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Fresi, “Bisogna tenersi stretti gli imprenditori che si avvicinano al calcio”

Difensore centrale, all’occorrenza anche centrocampista. Oltre 256 presenze in carriera con 18 gol realizzati. Una coppa Uefa vinta nel 1998 con la maglia dell’Inter, uno scudetto vinto con la maglia della Juventus nel 2002-2003, due supercoppe europee sempre con la maglia dei bianconeri. A Questi trofei si aggiunge il trionfo al campionato europeo under 21 di Spagna 1996 con la Nazionale guidata da Cesare Maldini. Parliamo di Salvatore Fresi il quale oltre alle maglie di Inter e Juventus ha giocato nelle fila di squadre come il Bologna, il Napoli, Il Foggia e la Salernitana. Noi del Giornalerossoblu.it abbiamo fatto con lui una chiacchierata sul calcio in generale e sulla sua carriera.
Cosa fa oggi Salvatore Fresi? Hai mai pensato di intraprendere la carriera di allenatore di una squadra maggiore?
Ho una scuola calcio a Salerno affiliata all’Inter, sinceramente non mi piace il modo di ragionare dei calciatori, né di quelli di oggi tantomeno di quelli del passato. Preferisco allenare i ragazzi, credo che se ne tragga maggior beneficio.
Quali sono i ricordi della tua carriera da calciatore? Penso ad esempio alla Coppa Uefa vinta con l’Inter nel 1998…
Si quello è uno dei più belli ma non l’unico. Penso anche alla medaglia d’oro vinta con l’under 21 nel 1996 in Spagna.
Come era il tuo rapporto con Massimo Moratti, uno degli allenatori che più ha lasciato il segno nel cuore dei tifosi interisti?
Il mio rapporto era ottimo, penso fosse così amato dalla gente perché per l’Inter ha speso tanto s senza vincere molto. Ma ha continuato a investire finchè non ha ottenuto i successi che meritava come la Coppa Uefa e il triplete del 2010. 
Con Ronaldo “il fenomeno” che rapporto c’era? Chi era Ronaldo caratterialmente come uomo?
Parliamo di un ragazzo fantastico, un burlone nello spogliatoio e un genio con la palla al piede. Non siamo di certo noi a scoprire le sue qualità tecniche. Penso che se si fosse allenato di meno al posto di sovraccaricarsi in allenamento avrebbe potuto segnare anche il doppio dei gol che ha fatto. È stato perseguitato dagli infortuni, altrimenti avrebbe potuto giocare sino a qualche anno fa.
Cosa ne pensi del percorso intrapreso dal Commissario tecnico Roberto Mancini alla guida della Nazionale? Quella dei giovani è la strada giusta?
Si assolutamente, la sua filosofia mi piace molto. All’inizio non mi convinceva molto ma poi mi sono ricreduto. Lanciare giocatori come Zaniolo, Barella, Kean, Pellegrini, Sensi; è questa la via giusta per fare bene e qualificarsi al prossimo europeo. Ora tocca a loro, l’ora dei senatori è quasi scaduta.
Il tuo ex capitano e attuale vice presidente all’Inter Zanetti ha recentemente presentato un’iniziativa che prevede con l’ausilio della sua fondazione la realizzazione di una scuola calcio in città vecchia per i ragazzi meno fortunati che giocano per strada. Non credi che bisognerebbe prendere spunto da queste iniziative più spesso? Tanti tuoi ex colleghi potrebbero farlo…
Quella di Zanetti è un’iniziativa lodevole; il problema è che per mettere su una scuola calcio ci vogliono strutture e allenatori che ovviamente non allenano gratis. Ci vogliono le persone giuste che si occupino dei giovani e non sono facili da reperire.
Cosa ne pensi della Var?
Trovo che questo tipo di tecnologia abbia ridotto di gran lunga gli errori rispetto agli anni in cui giocavo io. Non mi dimenticherò mai di aver perso uno scudetto per un episodio controverso che tutti conosciamo. Probabilmente gli errori restano e c’è ancora tanto da migliorare ma la situazione è decisamente migliorata. Prima si passavano le ore nei programmi TV a discutere della moviola. Ora questa problematica è stata arginata.
Il Taranto ormai da circa 7 anni disputa il campionato di serie D pur rappresentando una città di duecentomila abitanti. Cosa bisogna fare per poter effettuare una scalata come ha fatto ad esempio il Parma che in tre anni è passata dalla D alla A e quest’anno ha ben figurato in massima Serie? E di esempi ce ne sarebbero tanti…
In primo luogo bisogna avere la disponibilità finanziaria altrimenti non si va da nessuna parte. Il Parma ha sette imprenditori che hanno rilanciato il calcio. Poi credo che bisogna essere bravi a tenersi stretti gli imprenditori che si avvicinano al calcio, perché la maggior parte di essi lo fa solo per passione e non ci guadagna mica, anzi. Non conosco la situazione del Taranto ma gli auguro comunque le migliori fortune.
Andrea Loiacono
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