Abbiamo ascoltato il tecnico siciliano Domenico Giacomarro, protagonista della cavalcata del Picerno, formazione lucana che dalla metà di ottobre ha intrapreso un percorso da guinness dei primati.
Domenica scorsa è giunta un’altra vittoria contro il Francavilla in Sinni. Che partita è stata?
Arrivati a questo punto del campionato restano ormai 5 partite da disputare; sono partite in cui la posta in palio diventa tanta sia per noi che siamo in testa che per chi deve inseguire dietro. Bisogna fare attenzione e avere sempre una condizione fisica massimale, cosa che in certi momenti non sta accadendo. Però abbiamo disputato un buon primo tempo, dopo il vantaggio ci siamo un po’ impauriti. Nel nostro caso essere in prima posizione ma essere inseguiti da due formazioni più attrezzate di noi ci porta a perdere qualcosa.
C’è qualcosa che le piacerebbe che fosse ancora migliorato? Penso ad esempio alla mentalità nel gestire alcune situazioni…
Questa è una squadra composta da tutti ragazzi; non abbiamo molta gente di esperienza o che ha vinto campionati. C’è gente che fino a qualche tempo fa giocava in Eccellenza. Ritrovandoci in testa al girone H dopo aver tirato la carretta per 29 partite, è chiaro che qualcosa si può anche perdere. Mi sto godendo questo momento perché so che stiamo facendo del bene per la comunità. Il fatto che mi consola parecchio è che noi sappiamo quello che vogliamo e giochiamo a calcio. Quando si scende in campo, paure e tensioni possono essere anche messe da parte.
Domenica prossima ci sarà per voi un altro turno casalingo contro il Pomigliano, che è una formazione pressoché retrocessa. Quali sono i rischi di una partita che può sembrare dall’esito scontato?
Molto dipende dall’approccio, dalla settimana che precede la partita e dall’intensità con la quale si svolgono gli allenamenti. Questa è una squadra che approccia la partita come se stesse giocando sempre col Taranto o con il Cerignola. Tra noi e il Pomigliano ci sono tanti punti di distacco, ma per i discorsi fatti poc’anzi bisogna affrontare la gara con la massima concentrazione.
Avrà tre uomini squalificati, tra i quali il talentuoso Kosovan. Sta preparando le contromisure?
Ha ripreso ad allenarsi Pitaresi; poi sarà il campo a decidere. Questi sono giocatori che hanno sempre giocato bene, però è normale che incidano anche le diffide. Adesso ci sono le partite che contano e avremo tutti a disposizione, un aspetto importante per la squadra.
Le prossime due sfide sono propedeutiche a quelle contro Taranto e Cerignola. State facendo un richiamo di preparazione in vista del rush finale o non avete il tempo per soffermarvi su questo?
I richiami si usavano quando giocavo io. Spesso non si dà il tempo agli allenatori neanche di qualche partita, figuriamoci se si attende l’effetto di un richiamo di preparazione. Noi abbiamo adesso queste due partite contro Pomigliano e Sorrento e dopo tre giorni giochiamo di nuovo col Taranto.
Al di là del fatto che il Picerno ha quasi in pugno questo campionato, ha avuto modo di parlare con la presidenza del suo futuro? Oppure è solo concentrato sulla fine del campionato?
Io sono concentrato sul campionato; è una cosa che è più grossa di noi. Picerno è un paesino di 5.000 abitanti che fino a tre anni fa stava nei campi polverosi dell’Eccellenza. Per questo abbiamo tanto da fare; il presidente deve fare lo stadio nuovo. Noi siamo arbitri del nostro destino; se riusciamo a fare il massimo in queste partite, non dobbiamo pensare agli altri. Le partite però vanno vissute perché abbiamo due squadre alle spalle più potenti di noi.
Come giudica la vicenda dei criteri di ripescaggio che non sono stati ancora diramati? Il fondo perduto secondo lei è la giusta garanzia a tutela della solidità di una società? Non sarebbe il caso di ripescare chi vince i play-off per dare più credibilità alla classifica finale?
Nel nostro campionato, che ritengo il più difficile dalla Serie A in giù, ci sono tante mancanze. L’interregionale non è né carne né pesce e lo dimostra il fatto che devono giocare quattro under. In realtà pochi ragazzi sono arrivati a giocare in Serie B o Serie A. Io sono del parere che squadre come Taranto, Cerignola, Turris, Messina sono tutte squadre da un blasone importante. Spero che la Lega tenga conto di tutto questo. Sono del parere che la Serie C la devono fare le squadre con un bacino d’utenza importante. Purtroppo si va ancora avanti con favoritismi e amicizie, chiudendo qualche occhio, lasciando che si iscrivano squadre già pericolanti. La piazza di Taranto ha fatto la storia e non può stare nei dilettanti a lungo.
Andrea Loiacono













