Abbiamo ascoltato per Giornale Rossoblù.it l’ex capitano del Taranto Ivano Pastore, ora nello staff del Prato, in Serie D, come Direttore Generale. Pastore ha bellissimi ricordi di Taranto, il suo chiodo fisso è vedere gli ionici disputare almeno un campionato di Serie B in quanto dopo avere conquistato due promozioni con il Catanzaro, dalla Serie C2 alla Serie B, tornò a Taranto con la consapevolezza di poterci riuscire.
Pastore, appesi gli scarpini al chiodo ha intrapreso la carriera manageriale svolgendo il ruolo di Direttore Sportivo riuscendo ad ottenere ben due promozioni, con la Nocerina dalla Serie C alla Serie B e con il Rimini dalla Serie D alla Lega Pro, vuol rivivere insieme a noi quei momenti?
Ho dei ricordi bellissimi in tutte le squadre in cui ho lavorato, credo di aver fatto un ottimo operato e mi ritengo anche fortunato; con la Viterbese ed il Benevento arrivammo a giocare i play-off, con Nocerina e Rimini sono stati raggiunti traguardi importanti come la promozione nelle categorie superiori. Vincere il campionato con la Nocerina è stato qualcosa di particolare tenendo conto che è stato il mio primo anno da Direttore Sportivo, mi ha dato modo di spalancare le porte al mondo calcio a 360 gradi, invece la conquista della promozione con il Rimini è stato un rimettermi in gioco in una piazza dove bisognava costruire qualcosa di importante partendo da una categoria inferiore visto la retrocessione nell’anno precedente. Concludere il campionato al primo posto e tornare tra i professionisti, reputo siano state sensazione bellissime. Come dico sempre, bisogna lavorare immagazzinando quante più nozioni possibili per poi svilupparle mettendole in atto nel giusto ambiente di lavoro, ad Ascoli ad esempio, ho provato gratificazione quando sono stati acquistati due calciatori per poi venderli ottenendo plusvalenze.
Ha citato in precedenza che il lavoro svolto a Nocera Inferiore le ha spalancato le porte al mondo del calcio a 360 gradi, infatti nella stagione 2017/2018 entra a far parte dello staff del Milan come scout internazionale e ci rimase due stagioni, che cosa ha provato?
Arrivare al Milan per me è stato completare la formazione che ho maturato nel corso degli anni avendo la possibilità di conoscere totalmente il calcio, ottenendo un biglietto da visita importante. Dato che il mio percorso è stato quello di Direttore Sportivo, lavorare come Scout Internazionale poteva sembrare limitante, invece col passare del tempo mi sono accorto che è stata una palestra incredibile, specialmente quando hai la possibilità di vedere i campioni dal vivo e segnalarli al club tramite le relazioni e diventa un piacere quando ti accorgi che i calciatori che hai relazionato arrivano al club o ad altri club importanti affermandosi. Il Milan mi ha dato la possibilità di rappresentare un club storico e vincente nei maggiori stadi Europei.
Rivivendo la sua carriera da calciatore tra le squadre che ha militato, c’è il Taranto di cui è stato capitano, ha conquistato una promozione e sfiorato la Serie B per due anni, che legame ha con Taranto?
A Taranto sono stato cinque anni, anche se in due momenti diversi, ed è stata la squadra dove ho militato maggiormente rispetto alle altre, e sono stato benissimo. Ricordo che nella stagione 2001/2002 subii un infortunio nelle ultime 6 giornate che mi fece saltare i play off e la finale contro in Catania, ma sono stato sempre vicino ai ragazzi incoraggiandoli fino alla fine. A Catanzaro, invece, conquistammo due promozioni nel giro di due anni, dalla Serie C2 alla Serie B e li ho maturato la convinzione di tornare a Taranto convinto di aver lasciato qualcosa in sospeso e facendo crescere in me una mentalità vincente che mi avrebbe portato ad un solo obiettivo: conquistare la Serie B anche con il Taranto! Abbiamo vinto il campionato di Serie C2 contro il Rende in quella finale dove all’andata realizzai il gol su punizione che ci ha permesso di pareggiare la partita 1 a 1, mentre al ritorno vincemmo 1 a 0 grazie al gol di Vincenzino De Liguori. L’anno successivo fummo eliminati in semifinale play-off dall’Avellino dove all’andata vincemmo 1 a 0 con la rete di Antonio Zito e nella gara di ritorno, essendo reduce da un infortunio al crociato, a fine primo tempo il mister volle insistentemente la mia presenza e dovetti ricorrere ad una puntura di Toradol ma a dieci minuti dalla fine, eravamo ancora sullo 0 a 0, sono stato costretto ad uscire dal campo chiedendo la sostituzione in quanto tendevo a zoppicare, perdemmo 1 a 0 con la rete di Moretti al minuto 85 restando con l’amaro in bocca per non essere arrivati ad un soffio dal giocarci la finale. L’anno successivo nella finale contro l’Ancona, l’allora portiere Barasso fece un’uscita bassa dove nel tentare di difendere il pallone, mi piombò addosso storcendomi nuovamente il ginocchio. Il calcio ti regala momenti bellissimi così come forti delusioni, i bei momenti tendi a dimenticarli in dieci minuti, mentre i momenti brutti ti possono segnare in un percorso ma servono soprattutto a farti crescere.
Il suo ruolo era difensore centrale, oltre a difendere aveva il vizio di realizzare qualche rete, specialmente battendo calci di punizione eccellenti, quanto si è allenato affinché potesse avere questa precisione?
Restavo ad oltranza dopo gli allenamenti due volte a settimana, il Sabato dopo l’allenamento di rifinitura ed alternavo il Giovedì se la partitella non si fosse prolungata altrimenti il Venerdì, calciando circa una ventina di palloni, allenandomi sulla finalizzazione. Nelle stagioni precedenti al mio arrivo a Taranto, ero riuscito a realizzare qualche gol come quando giocavo a Marsala o nel Giulianova, nel Formia, ma ero un ragazzino e non avevo la personalità che ho acquisito con il tempo, se la squadra godeva di un centrocampista o un trequartista maturo dai piedi buoni, non avrebbero mai lasciato spazio ad un difensore centrale giovane. La consapevolezza nel perfezionare le punizioni mediante gli allenamenti l’ho maturata in una partita di Coppa Italia tra Taranto e Nocerina. Giocavamo in casa, l’allenatore era proprio il tecnico attuale del Taranto Ezio Capuano, ricordo che passammo in svantaggio per 1 a 0, capitò un calcio di punizione al limite dell’aria di rigore ed io lasciai il mio posto in difesa per avvicinarmi al pallone, con l’incredulità del mister che alla fine mi concedette di calciarla, Aldo Monza mi diede il pallone, lo piazzai, lo accarezzai e lasciai partire un tiro che si infilò alle spalle del portiere avversario siglando il momentaneo pareggio, quella partita la vincemmo 3 a 2 e conservo un articolo di giornale dove furono state messe in risalto i miei calci di punizione, ne calciai tre nel quale con il primo feci gol, col secondo presi la traversa e sulla respinta segnò Di Nardo e con la terza il portiere avversario sfoderò una parata incredibile. In un’altra partita contro l’Arezzo ad esempio realizzai una doppietta su punizione ed il portiere dell’Arezzo era Marconato.
Il Taranto attualmente occupa una notevole posizione di classifica in piena zona play-off, cosa può fare Capuano per migliorare ancor più questo Taranto, cercando di trascinarlo alla conquista di una promozione in Serie B che i tifosi aspettano da circa trent’anni?
Il mister è una persona che sa perfezionare qualsiasi cosa gli passi tra le mani, posso solo parlarne bene, è alla guida di una squadra che affronta un girone difficilissimo e attualmente è quinto in classifica. Il Taranto ha subito 17 reti, ha vinto 10 partite e non mi pare abbia un grosso budget a disposizione per la campagna acquisti. Sicuramente il mister vivendo lo spogliatoio tutti i giorni sa cosa può servire per migliorare la rosa anche se migliorarla non è semplice. Credo che il team vada completato aggiungendo quei tasselli mancanti in modo da migliorare la qualità delle sostituzioni, d’altronde si possono solo fare i complimenti al mister per l’eccellente lavoro che ha svolto e che continua a svolgere tenendo conto che quest’anno gli è stato affidato il compito di manager all’inglese, gestendo la campagna acquisti e in questa metà di stagione il Taranto gode di un ottima posizione di classifica, personalmente non mi sarei aspettato di vedere la squadra al quinto posto a Gennaio, ma ho seguito le dichiarazioni del mister lasciate in estate e già capivo che avrebbe disputato un ottimo campionato.
Se un domani squillasse il telefono e dall’altro capo ci fosse il presidente Giove che vorrebbe affidarle il ruolo di Direttore Sportivo, lasciando svolgere a Capuano esclusivamente il ruolo di allenatore, accetterebbe l’incarico?
Taranto la porto nel cuore, sono stati anni bellissimi e tornerei volentieri a lavorarci, è una piazza che mi piace tanto ed ho in testa un chiodo fisso: il Taranto in Serie B! Nonostante abbia giocato con il Catanzaro in cadetteria, dico sempre che la mia vera Serie B l’ho giocata a Taranto, assistere ad uno stadio stracolmo con circa 30.000 persone nelle partite contro il Catania o contro il Rende e quant’altro, è emozionante e molto stimolante per un calciatore. Se poi Capuano riuscisse a regalare la gioia ai tifosi di compire l’impresa e effettuare il salto di categoria, che manca da circa trent’anni, sarei felice ugualmente. Esaminando il campionato del Taranto in questa parte di stagione, se fossi il presidente non cambierei assolutamente niente, il mister vantando della sua longeva esperienza di allenatore, ha mantenuto buoni rapporti con chiunque, lo conosco da quando ero un ragazzino di 17 anni, è uno studioso, è competente di calcio e quindi se dovesse arrivare una chiamata nell’immediato rifiuterei all’istante, per il bene del Taranto perché non si devono spostare gli equilibri, il lavoro che sta svolgendo il mister è giusto e nessuno deve intralciarlo, nel gruppo si è creata una certa alchimia dove sarebbe rischioso spostare un minimo tassello, si rischierebbe di far crollare il castello!
Dei calciatori con i quali ha condiviso lo spogliatoio, chi per lei è stato colui che aveva delle qualità eccezionali?
Credo che al giorno d’oggi sia difficile vedere in giro calciatori come il “cobra” Andrea Deflorio. Era un calciatore straordinario, credo il più forte con il quale abbia giocato nonostante sia stato compagno di squadra di Riganò, Corona, Castaldo, Califano e Cicconi, ma Andrea era un punto di riferimento, lo supportavamo e lo sopportavamo, se un giorno decideva di non allenarsi, nel senso che garantiva la presenza e in campo non aveva voglia, glielo concedevi perché la Domenica era un giocatore indispensabile, non era un problema. Corona e Castaldo erano attaccanti più completi, mentre a Riganò gli va fatto un grosso applauso, è riuscito a tirare fuori da se stesso il massimo delle sue qualità.
Il giorno dell’Epifania si giocherà il derby pugliese Foggia – Taranto, che partita si aspetta?
Sarà una partita da vedere sicuramente, il Taranto supporta una fase difensiva giusta, è una squadra che sa ripiegare, sa fare fortino e sa ripartire e quando lo fa può infliggere dolore agli avversari. Il Taranto ha trovato la sua dimensione mentre il Foggia ancora no. Mi aspetto una partita aperta e tattica da parte del Taranto, Capuano è molto bravo a preparare le partite, è bravo a saper bloccare i punti di gioco ed è difficile che una sua squadra subisca gol, mi rammarica che il mister non abbia meritato qualcosa di più come ad esempio la Serie B non avendo avuto la possibilità di confrontarsi con un calcio importante, è un vero peccato, ma c’è da riconoscere che di certo il suo carattere non lo ha premiato. I rossoneri hanno vissuto troppi alti e bassi in questo periodo di stagione nonostante sia una squadra che sulla carta può ambire a concludere il campionato tra le prime sette posizioni. L’arrivo di Coletti nello staff potrebbe incidere dando alla squadra una mentalità alla De Zerbi basandosi su un modulo 4-3-3 e creando il gioco sulle catene laterali, sarà un buon allenatore. Dispiace che il match si disputerà a porte chiuse, non permettere l’ingresso ai tifosi è la morte del calcio.















