RASSEGNA STAMPA DEL 7 DICEMBRE 2022 – TARANTO BUONA SERA – ALESSANDRA CARPINO
Sortilegio infranto, finalmente. E nello stupore dell’evento illuminato dai riflettori della diretta televisiva del cosiddetto “Monday Night” calcistico di serie C: il Taranto si scopre sorprendente contro le avversarie aspiranti alla promozione e, nell’arco cronologico di pochi giorni, immediatamente dopo aver frenato la rincorsa del Crotone con il pirotecnico pareggio allo stadio “Iacovone” nel turno infrasettimanale di mercoledì scorso, espugna addirittura l’Adriatico di Pescara, suggellando la sospirata prima vittoria lontano dalle mura amiche ioniche. Un 2-0 perentorio, che non ammette repliche, al cospetto di un antagonista depauperato delle sue certezze, probabilmente depresso alla luce di tre debacle consecutive che lo allontanano dal Catanzaro inarrestabile capolista del girone: il Taranto attende, riflette, percepisce immediatamente che l’approccio del Pescara è frenetico, affidato ai tentativi dalla distanza, poco incline al fraseggio, quindi ne blocca sornione, gradualmente, le fonti di gioco, insinuandosi fra le linee, operando con una strategia “ingannevole” nel suo stesso conservatorismo. Non è remissivo, assolutamente: forse gli abruzzesi di Alberto Colombo si illudono circa un atteggiamento accomodante che non esiste, che è fuoco pronto ad avvampare attraverso le ripartenze permeate di logico dinamismo. Organizzazione, compattezza, equilibrio: il Taranto interpreta alla perfezione il ruolo della squadra che deve conseguire un traguardo diametralmente opposto, la sua prestazione rintraccia un’estetica emergente nel suo stesso pragmatismo, la sua manovra si sviluppa tramite un’apprezzabile sinergia di ordine e di applicazione saggia e precisa dei concetti tattici impartiti dal suo allenatore. Sì, perché il Taranto si sta trasformando in una creatura tipica della filosofia di Ezio Capuano, osservando il paradigma della cura dei dettagli in fase di non possesso, della reattività nelle verticalizzazioni in contropiede, dell’esattezza letale sull’esecuzione dei calci piazzati: lo studio quotidiano dell’avversario di turno è dogma implicito, ma mai rinnegato dal trainer salernitano, i sincronismi espressi nel presidio delle aree del campo ne diventano la testimonianza, e l’identità espressa dalla compagine rossoblu coincide con una rinnovata consapevolezza nei propri mezzi, persino con un primigenio “senso del possesso della forza”. La severità ed i rimproveri incassati dalla squadra al termine dell’umiliazione di Avellino sono tutt’altro che una “leggenda metropolitana”: nell’affrontare il binomio più proibitivo, il Taranto recupera coraggio, impara ad osare, ragiona sulle situazioni da fermo, ritrova la creatività estrosa dei suoi elementi di talento, insiste nel superamento delle metamorfosi (a centrocampo soprattutto) e delle defezioni (pedine costrette ad alternarsi, la cui collocazione non altera le letture). Straordinari sono i rendimenti di Antonini e Guida: il primo si conferma impeccabile in copertura quanto protagonista in avanti, autore dell’assist sul primo palo a beneficio del colpo di testa di Manetta, suo collega di retroguardia, per la confezione del vantaggio; il secondo, sontuoso nell’ispirazione e nell’eclettismo, sembra aver superato definitivamente la flessione fisiologica che ne aveva rallentato il percorso. Non solo: il ritorno di Provenzano dopo quasi un girone di assenza a causa dell’infortunio lombare è assolutamente proficuo nel coniugare sostanza e qualità sulla linea nevralgica, permettendo una visione più completa dell’architettura di gioco, la quale imprime più disinvoltura nei giovani colleghi come Labriola e Mastromonaco (dirottato nella mansione di interno destro). L’attesa di Tommasini è stata premiata e l’attaccante ha marchiato a fuoco il match con la sua seconda rete stagionale e consecutiva: addomesticare la sfera, finalizzare in versatilità (elevazione perfetta nel cuore dell’area di rigore, servito dalla lunga distanza da Ferrara per il raddoppio) e garantire la profondità rappresentano peculiarità indispensabili in un reparto carente di soluzioni. “Il Taranto è una squadra che si sa difendere e produce, crea nonostante tante problematiche: dal mio arrivo convivo con l’assenza di sei, sette giocatori a partita, davanti abbiamo solo due punte classe ‘02 e ’98, più Guida che ho inventato nel ruolo sulla trequarti, dobbiamo gestire tanti aspetti come le ammonizioni- ha commentato a fine gara Ezio Capuano- Sono molto contento della prestazione: laddove ci sono i demeriti di una compagine, aumentano i meriti dell’altra. Avevo detto alla vigilia che non saremmo stati la vittima sacrificale, perché sono consapevole del modo in cui si allena il gruppo. Ho visto un Pescara leggermente in difficoltà: se avesse battuto il Catanzaro davanti a quindicimila persone e fosse andato a pari punti, avrebbe beneficiato di uno stato psicologico ideale. Altrettanto assicuro che ha incontrato un Taranto difficile, con dieci giocatori costantemente in quaranta metri, tutti dietro la linea della palla, bravi nel cercare l’ampiezza”. “Ho studiato la linea corta e stretta sulla quale incidere e sono stato leggermente bravo quando ho cambiato sistema di gioco dopo una decina di minuti, perché Guida faticava quando gli si dava punto di riferimento- ha spiegato il tecnico rossoblu- Ho percepito che potevamo prendere l’avversario fra le linee. Abbiamo segnato un gran gol su uno schema provato in più di un’occasione, poi abbiamo avuto il piglio della grande squadra, perché andare sul 2-0 e cercare la terza marcatura per diverse volte, senza mai rischiare, è sintomo di crescita. So che per salvarci il cammino è lunghissimo: è semplicemente un punto di partenza, che ci dà ulteriore autostima dopo la grandissima prestazione col Crotone”. Nota doverosa sul centrocampo, ancora una volta sottoposto a variazioni d’innesto: “Cerchiamo di muoverci sempre senza palla e la rottura della linea per fare entrare l’intermedio quando giochiamo a tre. Davanti alla difesa preferisco collocare un giocatore non tanto di pensiero, ma che mi vada a raddoppiare sugli esterni; nel momento in cui palleggiamo, cerco di scambiarli per non concedere un punto di riferimento. Provenzano è stato stoico. Non avevo avuto il piacere di allenarlo, era fermo da tre mesi: dopo 45’ è calato come normalità, occorre reinserirlo con calma”.














