo dopo un semplice passaggio corto. Dunque la rabbia è giusta ed il rammarico è scontato ma negare l’evidenza non è corretto verso una squadra che, guarda caso, in trasferta riesce ad esprimersi al meglio ed in casa soffre maledettamente. Per non parlare dell’esaltazione senza alcuna logica della prestazione del Sorrento che per larghi tratti del match è stato inesistente e che, tutto si può dire, ma non che abbia meritato la vittoria.
E’ tristemente risaputa l’inutilità degli appelli fatti al Comune, che evidentemente ha altre urgentissime priorità e verosimilmente si appresta anche a ricevere l’ennesimo “bidone” per quanto riguarda il rifacimento del campo B. Tutto, e non ci vuole un indovino per prevederlo, finirà con la classica sequela di scaricabarile ed intanto un altro campionato viene compromesso dall’interno. Una delle innumerevoli “zappate sui piedi” che siamo abituati ad assistere in questa strana e sfortunata città.
Soffermarsi sull’errore dell’arbitro, invece, ha davvero poco senso. La svista è netta e la terna guardando il replay avrà appurato di aver preso un enorme granchio, la questione finisce lì. Fa male ricevere un simile torto ma, soprattutto non essendoci in Serie D l’ausilio del VAR, errare è umano. Per il modesto parere di chi scrive, chi continua a fare il complottista riguardo agli errori arbitrali dimostra di meritare poca voce in capitolo.
Nel prossimo turno i rossoblu si troveranno al primo vero snodo cruciale della stagione. Il derby contro il Foggia, che in terra dauna ovviamente stanno caricando ed esasperando oltremodo, non è solo un match sentito tra due nobili decadute pugliesi. Si tratta infatti di uno scontro diretto, con i satanelli che hanno appena compiuto il sorpasso, che può valere più di tre punti e che servirà soprattutto a farci capire se questo Taranto ha la personalità e le doti necessarie al tanto agognato salto di categoria.
Gabriele Campa
















