RASSEGNA STAMPA DEL 13 DICEMBRE 2022 – TARANTO BUONA SERA – ALESSANDRA CARPINO
Strategia, pragmatismo e qualità. Il Taranto supera di misura il Monterosi Tuscia fra le mura amiche dello “Iacovone” interpretando con intelligenza e versatilità, doti distribuite in entrambi i tempi di gioco, un altro scontro diretto nel viaggio verso la tutela della categoria professionistica, apprestandosi inoltre a concludere il girone d’andata con una quota quasi insperata nel prologo destabilizzante del torneo (23 punti, in attesa della gara di Messina, primo “lunch match” stagionale, in programma domenica prossima alle ore 12.30). E’ un originario “senso del possesso della forza”, che coincide con la consapevolezza nei propri mezzi e nella propria crescita tattica ed identitaria, quello che sta metabolizzando la squadra rossoblu: accetta le metamorfosi, non si lascia trascinare dagli eventi, capitalizza l’episodio, compensa le perdite numeriche degli atleti, soprattutto ostenta una sinergia nello sviluppo della manovra in entrambe le fasi di possesso e non possesso palla, intuendo il momento, il segmento propizio, la transizione insidiosa. Contro un Monterosi Tuscia organizzato, schierato in modo impeccabile da un maestro come Leonardo Menichini, il Taranto di Ezio Capuano vive nella dicotomia delle frazioni di gioco e rintraccia la sua chiave di volta nella trasformazione del centrocampo all’inaugurazione della ripresa: concetti coerenti, criteri indovinati ed un’iniezione di qualità fondamentale per spezzare il rischio dell’inerzia ed incentivare la creatività. Il sigillo decisivo, marchiato a fuoco da Christian Tommasini per la terza volta consecutiva, è la conseguenza di un’azione corale, di una rinnovata pressione sul baricentro alto, anche di un’amplificazione del talento individuale: vi partecipano un Mastromonaco sicuro nel recupero e nel confezionamento del cross, un Guida esploso nuovamente nella sua elegante costanza di rendimento, appunto un Tommasini stavolta opportunista e lesto nell’approfittare e nell’insaccare al 19’st. Il faro illumina dalla linea nevralgica e corrisponde all’innesto di Alessandro Provenzano in avvio di ripresa: l’esperto centrocampista, inserito gradualmente dopo il lungo infortunio, rileva Antonio Romano inedito nel ruolo di interno mancino in formazione titolare (autore dell’unico tiro in porta del primo tempo, un diagonale corto suggerito da Labriola e protetto sul suo palo da Moretti): Capuano ridisegna l’asse anche in successione, collocando in cabina di regia l’ex Catania, ripristinando Mastromonaco sulla corsia destra di pertinenza, promuovendo Gaston Romano per far rifiatare il generoso Formiconi, alternando la freschezza di Mazza a Labriola dirottato temporaneamente sull’interno mancino. I sincronismi che innescano le tre opportunità di raddoppio sono emblematici: al 26’st il diagonale dalla sinistra effettuato da Guida sibila a fil di palo e nasce da una verticalizzazione vicendevole fra Mazza e “Chapi” Romano, filtrante per Tommasini al cross; al 39’st Provenzano timbra la traversa direttamente da calcio di punizione; al 45’st ancora l’under Mazza parte in contropiede e lancia La Monica, impreciso nel trafiggere. “Rifarei le stesse scelte iniziali- ha commentato Ezio Capuano a fine gara- Si prepara la strategia in settimana, poi ci sono difficoltà nell’applicazione determinate sia dalla struttura dell’avversario che dall’adattabilità sul campo. Un allenatore deve garantire in primis la lettura della partita sotto il profilo didattico: noi lavoriamo sull’avversario ed ho atteso trepidante l’intervallo perché mi servivano giocate diverse. Occorreva cambiare: ho sistemato sulla corsia destra Mastromonaco per ottenere una maggiore fase propositiva, collocando Provenzano in ampiezza larga sul lungo. Il nostro è un sistema meritocratico”. Nonostante il precedente blitz sontuoso di Pescara, mister Capuano etichetta quella contro il Monterosi come “la vittoria più importante” dal suo avvento sulla panchina ionica: “Partita difficilissima, come avevo preannunciato- ha spiegato- Abbiamo affrontato una squadra che non concede profondità e le variazioni durante la ripresa ci hanno permesso di aumentare la condizione, soprattutto in attacco”. “Gli ultimi dieci minuti del primo tempo meritano un plauso- ha continuato l’allenatore rossoblu- Eravamo dediti al contenimento e più frenati, ma siamo rimasti compatti sino allo 0-0 nell’intervallo. Questo successo assume un valore superiore ai risultati positivi conquistati contro due pretendenti alla promozione come Crotone e Pescara in sequenza, innanzitutto perché sancisce una continuità in uno scontro diretto: è un ulteriore punto di partenza, il cammino è lungo e tortuoso. Eppure nessuno avrebbe immaginato che, ad una partita dalla fine del girone d’andata, il Taranto avrebbe incamerato 23 punti: sono stati conquistati col sangue, col sudore, con l’applicazione nel lavoro settimanale, attraverso prestazioni su un campo impraticabile, sul quale la fatica nello sviluppo del fraseggio e del dialogo palla a terra diventa incredibile”. La cosiddetta “cura Capuano” sta elargendo i suoi frutti: “Qualcosa di mio è la grande passione che cerco di trasmettere per fare crescere questi ragazzi- ha dichiarato il trainer – E’ un gruppo che segue gli insegnamenti e le prestazioni ne sono la conseguenza: ha vinto sette partite, ne avrebbe meritate di più, e la motivazione dei risultati risiede negli allenamenti di qualità svolti quotidianamente. Si tratta di giocatori giovani e di prospetto, sanno soffrire e stanno costruendo qualcosa di importante: giro a loro tutti i complimenti”. Un Taranto definito come “un bel vedere” dallo stesso Capuano: “E’ la tipica squadra che un tifoso vorrebbe ammirare: suda la maglia, corre, si precipita su ogni pallone ed i suoi componenti si aiutano vicendevolmente. Sugli spalti c’era molta più gente e si è fatta sentire: spero che il nuovo anno possa azzerare tutte le perplessità e le incomprensioni e che gli appassionati accolgano l’invito ad assistere alle partite casalinghe. Rispettiamo ed accettiamo ogni decisione, ma i ragazzi meriterebbero un abbraccio più forte”.













