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Taranto: bello, vincente e con il vizietto del poker

Altri quattro, avanti il prossimo. A Marsicovetere i rossoblu guidati da mister Ragno schiacciano un modesto Grumentum, che comunque ci ha dato filo da torcere per un tempo o poco più. Il Taranto è una squadra “modello diesel”, che ormai ci sta abituando ad una prima frazione di gioco modesta, per poi dilagare nella ripresa. Come contro il Nardò, infatti, D’Agostino e compagni nel primo tempo non hanno soddisfatto pienamente le aspettative chiudendo comunque in vantaggio, ma con una scarsa mole di gioco. Ad aprire le danze dopo solo dieci minuti è un calcio d’angolo di Peppe Genchi, monopolista di qualsiasi palla inattiva di giornata, che carico d’effetto ha beffato la punta avversaria De Luca, costringendolo all’autogol e per la prima frazione di gioco non ci sono ulteriori note di cronaca. 
In apertura di ripresa il pareggio che non t’aspetti: Genchi ancora protagonista, questa volta nell’accezione più negativa del termine, regala un calcio di rigore sfortunato e forse viziato da una leggera spinta subita ma certamente troppo banale per un calciatore del suo calibro. Il bomber barese continua a fare il bello ed il cattivo tempo alternando prodezze degne della sua fama, ad ingenuità causate dalla troppa foga o forse da un eccesso di fiducia che spesso neanche un attaccante in grado di segnare cinquanta gol in due stagioni può permettersi. Falco realizza il penalty nonostante l’ottima intuizione del debuttante Sposito che devia ma non riesce a respingere la sfera. L’estremo difensore napoletano, com’era prevedibile, ha aperto un interessante dibattito nei bar, sui social ed anche tra gli addetti ai lavori. 
Il suo impiego forzato, causa un infortunio del “titolare” Giappone, gli ha permesso di mettere in mostra tutto il suo talento tra i pali infiammando il “toto-portiere” che prenderà sicuramente piede una volta recuperato l’ex Marsala. La parola titolare va necessariamente virgolettata, in quanto con due portieri giovani ma già così talentuosi non è corretto chiamare riserva nessuno dei due. La piazza tarantina però, come risaputo, non ha tra le proprie doti il tatto e la delicatezza quando si parla di calcio: si sono così create le due fazioni che a suon di commenti e like hanno parteggiato per l’uno o per l’altro portiere. Per la modestissima opinione di chi scrive, confrontare due giovani portieri dopo così poche partite è impossibile, considerando anche le differenti abilità che li caratterizzano. Giappone è un portiere non troppo alto, ma che ha nell’esplosività e nella prontezza di riflessi i suoi punti di forza. 
A Marsala ha messo in mostra il suo talento da “para rigori”, respingendone ben sei, e la sua naturale dote da leader nonostante la giovanissima età. Sposito, invece, è un portiere più tradizionale. Alto e slanciato, sembra più sicuro nelle palle alte ma meno rapido nei movimenti. Nonostante ciò a Campobasso nella passata stagione ha fatto molto bene e, come scritto pocanzi, ha quasi parato il rigore contro il Grumentum. Due portieroni di diciotto anni, con un enorme potenziale da esprimere, che di sicuro non soffrono la concorrenza anzi ne beneficeranno e che non meritano di certo avvocati difensori. Lo snodo del match è la sostituzione tra un D’Agostino non in giornata, probabilmente anche a causa del terreno di gioco del “Coviello” che limitava le sue doti tecniche, ed il solito incontenibile Ciro Favetta. Inutile soffermarsi, come negli scorsi commenti, sull’imprescindibilità di Favetta, semplicemente sublime nel corso di ogni partita. Altrettanto futile ripetere che Galdean, sperando in una mancanza fisica e non tattica o tecnica, pare altamente inadeguato nel ricoprire un ruolo talmente fondamentale in una squadra così forte. 
D’altronde la palese differenza si è vista nella performance di Stefano Manzo che l’ha sostituito in maniera impeccabile. Fondamentale è invece sottolineare la sapienza del nostro allenatore, che ha saputo vincere praticamente da solo questa partita insidiosa e che poteva irrimediabilmente complicarsi, con delle scelte semplicemente perfette. Un vero e proprio professore che anzichè accomodarsi dietro una cattedra, siede su una panchina. Anzi no, perchè come egli stesso ci tiene a specificare si siederà solo quando la squadra avrà raggiunto il fatidico salto di qualità. 
Un tecnico che si è già integrato a trecentosessanta gradi nella realtà tarantina, inquadrandola come neanche un autoctono avrebbe saputo fare e che sta cercando, ed in alcuni casi ha già trovato, le tante soluzioni che necessita una città che non vive il calcio che conta da ormai troppi anni. La sua maniacale cura nello studiare l’avversario, nell’attuare i suoi schemi frutto di anni ed anni di esperienza e nel creare il giusto clima nello spogliatoio ed anche fuori, gli farà conquistare l’approvazione e l’affetto della piazza ma anche (si spera), tanti punti in più rispetto alle passate annate. Il tap-in di Genchi, che in novanta minuti è stato molto più delizia che croce, e la mirabolante doppietta di uno scatenato Favetta regalano la terza vittoria stagionale ad una squadra più forte dei campetti impraticabili e delle immotivate critiche iniziali sia costruttive che, soprattutto, distruttive. Una squadra che ha venticinque giocatori, tutti titolari, che possono dare il proprio prezioso contributo giocando solo cinque minuti o addirittura non giocando. 
Antonio Croce per esempio, autore di una doppietta contro il Nardò da subentrato e che a Marsicovetere si è dovuto inginocchiare solo dinanzi alla sfortuna che non gli ha permesso di realizzare un altro gol, con il pallone respinto dal palo interno. Senza dimenticare l’attento Benvenga, che non ha fatto rimpiangere la grave assenza del pilastro difensivo Allegrini. Come non parlare poi di Marino, giovane centrocampista talentuosissimo che, per il momento, deve accontentarsi di una staffetta finale con Cuccurullo ma senza mai lamentarsi, anzi impegnandosi ancor di più per aumentare il suo minutaggio. Una squadra vincente si vede soprattutto dall’unità del gruppo e dalla forza della panchina e perchè no, anche della tribuna. Più che il primo posto in condominio con le sorprese Brindisi e Fasano, è interessante analizzare il dato della differenza reti che recita +7, grazie al miglior attacco del torneo ed ai soli due gol subìti, una palla inattiva allo scadere ed un calcio di rigore. Siamo solo alla quarta giornata ed è ovviamente troppo presto per qualsiasi statistica ma una cosa è certa: questo Taranto per ora vince e convince. E ci auguriamo che continui a farlo. 
Gabriele Campa
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