Simone Sardanelli, classe 1994, prima di cimentarsi nel ruolo di team manager della Prisma, è stato un atleta pallavolistico nel ruolo di libero, che ha militato nelle fila di importanti club di Superlega e A2, vincendo anche due Coppe Italia. L’ultima tappa del suo percorso da giocatore è stata a Galatina, sfiorando la salvezza play-off.
Hai indossato per 5 anni la maglia della Tonno Callipo Vibo Valentia, squadra della tua città, con la quale hai disputato tre campionati di Superlega e vinto per due volte la Coppa Italia A2. Che emozioni hai provato e cosa ricordi?
“E’ la società con cui sono cresciuto, quindi per me è stato molto emozionante. Ma com’è stato emozionatissimo la prima giornata con Taranto ma ho provato le stesse cose anche a Latina. Per me forse vedere il campo da fuori mi da sempre lo stesso effetto, che sia Vibo con cui sono cresciuto o adesso che ho cambiato e mi sto mettendo in gioco in un altro ruolo, ha sempre lo stesso peso diciamo.”
L’ultima tappa della tua carriera da pallavolista l’hai conclusa quest’anno in A3 con l’Efficienza Energia Galatina. Cosa ti porti dietro da questa esperienza?
“Le esperienze in tutte le città secondo me sono diverse e ti lasciano comunque qualcosa sia dal punto di vista pallavolistico che umano. Galatina è una bellissima città, mi sono trovato molto bene. Purtroppo il campionato non è andato come speravamo. Però anche quello mi è servito per fare delle esperienze pallavolistiche e per vivere situazioni che in qualunque caso potranno servirmi in futuro.”
La Gioiella Prisma ha deciso di affidare a te il compito di team manager, compito che riguarda tutta l’organizzazione della stagione, in modo da mettere la squadra a proprio agio. Una vera e propria figura di riferimento sulla quale poter fare affidamento per ogni evenienza.
“Sono sempre a stretto contatto con la squadra e provo ad ovviare ogni situazione che si viene a creare per poter permettere alla squadra, ai giocatori, soprattutto allo staff, di lavorare al meglio in palestra. E grazie al segretario generale Stefano De Luca, con la vice presidentessa, comunque con tutta la società, anche per quanto riguarda le trasferte e per tutta l’organizzazione in sostanza. E’ un lavoro che facciamo in tante persone e questo mi aiuta anche ad apprendere cose nuove e poi man mano a muovermi da solo.”
Cosa ti aspetti da questa tua prima esperienza dirigenziale?
“Cosa mi aspetto è prima di tutto il fatto di aiutare la squadra a rendere il meglio possibile per quello che è il mio ambito, aiutarli durante tutta la stagione per pensare soltanto a rendere.”
Così giovane, come sei arrivato a prendere questo tipo di decisione? E’ stato difficile smettere di giocare per passare ad un altro tipo di incarico?
“Ho sempre pensato che per me non sarebbe stato difficile. Anche perchè si mi sono spostato dal campo, però ci sono sempre intorno. Quindi al momento ti dico che non mi pesa. Ho tanto da guardare, da osservare e mi sto rendendo conto che è una cosa che mi piace sempre di più. Ne ero convinto sarebbe stato così e adesso ne ho la conferma, quindi per me è sempre la stessa cosa, cioè la vivo anche da dirigente con quello spirito da giocatore che avevo prima. La parte agonistica c’è sempre.”
Come mai la tua prima scelta per svolgere il compito di team manager è ricaduta proprio su Taranto? Avevi avuto altre offerte?
“C’era stato qualche altro contatto ma sinceramente appena ho saputo dell’occasione non ci ho pensato due volte, penso che abbiamo concluso in un paio di giorni. Quindi sapevo che era l’occasione giusta per me per poter crescere, per poter stare in un ambiente in cui poter apprendere tanto e a cui spero di dare tanto.”
Qual è l’obiettivo di quest’anno della Prisma? Aspirate a qualcosa di importante?
“E’ difficilissimo. Prima di tutto penso che dobbiamo pensare alla prossima partita che è molto importante, visto i due risultati precedenti. Ma a parte dal punto di vista dei risultati proprio, è dal punto di vista di gioco e dello sviluppo della nostra pallavolo, quello che vogliamo raggiungere come obiettivi tecnici. Poi per tutto il resto penso che i risultati vengono una volta che tutto viene rodato, visti soprattutto i primi problemi durante la precisione tutti gli allenamenti congiunti in cui abbiamo incontrato non poche difficoltà, con qualche infortunio. Quindi adesso è il momento di fare volume di gioco e sviluppare la nostra pallavolo. La pallavolo è uno sport molto difficile da cogliere ed è molto variabile, quindi adesso c’è da lavorare e da acquisire sempre nuove certezze per poter giocare sempre meglio.”
Francesca Raguso














