Queste le dichiarazioni dell’ultima conferenza stampa dell’ormai ex allenatore del Taranto, mister Luigi Panarelli, che ha voluto ringraziare la città, la società e tutta la gente che fa parte del mondo Taranto, stampa compresa:
IL SALUTO – “È un giorno che non avrei voluto avvenisse, ma so che il calcio è anche questo. Ho voluto tanto far indire questa conferenza perchè questa esperienza mi ha dato davvero tanto. È stato un percorso difficile, tortuoso, ma allo stesso tempo impegnativo, affascinante e avvincente. Per la testa mi passano tante cose belle come lo stadio con 10 mila persone. È doveroso ringraziare tutti, la città per prima, che quel 27 Agosto mi ha accolto con un po’ di scetticismo, ma che con il tempo ha iniziato a conoscermi, facendomi prendere tanti consensi come persona e come capacità. Ringrazio tutti i tifosi del Taranto, il popolo rossoblu, perchè essendo tarantino e tifoso, ho seguito sempre le esigenze del pubblico, ritrovando in questo percorso tutti sani e maturi.”
I RINGRAZIAMENTI – “Ringrazio dunque la curva nord, la gradinata, la tribuna, i gruppi organizzati. Ringrazio tutto il mio staff tecnico, Mariagrazia Sigrisi, Aldo Scardino, Santino Simone, Franco Scarano, gli addetti stampa Corbascio e Galeone, lo staff sanitario, la stampa che non ci ha mai abbandonato e che ci ha sempre incitato, rimanendo al nostro fianco in questo percorso anche quando le cose non andavano bene. Voglio ringraziare inoltre tutti i miei calciatori, tutti i ragazzi che il primo giorno erano 34, fino ad arrivare a 27 al primo completamento della prima rosa. Tutti hanno dato la piena disponibilità sul campo nonostante il lavoro fosse iniziato da un altro tecnico, dimostrandosi sempre pronti e preziosi con me. Infine, ma non per ultima, voglio ringraziare la persona del Presidente Giove, che nonostante le critiche, mi ha dato la possibilità di allenare la squadra della mia città, del mio cuore, la squadra dove ho giocato 6 anni.”
L’ESPERIENZA TARANTO – “L’esperienza si accumula lavorando nel settore, non per forza essendo stati grandi calciatori, servono professionalità, costanza e tanta personalità. Taranto la conosciamo tutti bene, è una piazza difficile, che dà tante pressioni, ma senza studio e lavoro quotidiano non ci si può approcciare in una piazza come questa. Io ho avuto l’onore di iniziare e finire questo campionato, scendendo in panchina per 38 partite, un traguardo che in pochi sono riusciti a raggiungere negli ultimi anni. In Italia purtroppo è il risultato l’unica cosa che conta, è una mentalità che bisogna cambiare. Una mentalità che va tenuta stretta invece è la programmazione. Per guidare il Taranto più che un allenatore esperto, servono delle prerogative, perchè questa piazza merita di giocare in altre categorie, ma ci vuole programmazione e pazienza. Eravamo sulla strada giusta, a chi verrà auguro il meglio di questo mondo, che possa essere accolto con grande fiducia e che possa lavorare al meglio. Per me questo è stato un fulmine a ciel sereno, il presidente aveva già detto che avrebbe cambiato tutto. Ho voluto questa conferenza semplicemente per ringraziare queste persone che ho citato. Le decisioni vanno rispettate, io posso solo ringraziare Massimo Giove per avermi dato questa possibilità.”
NESSUN CAMBIAMENTO – “Nel mio percorso di vita ho sbagliato tante volte per migliorarmi, ho sempre voluto mettermi in discussione, assumendomi sempre le mie responsabilità perchè credo che non bisogna mai additare qualcuno delle colpe. Sono abituato così, lo faccio per crescere e per migliorarmi sia nella vita che nel mio lavoro. Se ho esagerato a prendermi qualcosa in più, l’ho fatto perchè dovevo. Io non ho avuto problemi con nessuno, ma è stato evidente che nelle ultime domeniche la squadra di inizio campionato ha subito un’involuzione. Anche questa è una forma di studio per capire dove la squadra è mancata per poi strutturarsi in seguito. Sono state tante le situazioni che ci hanno accompagnato durante l’anno, la testa fa molto. Quando ho smesso di giocare ho seguito un corso di comunicazione e ho imparato che quando meno te lo aspetti, l’inconscio può farti brutti scherzi, il mio compito è quello di capire se oltre alla questione mentale ci sia qualche altro aspetto. I ragazzi avevano solo la vittoria in testa, per tutta la stagione. Nella testa purtroppo ci può essere stato uno scoramento quando dopo 9 vittorie eravamo ancora ad inseguire, pagando in seguito, oltretutto, il punto di penalizzazione. Non abbiamo vinto, ma sono state fatte delle grandi cose. Tornando indietro non cambierei nulla, l’unica cosa che avrei voluto sarebbe stato iniziare dall’inizio.”
IL RAPPORTO CON GIOVE – “All’epoca accettai volentieri il ruolo che mi fu affidato dal presidente ed ero consapevole che si potevano fare delle grandi cose. Il presidente è una persona passionale, in quel momento il modo può essere condivisibile o meno, ma riesco a capire una persona che ci ha messo cuore, passione e non solo. Ho avuto modo di incontrare il presidente dopo 4 giorni e c’è stata tanta amarezza da parte di entrambi. Il dolore è tanto, ma questo è anche il calcio.”
CERIGNOLA – “La partita di domenica può capitare una volta ogni 100 anni, non doveva capitare perchè ha disonorato la maglia e noi stessi. I ragazzi sono rammaricati e consapevoli di un aver fatto una bella figura.”
Simone Pulpito















