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Amarcord, la beffa finale di Avellino firmata Moretti

Stagione 2006/2007 Il Taranto è neo-promosso e sulle ali dell’entusiasmo punta al doppio salto di categoria, fissando come obiettivo minimo il piazzamento nella griglia playoff. La squadra allestita dal patron Blasi e dal ds Evangelisti sembra poter rispettare le aspettative, risultando sulla carta una delle più attrezzate del girone. I rossoblu partono bene vincendo all’esordio in casa contro il forte Ravenna e sbancando il “Riviera delle Palme” di San Benedetto del Tronto sette giorni dopo. La rosa viene costruita sulle solide basi della stagione precedente e rafforzata con qualche colpo di mercato come gli esperti Pinna e Cammarata e con giovani calciatori che avranno la possibilità di esplodere quali Antonio Zito, Francesco Cosenza e la coppia sudamericana formata dall’argentino Maximiliano Roldan Cejas e dal brasiliano Robson Machado Toledo. 
Come ogni anno, però, i problemi sono dietro l’angolo: a Cava dei Tirreni, durante la gara valevole per la quarta giornata, parte della tifoseria tarantina impedisce lo svolgimento regolare dell’incontro contestando contro Blasi reo di aver fatto indossare alla squadra una maglia bianco-verde, secondo molti omaggio ai colori sociali della sua Manduria. Scene di violenza gratuita costeranno al Taranto due giornate di squalifica dello “Iacovone” oltre alla destabilizzazione dell’ambiente. Ci sarà poi la sconfitta di Castellammare, che vede una squadra sotto shock per quanto accaduto con la famosa aggressione a Caccavale e Pastore. Blasi sconvolto da quanto accaduto minaccia le dimissioni (anche Papagni si dimetterà per poi tornare sui propri passi) ma, a fatica, l’ambiente torna sereno e la stagione continua senza ulteriori problemi. La stagione termina con la sconfitta casalinga contro il forte Avellino, con il risultato di 1-2, e con le due squadre che avevano già da un paio di giornate la certezza di doversi incontrare nuovamente due settimane dopo nelle semifinali playoff. 
Nella gara d’andata il Taranto vince una partita sofferta, orfano della propria punta di diamante Deflorio. Match winner Antonio Zito che, pescato involontariamente da un tiro errato di Cejas, stoppa il pallone sul filo del fuorigioco e batte Gragnaniello. Nonostante la sconfitta nella gara d’andata, l’Avellino sa di poter raddrizzare la rotta con il minimo sforzo. Ai biancoverdi basta infatti un solo gol per conquistare la finale, grazie al miglior piazzamento nella regular season. Mister Papagni decide di affidarsi al classico 4-2-3-1 che vede Barasso tra i pali difeso dalla linea a quattro formata da Cosenza e Colombini terzini con Pastore e Prosperi centrali. 
De Liguori e Cejas agiranno sulla mediana mentre sulla trequarti il trio delle meraviglie formato dagli esterni Toledo e Zito con Manuel Mancini centrale. Alessandro Ambrosi unica punta di peso. Vavassori risponde con un offensivissimo 4-3-1-2 con Gragnaniello in porta; Ametrano, D’Andrea, Puleo e De Angelis in difesa, centrocampo a tre formato da Riccio, Di Cecco e Moretti. Tridente temibilissimo formato dal trequartista Grieco che assiste le bocche da fuoco più prolifiche del torneo: Felice Evacuo ed il capocannoniere del girone Biancolino, autore di ben ventiquattro reti. Prima frazione di gioco tesa e bloccata con il Taranto che si rende pericoloso in un paio di circostanze in cui, Toledo prima e Mancini poi, impegnano Gragnaniello senza impensierirlo più di tanto. 
Nella ripresa i padroni di casa si destano grazie ad Evacuo che nei primi minuti costringe Barasso ad una bella parata plastica su un suo potente tiro da fuori area e qualche poco dopo riesce a girarsi in area e con il sinistro impensierisce nuovamente l’estremo difensore ex Genoa. Il Taranto non si tira indietro ma il proprio gioco appare sterile con tanto possesso palla e belle triangolazioni che si interrompono sempre sul più bello. Papagni decide allora di coprirsi inserendo Panini e Larosa al posto di Zito e Toledo. Con il passare dei minuti il Taranto sembra aver trovato la quadra difensiva e l’Avellino vede vanificarsi ogni tentativo di offensiva. 
I rossoblu possono recriminare per un tackle da dietro di Porcari ai danni di Ambrosi che non viene ravvisato dall’arbitro ed avrebbe portato sicuramente al secondo cartellino per il terzino avellinese. Il match sembra filare liscio per gli ionici che nonostante i molteplici attacchi irpini stanno riuscendo ad addormentare la partita ed a conquistare lo 0-0 che significherebbe finale. A cinque dalla fine però, il sig. Tommasi di Bassano del Grappa fischia un fallo per un intervento a suo dire irregolare di Mancini. Il punto di battuta è decentrato nonchè molto lontano dalla porta difesa da Barasso e tutti si aspettano un cross per gli arieti biancoverdi. 
La difesa si schiera seguendo le marcature organizzate prima della partite affollando l’area di rigore e cercando di evitare i blocchi dei calciatori avellinesi. Sul pallone si porta l’esperto Vincenzo Moretti, calciatore trentenne che la stagione precedente ha conquistato la Serie A con la maglia del Genoa che ha vestito per undici volte dopo essere approdato nel mercato invernale proprio dall’Avellino. Torna in Campania dopo i sei mesi in rossoblu, nella città che l’ha battezzato nel calcio che conta per riportarla in cadetteria dopo un solo anno d’assenza. 
Il numero tre dell’Avellino a dispetto di quanto si potesse pensare decide di concludere direttamente in porta, con la sfera di gioco che filtra tra una selva di gambe e sorprende Barasso che vede sbucare il pallone improvvisamente senza che possa respingerlo. L’Avellino senza grossi meriti passa in finale ed i playoff sono ancora una volta fatali per lo sfortunato Taranto che dovrà rimandare la corsa alla Serie B di un altro anno. 
Gabriele Campa
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