Un altro argentino esordirà domenica prossima con la maglia del Taranto; dopo gli ottimi ricordi lasciati da Max Cejas più di un decennio fa e più recentemente dal bomber Hernan Molinari, questa volta a deliziare la platea rossoblù ci proverà Leandro Guaita, esterno offensivo nativo di La Plata e cugino dello stesso Molinari. Guaita, dopo tre stagioni intense e ricche di soddisfazioni con il Potenza con cui ha raggiunto la promozione in Lega Pro proprio alle dipendenze di mister Ragno, giunge al Taranto fortemente voluto dal Presidente Massimo Giove e dal Ds Franco Sgrona. Alla viglia del campionato ci ha rilasciato qualche dichiarazione in esclusiva.
Se consideriamo il tuo legame con la città e la tifoseria del Potenza forse nessuno si aspettava di poterti vedere con i colori del Taranto. Cosa è accaduto con i lucani? E come è nata la tua decisione di sposare il progetto del presidente Massimo Giove?
Ho chiuso la mia esperienza col Potenza per problemi personali; dopo c’è stata una trattativa con il Taranto che però non è mai stata in discussione. Con il Taranto ho trovato subito un accordo. A Potenza dopo un’esperienza di tre anni non è stato facile separarsi ma credo sia stata la scelta migliore; ho sempre voluto venire a Taranto.
Per il Taranto sei stato uno degli acquisti più importanti. Ti aspettavi un’accoglienza così calorosa alla squadra durante la presentazione in Piazza Maria Immacolata?
Da questa squadra i tifosi si aspettano tanto come è normale che sia. Allo stesso tempo noi ci aspettiamo tanto dalla tifoseria; ieri sera è stato bellissimo e per Taranto credo che siano manifestazioni di affetto normali nei confronti della squadra. Stiamo parlando di una grande tifoseria. Per quanto riguarda gli acquisti, tutti daranno il loro contributo. Penso che già l’aver confermato buona parte della squadra dello scorso anno, affidandola a un mister navigato come mister Ragno, sia sintomo delle buone intenzioni della società. Se si pensa ad esempio anche agli acquisti di gente come Allegrini, Genchi e Gigi Manzo, non si può che voler fare un grande campionato.
Delle tue caratteristiche sappiamo che la velocità e il dribbling sono le tue armi migliori. Come vi state preparando alla sfida con il Brindisi? Nella partita col Fasano sei stato devastante, in quella con l’Altamura un po’ meno come del resto tutta la squadra…
Sappiamo che la partenza per il campionato che abbiamo in mente è importante. Ci stiamo preparando bene; con l’Altamura effettivamente non è stata una grande prestazione ma l’importante era vincere. Giocando bene si hanno più possibilità di vincere ma quando capitano queste partite è difficile esprimersi al meglio e bisogna vincerle ad ogni modo. Domenica sarà una partita difficile soprattutto perché si tratta della prima in campionato ma partiamo solo per vincere.
Che campionato sarà? Con Foggia, Cerignola, Bitonto e Casarano che mettiamo in prima fascia, ci potrebbe essere qualche sorpresa? Quanto sarebbe importante partire con 3-4 vittorie?
La partenza è fondamentale; se il Taranto dovesse partire alla grande avrebbe poi la spinta di un pubblico che non conosce categoria e le altre questo vantaggio non ce l’hanno. Noi dobbiamo pensare a noi e fare il nostro, sarà il campo a dire la sua. Ad esempio nessuno forse si aspettava che avremmo faticato contro una squadra non costruita per vincere come l’Altamura. Anche il Picerno lo scorso anno è partito in sordina ma poi ha vinto. Ogni partita dovremo prepararla alla stessa maniera.
Sulla tua scelta quanto hanno influito i consigli di tuo cugino Molinari?
Lui di Taranto ha grandissimi ricordi e non può che parlare bene di una piazza come questa.
Che gruppo siete? C’è qualche under che ti ha impressionato particolarmente?
Io ho qualche nome e un’idea me la sono fatta, ma non li faccio per rispetto del gruppo. Posso dire che ci sono ragazzi che hanno delle grandi qualità e che in prospettiva sono destinati a calcare palcoscenici diversi dalla Serie D. Come gruppo siamo affiatati e abbiamo un allenatore che a mio avviso è il migliore. La società ha preso l’allenatore che ha vinto di più, con giocatori come Allegrini che era capitano del Cerignola, io e Genchi che siamo finiti quinti in Lega Pro a Potenza e tanti altri. Sulla carta siamo attrezzati bene, poi è chiaro che il campo è un’altra cosa.
Tra 4-4-2 e 3-5-2 quale modulo prediligi? Spesso il mister ti chiede il sacrificio di partire quasi dalla linea dei terzini…
Sono due moduli diversi e nel mio caso due ruoli diversi, quindi è normale che uno richiede più sacrificio dell’altro. A Potenza col mister Ragno giocammo tutto l’anno con il 3-5-2 e io facevo il quinto di centrocampo. Conosco quello che vuole il mister e questo è un vantaggio.
Ti senti di fare una promessa sui gol che siglerai? Una decina può essere un obiettivo raggiungibile?
Magari, ma anche quello dipenderà dal modulo. La cosa importante però è che a prescindere dall’obiettivo personale bisogna vincere il campionato. Se facessi 20 gol ma non vincessi con il Taranto non sarei contento. Vincere qui sarebbe tutta un’altra storia. Ho lasciato Potenza non perché ci fossero problemi con la società o l’ambiente ma perché ho pensato di volermi confrontare e provare a vincere in una piazza prestigiosa come questa.
Hai giocato in diversi campionati in Italia tra vecchia C2 e Lega Pro; qual è la differenza col calcio in Argentina, dove pure hai giocato? Il calore dei tifosi a Taranto ti ricorda quello dell’Argentina e del suo tifo?
Siamo sullo stesso livello. In Argentina in qualunque categoria sono molto calorosi. La crisi del paese a livello socio-economico ha portato la gente a riversarsi sul calcio in cerca di gioie che diversamente non avrebbero.
Ci sono quasi 1700 abbonati al Taranto per la prossima stagione. Per domenica si potrebbero raggiungere le cinquemila presenze. Vuoi fare un appello alla tifoseria tarantina perché affolli lo Iacovone?
Capisco i tifosi che sono delusi per l’andamento degli ultimi anni del Taranto; però penso che il Taranto ora abbia una società che sta facendo il massimo per farlo risalire in categorie più consone. In questo momento non gli si può chiedere di più; noi giocatori abbiamo bisogno del loro incitamento per superare insieme i momenti di difficoltà quando una partita non si riesce a sbloccare o si deve portare a casa la vittoria. Li aspettiamo domenica sperando di regalar loro la prima gioia.
Andrea Loiacono














