La pesante sconfitta rimediata al Monterisi contro il Cerignola ha scoperchiato in casa rossoblù il vaso di Pandora che racchiudeva tutte le critiche, le frustrazioni e le illazioni che da mesi covavano nella testa e nei pensieri di una frangia del tifo tarantino. Se è vero che una serie di scelte e di sbagli da parte della società (cambio di allenatore in corsa e rafforzamento della squadra solo nel mercato di dicembre) e dell’ormai ex tecnico Luigi Panarelli (non aver mai puntato per due settimane di fila sulla stessa formazione) sono inconfutabili, è altrettanto vero e innegabile che solo chi opera può sbagliare; e questa società che piaccia o meno ci ha sempre messo la faccia, combattendo alle volte, con il Presidente Giove e il Direttore Generale Montella, battaglie che non le appartenevano.
Si pensi alla vicenda del punto di penalizzazione inferto alla società rossoblù per fatti risalenti alla precedente gestione, che ha sicuramente inciso su una rincorsa che in quel momento il Taranto stava conducendo sul campo in maniera inappuntabile. Lungi da me fare l’avvocato di qualcuno ma, parlando di fattori estranei al rettangolo verde, c’è la partita disputata dai rossoblù ad Andria in uno stadio che in teoria per quella partita avrebbe dovuto essere a porte chiuse; giornata di squalifica che, guarda caso, i biancoazzurri hanno scontato contro il Cerignola.
Per non parlare poi delle innumerevoli trasferte vietate, a cui i tifosi del Taranto non hanno potuto partecipare, o dei clamorosi errori arbitrali; si pensi al calcio di rigore non assegnato a Picerno, ultimo di una lunga serie. E proprio a Picerno, a mio avviso, è stata scritta la pagina più nera dello sport rossoblu ionico, con episodi che tutti conosciamo e che nulla hanno a che vedere con il calcio. Episodi ai quali però non ha fatto seguito un’adeguata giustizia sportiva, in attesa di quella penale. Bene, di tutti questi fattori non si può non parlare quando si traccia un bilancio della stagione del Taranto. E nonostante tutto, questi avvenimenti dimostrano la forza interiore di una società e di una dirigenza tutta che ha saputo andare oltre tutto e tutti, raggiungendo una finale play-off contro la squadra maggiormente accreditata a inizio di stagione.
Va dato atto alla società di aver scommesso su un allenatore giovane e preparato come mister Panarelli, che ha saputo valorizzare gli under a disposizione. Si pensi ad Antonino, Bonavolontà, Ferrara e Pelliccia. Questo per quanto riguarda gli aspetti tecnici, che restano una nostra sindacabile opinione. Non vanno tralasciate inoltre le iniziative intraprese dal Taranto nel sociale e per la città, come gli incontri nelle scuole e quelli tra i calciatori del Taranto ed i bambini dei Tamburi accompagnati da Don Borsci.
E’ assurdo che, in un contesto sociale come quello ionico, con una classe imprenditoriale praticamente assente, i problemi occupazionali e ambientali che ci circondano, si pensi a scatenare, nel momento in cui le cose vanno male, la solita caccia all’untore con l’unico fine di non criticare in maniera costruttiva ma di distruggere.
Con questo mi riferisco non soltanto alla tifoseria e a quello zoccolo duro di duemila persone che sempre ci sono stati e sempre ci saranno, ma soprattutto a quella parte di opinione pubblica e di stampa che avrebbe potuto fare qualcosa in più per caricare l’ambiente e stare vicino alla squadra e invece non l’ha fatto, preferendo fare “il passo del gambero” guardandosi alle spalle, crogiolandosi nelle proprie paure di play-off persi in passato. Tutto questo al grido di “Tanto i play-off non servono a niente”. Si è preferito prendere la calcolatrice e fare calcoli di griglie di ripescaggio e tabelle, senza godersi e prepararsi al meglio per la partita che poteva valere una stagione.
Alla fine però è avvenuta la trasformazione di questa parte di tifoseria da gambero a canguro, un animale che ama saltare e va di fretta. Non si vuole aspettare nulla e si pretende dalla società che si versi il fondo perduto per andare in Lega Pro. Confidando e sperando nel tentativo di ripescaggio che il presidente Giove ha più volte ribadito, mi auguro che in primis la nostra città possa ritrovare unità di intenti e spirito di appartenenza. Ad maiora!
Andrea Loiacono














