Prendo ad esempio un gruppo di ragazzi che ama il Taranto alla follia. Prendo ad esempio un gruppo di ultras che ha deciso di unirsi con l’unico scopo di trasmettere il proprio amore alla propria squadra del cuore. Prendo ad esempio un gruppo di tifosi che per problemi che non stiamo qui a spiegare, non può essere presente allo stadio, ma che vuole costantemente trasmettere i propri sentimenti. Prendo ad esempio quel gruppo di tifosi che prima di Bari-Taranto e nei momenti più caldi delle ultime stagioni, si è presentato allo Iacovone donando il proprio cuore ai calciatori attraverso uno striscione.
Quei ragazzi dopo la brutta sconfitta di Bari sono ancora lì, a supportare la propria squadra, pronti a voltare pagina, perché domenica prossima ci sarà una nuova battaglia, perché l’amore per il Taranto non si esaurisce dopo aver perso una partita, se pur storicamente importante, ma potenzialmente prevedibile.
Abbiamo preso ad esempio quei ragazzi, perché il loro sentimento è puro, non ha doppi fini e non corre il rischio di essere strumentalizzato come spesso accade quando qualcuno esterna la propria idea. Perché tutti ormai vedono il losco dietro qualsiasi cosa.
Certo, contro il Bari il Taranto non è piaciuto, ci si attendeva una squadra più maschia, più aggressiva, più incline ad una guerra calcistica. E’ vero ha deluso, ma fare processi per una sconfitta che nel complesso poteva anche essere preventivata inizia ad essere esagerato. E sia chiaro, il nostro è un pensiero che rispetta qualsiasi altra idea, sia anche la più critica.
Di certo non è facile comprendere il momento del Taranto per chi non lo vive nel quotidiano, senza frequentare l’ambiente rossoblu, perché non si ha la percezione della realtà. E’ stato anche bello per alcuni fare passerella al San Nicola e non vivere l’aria dello Iacovone, perché è nel “tempio rossoblu” che si comprende dove questo Taranto può arrivare.
La preoccupazione del tifoso è comprensibile, è la rabbia che francamente non è tollerabile. Perché questo è un Taranto che ha una sua identità ed ha una sua filosofia, che ha un allenatore bravo e di prospettiva, supportato da un direttore sportivo con la testa sulle spalle e con una società che nel suo piccolo sta cercando di portare avanti la propria attività con dignità e con una progettualità basata sui giovani. Probabilmente la vittoria dello scorso campionato molti la hanno già dimenticata ed invece deve restare lì, ben fissa nella mente.
E’ giusto non essere contenti per le mancate vittorie contro Vibonese, Monterosi Tuscia e Messina, avversari su cui il Taranto deve fare la corsa per la salvezza, ma bisogna anche comprendere quello che è oggi il Taranto e quella che è la realtà del Bari. Fa male dirlo, ma la partita ha confermato la netta differenza tra le due realtà.
E per voltare pagina, bisogna prima crescere a livello ambientale. Rispettare le professionalità, cosa che spesso non accade e supportare la squadra nei momenti di difficoltà senza dare la caccia a presunti colpevoli che non ci sono. Non è più francamente tollerabile alzare polveroni per ogni sconfitta. Criticare si, eccedere senza equilibrio no. E l’equilibrio nel bene o nel male in un ambiente è fondamentale. Ora c’è una gara da vincere contro il Picerno e il Taranto ha bisogno di tifosi veri e amore puro non solo quando si festeggia una promozione come l’anno scorso.
Ti amo comunque vada, con i fatti non a parole
SEMPRE FORZA TARANTO
#dallapartedeltaranto
Maurizio Mazzarella















