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Il doppio ex Ciotola, “Con Capuano il Taranto può centrare la salvezza”

Il doppio ex Ciotola, “Ricordo l’unico gol messo a segno col Taranto davanti a 8.000 tifosi”

"Rantier, mi spronava a correre sempre, lavorando sulla fatica e attaccando la profondità anche in caso di eccessiva stanchezza. La settimana dopo andai via insieme ad altri cinque giocatori, ma non per volontà mia"

di Mimmo Ligorio

Abbiamo intervistato per GiornaleRossobblù.it l’ex trequartista dell’Avellino e del Taranto Nicola Ciotola, in vista del match che vedrà il Taranto impegnato in trasferta proprio contro gli irpini. Ciotola da doppio ex, nonostante abbia giocato sei mesi a Taranto, ricorda con piacere quell’avventura sottolineando la forte emozione provata segnando quell’unico gol contro la Cavese che ha permesso la vittoria della squadra ionica per 1 a 0 di fronte a circa 8.000 tifosi.

Si è sentito poco parlare di lei ultimamente, ha appeso gli scarpini al chiodo?

Assolutamente no! Mi sono trasferito nel mio paese, Ponte situato a circa 15Km da Benevento e continuo a giocare a Calcio, nonostante gli acciacchi comincino a farsi sentire, ma ho ancora voglia di divertirmi. Sono tesserato per la squadra del mio paese lo Sporting Ponte 2019 che milita nella Prima Categoria Campana Girone D, attualmente siamo primi in classifica, il campionato è ancora lungo ma tenteremo di vincerlo, per un calciatore è sempre bello vincere un campionato.

Nella sua lunga carriera trascorsa tra Serie B, Serie C e Serie D, vanta una promozione in Serie B con il Pisa, una promozione con L’Aquila in Serie C1, una Coppa Italia di Lega Pro e promozione in Serie B con la Juve Stabia ed infine la conquista dello Scudetto Dilettanti con l’Avellino, cosa vuole raccontarci in merito alla sua “stanza dei trofei”?

Sono legato ad ogni squadra nella quale abbia giocato, ma ovviamente dove ho vinto i campionati riservo un ricordo speciale. Ho provato forti emozioni quando ottenemmo la promozione in Serie B con il Pisa passando dai play-off. L’andata si concluse con il risultato di 1 a 0 per il Monza, al ritorno vincemmo per 1 a 0, i 90 minuti non bastarono per stabilire chi avrebbe disputato il campionato di Serie B e si dovette ricorrere ai supplementari. Non credevo di ottenere la promozione in quanto il Pisa la stagione precedente si salvò all’ultima giornata, né tanto meno che potesse passare dai miei piedi. Segnai quel gol al 118’ minuto, il gol del 2 a 0 che fece esplodere di gioia i tifosi pisani e che proiettò la loro squadra in un campionato cadetto dopo 13 anni di assenza. Non riesco a descrivere ciò che ho provato quell’anno, la stagione precedente militavo in Serie C2 nelle fila del Giugliano, ero un ragazzino e non ero abituato ad un campionato di Serie C1 con il Pisa che vantava un pubblico numeroso e che gremiva gli spalti ad ogni partita. I ricordi di Avellino con la vittoria del campionato rimarranno indelebili nel mio cuore, tra l’altro per me fu un ritorno in quanto giocai nella Stagione 2008/2009 in Serie B collezionando anche cinque gol. Ottenemmo qualcosa di incredibile, ricordo che avevamo un distacco di meno dieci punti in classifica dal Lanusei e riuscimmo a ribaltare il tutto. Ti accorgi di aver centrato l’impresa quando a fine campionato vedi i tifosi in lacrime che esprimono la loro gioia e tutto il loro affetto. In Serie C2 nelle file dell’Aquila ritengo di aver vinto un campionato da protagonista, riuscii a trovare tanta continuità giocando tutte le partite. Ricordo che alla promozione la gente era in lacrime non riusciva a contenere la gioia, quasi non ci credeva che il L’Aquila era stato promosso in Serie C1. Nella Juve Stabia purtroppo non potei essere continuo, giocai solo 4 partite, avevo una lesione al menisco ma nonostante i problemi rispondevo sempre alle chiamate del mister vincendo il campionato e la Coppa Italia, rimandando l’operazione a fine stagione, perché alla fine conta l’obiettivo della squadra.

Come reputa il calcio moderno?

Credo che una volta era tutto diverso, c’era molta più voglia di seguire il calcio. Ad esempio per recarsi allo stadio non occorrevano tanti controlli, la gente era libera di presentarsi anche 5 minuti prima del match e la capienza era numerosa, basta scorrere qualche video su Youtube e fare il paragone tra i tifosi che occupavano i settori vent’anni fa ad oggi notando una differenza è notevole. Oggi il calcio è molto più schematico, non si da spazio alla fantasia, in TV si vede tutti i giorni e credo sia uno svantaggio per l’appassionato in quanto, se si tende a fare sempre le stesse cose, si corre il rischio di essere banali ed invogliare sempre meno la gente. Credo si sia perso l’entusiasmo per una partita di calcio, all’epoca si giocava tutti allo stesso orario magari prestando attenzione al risultato della squadra avversaria, cosa che suscitava ulteriori emozioni in tempo reale. Oggi invece si può sapere il risultato delle dirette concorrenti il giorno prima o addirittura saperlo il giorno dopo con il posticipo. C’è da dire che il calcio è in costante evoluzione e sicuramente tra dieci anni ci troveremo di fronte ad altri cambiamenti.

Ha vissuto una breve parentesi a Taranto dove ha iniziato la stagione con Brucato e successivamente Dionigi, cosa ci vuol raccontare in merito ai due tecnici e come mai a Gennaio è andato via?

Nonostante a Taranto abbia giocato solo sei mesi, sono stato benissimo. Ricordo con piacere i tifosi e mi compiaccio nel vedere il senso di appartenenza alla città e la voglia di vincere attraverso il tifo acceso. Ricordo quell’unico gol messo a segno con i rossoblù davanti a circa 8.000 tifosi del Taranto in una partita serale contro la Cavese che ha permesso la vittoria degli ionici per 1 a 0. Quell’anno le aspettative del club erano alte e mister Brucato fu ingaggiato proprio per questo, ma commettendo qualche passo falso, arrivò l’esonero e la dirigenza puntò a sorpresa su Dionigi che all’epoca non godeva di esperienza. Dei due tecnici posso solo parlarne bene, Brucato ci faceva lavorare molto sul campo dando consigli sempre giusti e ritengo che sia molto preparato, Dionigi è un tecnico che ti ispirava a correre per tutta la partita incitando a non mollare mai. Ricordo un episodio in una partita contro il Lanciano, dove nel tridente d’attacco schierato dal mister con me, Innocenti e Rantier, mi spronava a correre sempre, lavorando sulla fatica e attaccando la profondità anche in caso di eccessiva stanchezza. La settimana dopo andai via insieme ad altri cinque giocatori, ma non per volontà mia. Ebbi la chiamata di mister Braglia, allora tecnico della Juve Stabia che mi invogliò a raggiungerlo a Castellammare di Stabia per aiutarlo a ottenere la vittoria del campionato, ricordando l’ottimo lavoro svolto a Pisa con la gratificazione della promozione.

Che campionato si aspetta faccia l’Avellino avendo alla guida un tecnico come Michele Pazienza?

L’Avellino è una squadra che è stata costruita per vincere o almeno lottare tra le prime posizioni, il presidente è ambizioso ed ha mandato via Rastelli quando i risultati non stavano arrivando, ingaggiando Pazienza si è data una svolta cominciando a vincere, nonostante ultimamente abbia avuto qualche battuta d’arresto. Nel match disputato Domenica scorsa tra Benevento e Avellino, ero allo stadio ad osservare attentamente la partita, l’Avellino è una squadra fisica e conosce molto bene la categoria, può giocarsela fino all’ultima giornata per concorrere alla vittoria del campionato, avendo giocatori forti individualmente, la inserisco tra le favorite con Juve Stabia e Benevento.

Reputa il Taranto di mister Capuano come outsider in questo campionato per una eventuale promozione in Serie B?

Credo che il Taranto stia disputando un bellissimo campionato, direi anche al di sopra delle aspettative, ma bisogna essere onesti e sinceri, non credo abbia la rosa adatta a vincerlo arrivando al primo posto. Vedo un Taranto che può arrivare benissimo a giocarsi i play-off dove tutto può succedere essendo un campionato a parte ma è importante il piazzamento finale in classifica che permette di sfruttare un vantaggio. Mister Capuano è bravo e preparato, sta svolgendo un encomiabile lavoro alla guida del Taranto, la squadra è partita in sordina ed i giocatori hanno il vantaggio di giocare con spensieratezza non avendo l’obiettivo principale della promozione. Quando, invece, si gioca con le pressioni e cominci a vedere che i risultati non arrivano, a me è capitato, capita di scendere in campo con un’ansia elevata essendo costretto a portare a casa il risultato.

Domenica si disputerà il match tra Avellino e Taranto qual è la sua analisi in merito a questa partita?

Domenica credo di recarmi ad Avellino per assistere al match allo stadio, ovviamente spero di vedere una bella partita e nello stesso tempo di divertirmi. Entrambe le squadre hanno giocatori individualmente qualitativi che possono fare la differenza e sbloccare la partita attraverso un episodio. Hanno schemi simili di gioco, l’Avellino giocando in casa sfrutterà la spinta del pubblico a suo vantaggio ma potrebbe giocare con l’ansia del risultato in quanto punta a vincere il campionato, il Taranto è una squadra sbarazzina che giocherà senza troppe pressioni non avendo nulla da perdere, Capuano imposterà la partita sull’attesa cercando di non prendere gol per poi sfruttare gli spazi che concederà l’Avellino ripartendo velocemente.

Tags: Taranto FC 1927
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