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Presentata ufficialmente “Iaco”, canzone dedicata al mito “Erasmo Iacovone”

“Iaco”: un canto inedito per il simbolo dell’unione di Taranto

Un canto inedito per un’icona, non solo calcistica ma anche sociale e culturale

RASSEGNA STAMPA DEL 31 DICEMBRE 2021 – TARANTO BUONA SERA – ALESSANDRA CARPINO

Un canto inedito per un’icona, non solo calcistica ma anche sociale e culturale. Nell’immaginario collettivo della Taranto sportiva e non solo, Erasmo Iacovone è diventato il “simbolo dell’unione”, termine e concetto ricorrenti nel corso della presentazione del nuovo brano a lui dedicato. “Iaco”: l’affettuoso diminutivo è titolo della canzone ideata e composta da Mimmo Laghezza e da Manuela Barbaro, interpretata dalla voce soave di Giù Di Meo. L’anteprima ufficiale dell’ascolto è avvenuta mercoledì scorso, 29 dicembre, in occasione della conferenza stampa collaudata nelle eleganti stanze del Castello Aragonese, alla presenza degli autori (eccetto la cantante Giù Di Meo, costretta ad abdicare per motivi personali), di Vittorio Galigani nel duplice ruolo di direttore del blog “graffisulpallone.com” organizzatore dell’evento, nonché esponente della società del Taranto F.C. Al tavolo si è accomodato anche Giuliano Pavone, noto giornalista e scrittore ionico, mentre a moderare l’incontro è stato Maurizio Mazzarella, direttore responsabile della testata online GiornaleRossoblu.it, media partner dell’iniziativa. Un testo poetico ed una melodia delicata hanno incantato il pubblico: versi intensi, contestualizzazione onirica, note soffici, scevri da enfatizzazioni o banalità. La figura di Erasmo Iacovone, attaccante rossoblu deceduto in un tragico incidente stradale nel febbraio 1978, è impreziosita da epiteti raffinati (acchiappasogni, campione), metafore teatrali (il sipario che cala sul più bello), viaggi immaginifici (la palla in porta che vale più delle parole, il boato alla radio). Una dimensione calcistica più autentica, un ricordo intriso di commozione, una moderna leggenda. “Spero che le emozioni che ho provato al primo ascolto della canzone siano state percepite da tutti- ha esordito Mimmo Laghezza- E’ lo struggimento di un periodo vissuto nel bene- la frequentazione dello stadio con mio padre e mio fratello- e nel male- la scomparsa drammatica dell’attaccante trascinatore per me ragazzino di dieci anni”. “Giù di Meo ha abbracciato l’idea, ha arrangiato, ha cantato, ha fatto tutto lei tranne il testo- ha precisato-. Giuliano Pavone è stato coinvolto perché amante di Taranto ed appassionato di calcio. Ha saputo “fermare il ricordo”, ha compreso lo spirito che ci animava. Un’operazione che consiste nell’unire le belle cose che riusciamo a produrre, senza creare antagonismi inutili”. L’ispirazione nasce fra i vicoli della Città Vecchia, nelle peregrinazioni per la stesura di un nuovo libro (“Mariolino va per mare”): “Meravigliosa avventura voluta da Mimmo per creare connessioni – ha confidato Manuela Barbaro – Stavamo scrivendo il nostro racconto ed è arrivata la voce giusta per il brano su Iacovone. Sono le coincidenze che creano connessioni, le connessioni creano le cose belle ed il mondo ha bisogno di arte e bellezza!” Ad illustrare una congiunzione fra periodi sportivi diversi è stato Vittorio Galigani: “Vivo a Taranto da oltre trentacinque anni e Iacovone rappresenta l’unico personaggio che unisce. L’immagine dei ragazzi in Curva che identificano gli eroi in campo, bravi e meno bravi, suggerisce che sono i colori rossoblu a creare tuttora sinergia. Speriamo di regalare altre soddisfazioni: il calcio di Iacovone, fatto di sentimenti e di strette di mano, ora non c’è più. Sono cambiati i tempi e le regole stringenti complicano il processo professionistico in un momento delicato per la realtà ionica”. Affascinante l’opinione artistica offerta da Giuliano Pavone: “E’ un regalo alla città. In merito alle iniziative dedicate ad Erasmo Iacovone, io rispondo sempre in modo affermativo. Lui è il nostro simbolo, unisce la nostra città che spesso e stupidamente si divide. Ho tremato: si rischia molto toccando i miti, ma le note ed i versi trasudano passione e mantengono lo spessore dell’arte, della sobrietà, dell’emozione, dell’equilibrio”. “Un linguaggio universale: la rima Campione/Iacovone restituisce l’umiltà dell’attaccante rossoblu. L’ho definita la nostra “piccola Superga”- ha commentato- Come accaduto al Grande Torino, c’è un lutto nel punto più alto della carriera di un club. Valore metaforico delle vicende: un momento felice, Taranto negli anni Settanta era la città prototipo del benessere, la più ricca del Sud, aveva un reddito pro capite altissimo, la grande industria era istituita con i suoi aspetti positivi. Mi affido alla mitologia: Taranto come Icaro che avesse osato troppo avvicinandosi al sole. Dopo la morte di Iacovone, si verifica la coincidenza di una china discendente delle vicende socio economiche della città”. “Il suo è stato un funerale laico nel centro dello stadio, che sarà poi intitolato al centravanti- ha chiosato- Le parole del presidente Fico alludono ad un’atipica richiesta di perdono, come se si fosse consumato un sacrificio. L’anima si diffonde nello stadio. Tarantini “fermi” a quarant’anni fa? Miti da soppiantare? No, perché i simboli sono quelli che uniscono: il ricordo dinamico è proiettato al futuro, l’anagramma di Erasmo è “Saremo”. Dalla platea è intervenuto il senatore Mario Turco: “Iniziativa di forte emozione, sogni e palla che entra in porta. La melodia trasmette quello che Iacovone ha lasciato a noi: passione e dedizione alla maglia. Sentimenti da mutuare in tutte le cose che facciamo, pilastri fondanti per gli obiettivi da raggiungere e per le ambizioni. L’immagine dell’elevazione dell’attaccante come tentativo di superare il limite stesso: identifica Taranto e la difficoltà di realizzare spesso “quel gol” in tutti i campi. Ma non molliamo mai”. Un contributo elargito anche dall’ex vice sindaco Fabiano Marti: “Impressionante quanto sia indelebile il ricordo. Iacovone è simbolo della nostra città: ci piace pensare che in quella stagione la squadra sarebbe arrivata in serie A. Emblema di quella Taranto che potrebbe fare, ma ha bisogno costantemente di superare l’ostacolo con l’unione. Giù è una cantautrice eccezionale, della quale conosco il talento: adoro questo progetto musicale”.

Foto: G. Leva

Tags: Taranto FC 1927
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