Abbiamo ascoltato per Giornalerossoblù.it l’ex tecnico del Taranto Tommaso Napoli. Il mister ha raccontato di quando faceva parte della rosa del Foggia allenata da Zeman agli inizi degli anni 90’ e dell’inserimento dei giovani nel mondo del calcio, inoltre ha espresso le sue considerazioni sul campionato del Taranto e su mister Ezio Capuano.
Ripercorrendo la sua carriera calcistica, è stato definito un difensore elegante dai piedi buoni, arrivando a giocare in Serie A con il Foggia di Zeman, che ricordo ha di quegli anni?
Avevo 17 anni e mezzo quando esordii in Serie C1 con il Licata allenato da Zdenek Zeman, quell’anno collezionai tre partite da titolare e 34 panchine, esordii nella partita contro il Monopoli, nella stagione 1985/1986, pareggiammo 2 a 2. Eravamo in vantaggio 2 a 1 ma a pochi minuti dalla fine riuscirono a pareggiare con un tiro scagliato da 30 metri che si infilò sotto l’incrocio dei pali. La seconda partita fu contro il Livorno, vincemmo 1 a 0 mentre la terza partita la giocai contro il Taranto, una squadra forte, costruita in una maniera impeccabile che alla fine venne promossa in Serie B. Quel Taranto era composto da giocatori come Maiellaro, De Vitis, Totò Lopez, D’Ottavio. Marcai Totò Lopez, il mio idolo essendo nato a Palermo e osservandolo quando era un giocatore del Palermo diventando il capitano. Mi sentii stringere il cuore quando in fase di marcatura si accasciò a terra all’improvviso ma fortunatamente senza gravi conseguenze. Vincemmo 3 a 1. Agli esordi della mia carriera da calciatore giocavo centrocampista centrale ma a causa di un infortunio di un mio compagno di squadra, dovetti arretrare nella linea difensiva rimanendoci per il tutto il resto della mia carriera calcistica. La mia mentalità era quella di cercare di rubare il posto ai grandi, ero grato dello spazio che mi concedeva il mister, cercavo di migliorare attraverso il lavoro ed il sacrificio e oggi sono soddisfatto della mia carriera ma soprattutto di aver giocato a quei livelli, era uno degli obiettivi che mi ero prefissato da ragazzino. Passai al Foggia di Zdenek Zeman, in Serie B, riuscendo a vincere il campionato con successiva promozione in Serie A. Eravamo giocatori esordienti, tranne Baiano, ma una squadra che ci teneva a fare bella figura con chiunque, tra l’altro era composta da giocatori forti come Signori, Kolyvanov, Petrescu, Rambaudi, Shalimov, Padalino e Mancini in porta. Visto il calendario iniziammo il campionato in salita, ma nonostante tutto riuscimmo ad ottenere sei punti in cinque partite (all’epoca le vittorie valevano due punti), affrontando squadre blasonate come Inter, Juventus, Fiorentina, Cagliari e Parma, ottenendo un punto contro Inter e Parma e due contro Fiorentina e Cagliari. Zeman ha saputo tirare fuori il meglio da ognuno di noi creando un collettivo forte, nonostante avessimo in rosa giocatori molto forti individualmente come Signori, Baiano e Rambaudi. Quel Foggia esprimeva calcio proprio come voleva Zeman, sempre alla ricerca del gol, una squadra propositiva che si divertiva e faceva divertire. Zdenek Zeman ed Aldo Cerantola sono due allenatori che stimo molto, la loro mentalità è quella di segnare e raccogliere subito il pallone dalla rete per posizionarlo a centrocampo in modo da non perdere tempo nel realizzare la seconda rete. Si esprimevano dicendo che il lavoro è importante e che attraverso il lavoro ed i sacrifici si ottengono i risultati.
Come valuta l’inserimento dei giovani nel mondo del calcio professionistico?
Proprio l’altro giorno ho avuto il piacere di soffermarmi con i giovani della juniores della squadra dove attualmente alleno, il Don Carlo Misilmeri in Eccellenza siciliana, per discutere ed interagire con loro. Nonostante siano primi in classifica, hanno perso contro la penultima, mi sono sentito in dovere di fare una tirata d’orecchie dicendo ai ragazzi che le partite si possono anche perdere, ma ciò che avevo notato che erano pochi negli allenamenti nonostante la rosa ampia, mancando di rispetto a loro stessi e all’allenatore. L’allenamento giornaliero serve per mantenere la forma fisica altrimenti si va in difficoltá e si perde con chiunque. Da uno studio svolto si evince che molti ragazzi smettono di giocare a calcio ancor prima del raggiungimento della maggiore età, si lasciano trascinare dai social e da altre distrazioni e il calcio diventa l’ultimo dei pensieri. In Sicilia è stato svolto un convegno al quale ho partecipato insieme ad altri allenatori. Trattava l’inserimento dei giovani nella prima squadra e l’argomento citato in causa riguardava le strutture d’allenamento. Ho preso la parola dicendo che sono pienamente d’accordo che in Italia non abbiamo delle strutture di allenamento all’avanguardia, ma quando ero ragazzino strutture presenti adesso le potevamo soltanto sognare. Si giocava sull’asfalto o sui campi in terra battuta e quando capitava di giocare in un campo in erba naturale era una grande festa. Il Adesso i campi sono la maggior parte in erba sintetica e livellati, quindi non andiamo a cercare il pelo nell’uovo, il vero problema è che i ragazzi non sia allenano, mentre dovrebbero allenarsi almeno 4/5 volte la settimana, ma purtroppo in assenza di disponibilità dei campi che vengono affittati a più squadre riducendo lo spazio a disposizione, il giovane nell’inserimento in prima squadra potrebbe trovarsi in difficoltà in quanto non abituato a sostenere intensità frequenti di allenamento, quindi non reputandosi all’altezza tende a mollare.
Nella Stagione 2012/2013 ha ricevuto la chiamata da parte del Taranto assumendo l’incarico di tecnico della prima squadra, cosa vuole raccontarci di quella stagione?
Arrivai a Taranto con grande entusiasmo, sapevo a cosa andavo incontro dato che la stagione precedente era reduce di un campionato vinto sul campo in Lega Pro e all’improvviso fu catapultata nel limbo della Serie D. Taranto è una piazza al quale volevo dare il mio contributo a tutti i costi o da calciatore o da allenatore. Quel giorno fui chiamato dalla società per assumere la guida tecnica, non ci pensai due volte accettai subito l’incarico senza batter ciglio, amo le situazioni difficili, mi danno una carica di adrenalina e Taranto lo era in quel momento, riuscendo a centrare il mio obiettivo personale. La squadra fu costruita a fine Agosto, rimasi colpito dal calore che hanno espresso i tifosi nei miei confronti quando in una gara di Coppa Italia contro il Grottaglie, costruito per vincere il campionato, dovetti schierare in campo la squadra juniores per mancanza di giocatori tesserati. Riuscimmo a tenergli testa perdendo solo nei minuti finali ed il pubblico apprezzò l’impegno e lo sforzo dei ragazzi. Ho dato tutto me stesso a Taranto e penso che chiunque vorrebbe allenare una piazza come Taranto.
Oggi dove può arrivare il Taranto di Ezio Capuano?
Credo che il Taranto possa arrivare lontano, centrando obiettivi importanti come il piazzamento nella zona play-off, è una squadra costruita ad immagine e somiglianza di Capuano. Credo che il mister sia un maestro nella preparazione delle partite, ho avuto il piacere di incontrarlo solo da avversario e per quanto ci metta l’anima vivendo ogni partita in maniera intensa, sembra stia per scendere in campo come dodicesimo giocatore. E’ un tecnico che pensa molto alla squadra curando ogni minimo dettaglio e credo che i tifosi tarantini possano essere soddisfatti di questo rendimento. Nutro una grande ammirazione nei confronti di mister Capuano sia come uomo che come allenatore. Il calcio è bello perché è imprevedibile, si può costruire una squadra per vincere il campionato o galleggiare nelle zone alte della classifica ed invece si retrocede, come è successo a S.P.A.L. e Benevento, oppure costruire squadre per salvarsi o affrontare un campionato di media classifica, vincendolo. Il Taranto in avanti ha Kanoutè e Bifulco che considero molto forti, la squadra scende in campo con spensieratezza e senza ulteriori pressioni, questo può essere un’arma a favore del Taranto, il gruppo ha fame di risultati e credo possa essere la rivelazione di questo campionato.
Considerando le cessioni e gli acquisti del Taranto in questa sessione di mercato invernale, crede che il club abbia ben operato?
Il Taranto ha fatto delle operazioni che hanno permesso di fare cassa e di questi tempi è tutto oro colato, si è rinforzata dal punto di vista economico ed ha saputo prendere giocatori all’altezza effettuando acquisti mirati nonostante le cessioni senza indebolirsi. Miceli lo conosco abbastanza bene, è un difensore forte. Quando allenavo il Martina Franca lo ingaggiai ma il mio direttore all’epoca virò per un giovane prelevato in prestito dal Benevento. Credo che la società abbia avuto una grande intuizioni di mercato acquistando Miceli per il partente Antonini, è un giocatore esperto e sicuramente darà un grosso contributo. Spero che i nuovi innesti si inseriscano al più presto nel gruppo in modo da proseguire la marcia verso i play-off
Sabato si disputerà il match tra Taranto e Monterosi, dove gli ionici godono di un’ottima posizione di classifica, mentre il Monterosi è fanalino di coda del campionato, che partita si aspetta?
Credo che il Taranto non debba prendere sotto gamba questa partita, il Monterosi è una squadra che ha dato del filo da torcere a tante squadre poi sulla carta il Taranto ha tutti i favori dei pronostici dalla sua parte. Sicuramente Capuano sa come affrontare queste partite e conoscendolo non dormirà la notte, ha di fronte un avversario che sa giocare bene a calcio. Non saprei dire se il Monterosi affronterà il Taranto a viso aperto. Gli ionici devono essere in grado di costruire il gioco creando verticalizzazioni e giocate vincenti che possano permettere di arrivare al gol, devono essere astuti a cercarsi calci d’angolo e punizioni, perché le partite possono essere vinte da episodi o da schemi su palla inattiva, ma d’altro canto il mister gode di ripartenze micidiali che sono un’arma in più per il Taranto.















